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APRILE 2022 PAG. 21 - IMAT, formazione Polar Code per l’impresa dei gommonauti

 


Tra la fine del quindicesimo secolo e l’inizio del ventesimo gli europei cercarono di stabilire una rotta commerciale marittima che passasse a nord e ad ovest del continente americano. Il celebre, o famigerato, “passaggio a nord-ovest” fu al centro di alcune delle più celebri, e spesso tragiche, esplorazioni geografiche della storia. Condizioni meteo estreme, impossibilità di tracciare mappe affidabili a causa della variazione dell’estensione dei ghiacci, e di conseguenza delle vie effettivamente navigabili, tecnologie e pratiche di bordo non ancora all’altezza della sfida. Solo all’inizio del novecento, con il norvegese Amudsen, si arrivò a capo dell’impresa.

Oggi, con gli effetti del riscaldamento globale l’area è più accessibile. Ma non meno pericolosa. Avventurarsi in una delle zone più isolate del pianeta rappresenta ancora una prova in cui servono coraggio, capacità e, soprattutto, certosina preparazione.

Sono di certo le qualità che non mancano all’equipaggio misto greco-spagnolo-italiano che a Castel Volturno, presso il centro di formazione IMAT ha seguito un programma di formazione su misura nell’ambito del raid di navigazione lunga denominato Ribbing for Arctic dell’associazione greca e-Ribbing.

«Fino ad oggi abbiamo affrontato circa una ventina di raid con gommoni con l’obiettivo principale di testare mezzi e soluzioni per il diporto,» spiega Cristiano Segnini, membro italiano e portavoce del gruppo. «L’itinerario più lungo che abbiamo affrontato è stata la traversata da Salonicco alle Azzorre nell’ambito di una iniziativa che puntava a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla capacità del Mediterraneo di far convivere pacificamente varie nazioni. Anche in questo caso, alle motivazioni prettamente tecniche, si aggiunge un messaggio da far passare. E riguarda i rischi ambientali legati allo scioglimento delle acque artiche».

Nel corso del raid l’equipaggio del Sea Fighter, gommone di circa undici metri opportunamente adattato per il tipo di navigazione in acque fredde e provvisto di due motori fuoribordo da 350 cavalli, raccoglierà campioni di acqua per conto dell’Università di Salonicco per monitorare la presenza di microplastiche.      

Il raid partirà in Belgio e sarà caratterizzato da due tappe. Dopo la prima, con arrivo a Nuuk, capitale della Groenlandia, ci sarà l’avvicendamento di due dei tre uomini a bordo. Poi il Sea Fighter si inoltrerà per quanto possibile nell’area a Nord delle coste del Canada, oltre l’ottantesimo grado. 

Per l’iniziativa, frutto di tre anni di pianificazione, nulla è stato lasciato al caso. Non solo gli accorgimenti presi per rendere più efficiente e sicuro il mezzo di navigazione, ma anche un’accurata preparazione degli uomini.

«Lo spirito d’avventura è da mettere in conto per chi affronta questo tipo di raid ma, e questo è un aspetto su cui teniamo molto, non siamo dilettanti allo sbaraglio. Il messaggio costante che vogliamo trasmettere è che il mare va rispettato. E per farlo serve la giusta preparazione,» sottolinea Segnini.

Nasce anche da questa necessità il coinvolgimento di IMAT. Unico centro in Italia a somministrare il corso Polar Code, l’Academy è stata scelta per la sua capacità di costruire percorsi di formazione tagliati su misura, anche per missioni specifiche come la Ribbing for Arctic.  

«In condizioni così estreme bisogna essere in grado di usare le tecnologie a disposizione, dalla gestione delle carte al radar, fino ai mezzi antincendio. Essere pronti a considerare tutti gli inconvenienti che possono capitare - evidenzia il Com.te Antonio Simeone - Nello specifico abbiamo portato agli estremi qualsiasi circostanza che potrebbe verificarsi tra i ghiacci. Nel caso del ribaltamento della zattera da parte del naufrago di turno, solo per fare un esempio, la situazione è stata ulteriormente complicata da forti getti d’acqua ghiacciata a distanza ravvicinata».

L’equipaggio del Sea Fighter, i cosiddetti “gommonauti”, sarà composto da Thomas Panagiotopoulos, Konstantinos Kalogeropoulos, Andreas Grikas, Carlos Santaella Martinez e Cristino Segnini.

 

G.G.

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