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MAGGIO 2022 PAG.66 - LIBRI


 

Dialoghi tra porto e città nell’epoca della globalizzazione. A cura di B. Bonciani, Aracne editore 

Il libro si propone di approfondire con approcci e prospettive nuove la tematica delle città-porto con lo scopo di sollecitare un dibattito costruttivo capace di coinvolgere mondo accademico, policy maker e stakeholder sulle nuove sfide poste dal processo di globalizzazione economica al mondo della portualità e gli effetti da queste generate sulle comunità marittime. Sono quattro i macro temi di ricerca: “Trasformazioni urbane, cultura e società”; “Governance, economia e responsabilità sociale”; “Innovazione tecnologica, sostenibilità e resilienza”; “Accoglienza, migrazioni e contaminazioni culturali”. In ogni capitolo, le tematiche vengono affrontate multidisciplinarmente dagli autori sia in chiave teorica, sia mediante casi emblematici che riguardano diverse città porto. Il volume termina con alcune domande poste a testimoni privilegiati - stakeholder afferenti al mondo della portualità e della ricerca - con il fine di attualizzare e proiettare i temi di approfondimento affrontati nei vari contributi. Ciò con la prospettiva di definire una visione futura, in cui il sistema città-porto sia inteso come “ecosistema” sostenibile orientato a processi di sviluppo, sia innovativi, culturali e creativi, sia basati sull’economia circolare, tenendo anche conto degli intrecci interculturali tipici delle città-porto.

Il mare che sale. Sandro Carniel, Edizioni Dedalo

“Viviamo su un pianeta meraviglioso, la Terra, ricoperto per almeno il 70% da acqua; acqua salata, che occupa un unico, grande, interconnesso oceano – alle cui parti per comodità l’uomo attribuisce poi diversi nomi, Pacifico, Indiano, Atlantico, Artico, Meridionale – e bacini etichettati come se fossero altro ancora: Mar Mediterraneo, Mar Nero, Mar dei Sargassi e tanti altri. In realtà, basta pensarci un attimo, tutte queste acque prima o poi si mescolano, si toccano e scambiano le loro proprietà. Quello che accade a una di esse, accade anche alle altre. Quello che si fa a una di esse, è come se fosse fatto a tutte”. Il riscaldamento globale sta modificando aspetti della nostra vita che fino a pochi decenni fa pensavamo immutabili. Ha messo in moto un inesorabile aumento del livello degli oceani, che accelera sempre più, divorando terre e megalopoli costiere, cambiando la nostra geografia fisica e mentale. Fino a quando i nostri mari continueranno a crescere? Di quanto può aumentare il loro livello entro la fine di questo secolo? Possiamo invertire questa tendenza? Tra fake news e pareri gridati, arriva il testo chiaro e forte di uno scienziato a tradurre i messaggi della scienza, ma anche a mostrare azioni di adattamento a un problema che avrà impatti enormi entro pochissimi anni, e possibili vie da intraprendere per ridurli. Un’analisi lucida e spietata di un’emergenza causata dall’uomo che è già tra noi e vi rimarrà per molti anni. Ma anche una chiamata all’azione e un messaggio di speranza per affrontare con urgenza un problema che non si risolverà chiudendo gli occhi. 

Suicidio Occidentale. Federico Rampini, Mondadori

Se un attacco nel cuore dell’Europa ci ha colto impreparati, è perché eravamo impegnati nella nostra autodistruzione. Il disarmo strategico dell’Occidente era stato preceduto per anni da un disarmo culturale. L’ideologia dominante, quella che le élite diffondono nelle università, nei media, nella cultura di massa e nello spettacolo, ci impone di demolire ogni autostima, colpevolizzarci, flagellarci. Secondo questa dittatura ideologica non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni, abbiamo solo crimini da espiare. Questo è il suicidio occidentale. L’aggressione di Putin all’Ucraina, spalleggiato da Xi Jinping, è anche la conseguenza di questo: gli autocrati delle nuove potenze imperiali sanno che ci sabotiamo da soli. Sta già accadendo in America, culla di un esperimento estremo. Questo pamphlet è una guida per esplorare il disastro in corso; è un avvertimento e un allarme. Gli europei stentano ancora a capire tutti gli eccessi degli Stati Uniti, eppure il contagio del Vecchio continente è già cominciato […]. L’establishment radical chic si purifica con la catarsi del politicamente corretto. È il modo per cancellare le proprie responsabilità: quell’alleanza fra il capitalismo finanziario e Big Tech pianificò una globalizzazione che ha sventrato la classe operaia e impoverito il ceto medio, creando eserciti di decaduti. Ora quel mondo impunito si allea con le élite intellettuali abbracciando la crociata per le minoranze e per l’ambiente. La questione sociale viene cancellata. Non ci sono più ingiustizie di massa nell’accesso alla ricchezza. C’è solo «un pianeta da salvare», e un mosaico di identità etniche o sessuali da eccitare perché rivendichino risarcimenti. In America questo è il Vangelo delle multinazionali […]. In Europa il conformismo ha il volto seducente di Greta Thunberg e Carola Rackete. Le frange radicali non hanno bisogno di un consenso di massa; hanno imparato a sedurre l’establishment, a fare incetta di cattedre universitarie, a occupare i media. Possono imporre dall’alto un nuovo sistema di valori. La maggioranza di noi subisce quel che sta accadendo: non abbiamo acconsentito al suicidio.


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