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APRILE 2022 PAG. 46 - Ritorno la crescita dell’export nelle grandi aree geografiche

 


Il mancato rispetto dei tempi di arrivo delle navi nei porti ha caratterizzato negativamente tutto il 2021. In questo scorcio di 2022 la situazione è leggermente migliorata. La percentuale di navi arrivate nei tempi stabiliti è salita dal 30,4% al 34,4%, con un ritardo medio sceso da 7,9 a 7,1 giorni. In un contesto generale in cui il traffico container nel 2021, è stimato in 179,1 milioni di Teu, con aumento del +6,6% rispetto al 2020, si registra un ritorno alla crescita dei flussi di export in tutte le grandi aree geografiche, tranne il Nord America, che ha visto invece aumentare in modo deciso il numero dei container in entrata (+16,9%).  

Sono le tendenze generali dello shipping da cui prende le mosse il 19° quadrimestrale di informazione economica “Fedespedi Economic Outlook”, con dati e previsioni sul contesto macroeconomico (Pil, commercio internazionale, ecc.) oltre agli ultimi dati sull’import-export italiano, le tendenze nello shipping internazionale, e il traffico aereo cargo.

Il report si apre su una situazione di grande incertezza. Lo scoppio della guerra in Ucraina (le cui conseguenze sui traffici sono ancora tutte da considerare) sta di fatto acuendo le grandi criticità del 2021: aumento costante dei prezzi delle materie prime e dei beni energetici e congestionamento delle filiere di approvvigionamento. Situazione che induce tutte le previsioni di crescita globale al ribasso e spinge più di un osservatore a ragionare sulla possibilità di una situazione simile a quanto si verifico negli anni ‘70, quando a seguito degli shock petroliferi conseguenti alla guerra arabo-israeliana del Kippur, si venne a creare un contesto economico caratterizzato dalla presenza di elevata inflazione in un quadro di grave recessione (stagflazione).

Entrando nello specifico dei dati raccolti e con riferimento all’Italia c’è da evidenziare che il 2021 è stato per il commercio estero italiano l’anno della ripresa, dopo la flessione del 2020 dovuta alla pandemia: le esportazioni hanno registrato un aumento del 21,0%, e le importazioni sono cresciute del 30,2%. Sulla ripresa pesa, tuttavia, l’aumento dell’inflazione: nel mese di febbraio i prezzi al consumo (NIC) sono aumentati rispetto al mese di gennaio del +0,9% e rispetto a febbraio 2021 del +5,7%.

“L’aumento è imputabile ai beni energetici, sia di quelli regolamentati (energia elettrica e gas) cresciuti in un anno (febbraio su febbraio) del 94,6%, sia di quelli non regolamentati (carburanti) aumentati nello stesso periodo del 31,3%”.

A questo si aggiungono le conseguenze attese a causa del conflitto tra Russia e Ucraina: nella nota mensile di febbraio, l’Istat annuncia che “l’effetto dello shock dei beni energetici sul Pil è valutabile nella perdita di 0,7 punti percentuali e in una variazione del Pil nel I° trimestre prossima allo zero”.

A gennaio 2022 il valore delle vendite al dettaglio è cresciuto dello 0,5% rispetto a dicembre 2021 e dell’8,4% rispetto a gennaio 2021, come risultato combinato di un aumento del 2,2% di quelle dei beni alimentari e del 14,2% di quelle non alimentari, con una dinamica che tende ad appiattirsi a partire dalla seconda metà del 2021. Le vendite on-line, dopo il grande boom del 2020, si sono in parte ridimensionate, con una flessione tendenziale a gennaio del -2,1%. Migliore l’andamento della GDO (+6,1%) e dei negozi tradizionali (+12,5%), quest’ultimo dato quasi un’inversione di tendenza dopo la costante emorragia di vendite degli ultimi anni.

Ciononostante, “l’Italia si conferma uno dei paesi più importanti a livello internazionale, collocandosi all’8° posto come paese esportatore (1° Cina, 2° USA, 3° Germania) e all’11° tra quelli importatori (1° USA, 2° Cina, 3° Germania)”.

L’Istat ha diffuso a marzo 2022 i primi dati relativi al commercio con l’estero nel mese di gennaio 2022. A livello Mondo le esportazioni sono aumentate del +5,3% su dicembre 2021 e del 22,6% su gennaio 2021. Di segno diverso l’andamento congiunturale delle importazioni, che si sono ridotte del -2%, mentre la variazione tendenziale è stata del +44,5%.

Shipping

Il traffico container (al netto delle attività di trasbordo e feeder) nel 2021, è stimato, come detto, in 179,1 milioni di Teu, con aumento del +6,6% rispetto al 2020. Dopo la flessione del 2020, i porti italiani sono tornati a crescere, superando per la prima volta, nel 2021, la soglia degli 11 milioni di Teu movimentati. Significativo il recupero di La Spezia (+17,2%), di Genova (+8,7%) e Savona (+52,8%). I porti liguri beneficiano verosimilmente del buon andamento dell’economia del Nord Italia, in particolare della Lombardia, della quale sono i porti di riferimento. L’incremento ha riguardato tutti i porti, tranne quelli di Civitavecchia (-6,0%), Venezia (-2,9%), Trieste (-2,4%), Bari (-1,4%) e Gioia Tauro (-1,5%).

Nel 2021, i porti censiti del Mediterraneo (non italiani) hanno movimentato complessivamente 34,8 milioni di Teu con un aumento del +4,8% rispetto al 2020. In decisa crescita i porti di Tanger Med (+24,3%), Malta (+21,5%), Barcellona (+19,4), mentre flette il traffico di Algeciras (-6,1%), porto che risente della concorrenza di Valencia e soprattutto di Tanger Med. Nello stesso periodo, i porti del North Range hanno evidenziato una crescita del 5,6%, con 46,3 milioni di Teu movimentati.

Per quanto riguarda l’andamento dei costi del trasporto marittimo, è proseguito nel 2021 il trend di rialzo: fatta 100 la media dei noli di gennaio 2020 a febbraio 2022 l’indice ha toccato quota 501 sulla tratta Cina-Nord Europa e 456 su quella Cina-Mediterraneo, mentre l’indice generale ha toccato quota 373. L’ascesa dei noli, a partire da marzo 2022, sembra aver subito un rallentamento: l’indice CCFI (China Containerized Freight Index) ad inizio aprile, sulla tratta Cina-Mediterraneo è sceso infatti a 426 punti e su quella Cina-Nord Europa a 454, rispettivamente il 6,6% e il 9,4% in meno rispetto ai valori massimi. Grazie all’aumento dei noli, alla riorganizzazione delle attività, alla grande attenzione ed al contenimento dei costi le compagnie mostrano, non solo significativi aumenti del fatturato, ma soprattutto fortissimi incrementi della redditività operativa e degli utili finali, che permettono un complessivo recupero degli squilibri finanziari accumulati negli anni precedenti al 2020.

Cargo aereo

Sulla base dell’ultimo report di IATA (Air cargo market analysis, gennaio 2022), il traffico cargo espresso in ton-km (CTK cargo tonne-kilometres) a gennaio 2022 è aumentato del 2,7% rispetto allo stesso mese del 2021 e del 5,1% rispetto a gennaio 2019. Occorre comunque considerare alcuni fattori che potrebbero impattare negativamente sul trend di ripresa: il costo del carburante aereo (+141,5% in un anno e gli effetti sul traffico aereo delle sanzioni imposte alla Russia.

Anche per gli aeroporti italiani il 2021 è stato l’anno della ripresa del traffico, dopo la grande crisi del 2020. L’aumento, del +29,3%, non ha permesso però di tornare sui livelli del 2019. Fa eccezione Milano MXP, il principale aeroporto cargo italiano, che ha realizzato una crescita del 44,6% sul 2020 e del 33,8% sul 2019, collocandosi così all’8° posto tra gli aeroporti cargo europei per volume di movimentato.

Tra gli altri aeroporti maggiori, buone le performance di Roma FCO (+32,9%) e Bologna (+15,5%). In forte crescita anche Catania (+54,6%) e Napoli (+21,3%). Continua invece la flessione di Bergamo-Orio al Serio (-49,5%), dopo lo spostamento delle attività di DHL a Milano MXP e Brescia. Nei primi due mesi del 2022, ancora non affetti dalle conseguenze della guerra in corso, il traffico cargo ha continuato a crescere, realizzando un aumento dell’11,2% sullo stesso periodo del 2021.

 

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