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MAGGIO 2022 PAG. 45 - I collegamenti tra Cina e Europa durante la guerra in Ucraina

 


L’invasione russa dell’Ucraina sta modificando la geografia del trasporto ferroviario merci. E con essa le relazioni terrestri, in via di sviluppo negli ultimi anni, tra Cina ed Europa. 

Kiev, in effetti, si trova al centro di una delle principali direttrici della cosiddetta “nuova via della seta”. Ma i prodotti cinesi non possono più transitare lungo questa linea, perché la frontiera fra i due paesi belligeranti è chiusa. Inoltre, le sanzioni impediscono il transito attraverso la Russia.

Per superare la situazione si guarda con sempre maggior interesse al “corridoio di trasporto transcaucasico” (CTC), ovvero la rotta multimodale che bypassando Russia e Bielorussia raggiunge il porto di Baku sul Mar Caspio per proseguire verso gli scali georgiani del Mar Nero di Poti e Batumi. Da lì, sfruttando contemporaneamente anche la nuova linea su ferro Baku-Tbilisi-Kars, inaugurata nel 2017, la merce potrebbe raggiungere la Turchia per essere imbarcata, lungo l’Adriatico, alla volta del Nord Europa. 

Considerata, in tempi normali, troppo tortuosa (e costosa) la direttrice che passa dal “Corridoio di Mezzo” potrebbe portare enormi benefici a porti come Trieste e rappresentare una possibile risposta non solo alle strozzature imposte dagli aventi bellici ma anche all’aumento del costo dei trasporti marittimi. 

La Banca Mondiale sul CTC ha elaborato una strategia e un piano d’azione che vedono al centro Azerbaijan e Georgia, i due paesi che attraverso una serie di azioni comuni potrebbero rendere finalmente concorrenziale questa via di trasporto.  

Sulla base di uno studio approfondito sul percorso l’istituto con sede a Washington ha concluse che “nonostante alcuni investimenti in corso, il CTC non sta raggiungendo la sua capacità potenziale di facilitare il movimento dei container tra Cina, Asia centrale ed Europa”.  

“Una soluzione a sportello unico sarebbe il modello ideale attraverso cui Georgia e Azerbaigian potrebbero implementare i processi doganali lungo la rotta”, si legge nello studio. Secondo la Banca Mondiale, “le dogane in Azerbaigian e Georgia sono migliorate negli ultimi anni”. Servono tuttavia ulteriori sforzi di armonizzazione attraverso un miglioramento dei flussi di informazioni tra le due parti. I due Paesi dovrebbero investire anche nella formazione dei dipendenti delle dogane e renderli idonei a lavorare in coordinamento con altre realtà. 

A lungo termine, l’Azerbaigian e la Georgia dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di un’unica area doganale, con procedure semplificate e tempi operativi efficienti per evitare ritardi alle frontiere. Infine, si consiglia la creazione di un “corridoio verde” in cui non saranno più utilizzati i checkpoint doganali e i treni potranno transitare senza soluzione di continuità e senza fermate.

Tra i maggiori svantaggi del “Corridoio di Mezzo” il report indica la mancanza di sufficiente trasparenza nelle procedure di tariffazione. Ad esempio “ci sono poche informazioni su come vengono fissate le tariffe e su quali fattori si basino”. “Inoltre, sembra mancare il coordinamento necessario per stabilire una tariffa unificata per l’intera lunghezza della rotta”. Una semplificazione su questo ridurrebbe notevolmente il costo del trasporto.  

Maggiore trasparenza è chiesta anche nelle assegnazioni dei servizi. Per la Banca Mondiale, un modello di accesso aperto sarebbe ideale. “L’accesso aperto è un modo per garantire a tutti i possibili clienti un trattamento equo, trasparente e non discriminatorio alle infrastrutture e ai servizi, alle migliori tariffe disponibili”. Una joint venture ben strutturata tra le parti e un sistema informativo di gestione del corridoio (Corridor Management Information System, CMIS) sarebbero una buona soluzione per affrontare le questioni sopra menzionate. 

Nell’ambito degli auspicabili sforzi congiunti andrebbe sviluppata l’organizzazione di “treni container a blocco che consentano spedizioni senza soluzione di continuità con capacità prevedibili”.   

Infine, l’infrastruttura. Azerbaigian e Georgia dovrebbero “riconfigurare le opere esistenti, tra cui la lunghezza dei blocchi, i binari di passaggio e le velocità per allineare le operazioni dei treni blocco per container”. Tra le altre cose, la Banca Mondiale spiega che è fondamentale migliorare la connettività intermodale nel Caucaso meridionale e, in particolare, le infrastrutture portuali intermodali nel Mar Caspio e nel Mar Nero.

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