«Abbiamo le idee chiare, personale motivato ma ci serve velocizzare i tempi. Semplificazione è una parola magica che deve abbandonare i tanti convegni per trasformarsi in qualcosa di più concreto. La leva per rendere l’azione degli enti portuali più incisiva». A nove mesi dall’insediamento al vertice dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale Andrea Annunziata continua a battere dove il dente duole. «Rispetto alle sfide che bisogna affrontare ci servono strumenti agili, regole semplici, un contesto più favorevole rispetto a chi si prende la responsabilità dell’azione amministrativa».

Un nuovo corso che dovrebbe passare anche da una diversa organizzazione della AdSP… 

È un tema su cui mi batto da tempo e su cui è necessario aprire un dibattito approfondito. I porti hanno bisogno di un ente pubblico economico, l’unico che, sul modello delle ferrovie, può garantire una agibilità differente, improntata sulla velocità e la capacità di portare a termine i progetti. I tempi sono maturi, il PNRR mette a disposizione risorse importanti. Senza contare quelle accumulate negli anni precedenti. Non si tratta, dunque di soldi, ma di riuscire a mettere in pratica le nostre idee.

Tra queste non rientra un’estensione ulteriore delle aree portuali…

Tra i primi atti abbiamo deciso di abolire la delibera che prevedeva nuove vasche di colmata a San Giovanni. Con l’arrivo della Darsena di Levante tra un paio d’anni il porto di Napoli ha le infrastrutture necessarie ai suoi bisogni. Puntando sulla digitalizzazione si possono garantire al meglio i flussi delle merci arrivando a raddoppiare i volumi a parità di spazio. Non servono nuovi piazzali ma processi operativi più moderni e rapidi. I sistemi allo studio con le dogane permetteranno a breve di evitare le code ai terminal, con vantaggi anche sotto l’aspetto ambientale.

In che modo l’AdSP affronterà la transizione energetica?  

Punteremo molto sulle fonti di energia veramente alternative: moto ondoso, fotovoltaico, eolico. Insieme a tutte le università della Campania il prof. Furio Cascetta sta coordinando un apposito tavolo su questi temi per proporre le soluzioni migliori. A Salerno è già attiva da anni la sperimentazione dei cassoni Rewec per lo sfruttamento delle onde. Il sistema sarà installato anche sulla nuova imboccatura del porto così da poter garantire la piena illuminazione dello scalo da questa particolare fonte. Ampio spazio sarà dato ai pannelli solari di nuova generazione mentre è allo studio la possibilità di poter sfruttare piccole pale eoliche montate su boe galleggianti.

Come è stata l’esperienza alla guida della portualità campana finora?

Impegnativa. Il successo di un sistema portuale si basa su due fattori: la presenza di una buona imprenditorialità, cosa ampiamente presente in regione, e la credibilità presso i mercati internazionali. L’obiettivo perseguito nell’azione quotidiana punta proprio a rafforzare questo secondo elemento. È per questo che giudico l’approvazione del documento di pianificazione strategica un momento particolarmente importante. È lì che sono delineati i principali interventi con cui presenteremo nei prossimi anni la nostra offerta portuale. Combinata con lo sblocco delle ZES e le opere previste nel PNRR e dal completamento del Corridoio europeo Helsinki La Valletta, possiamo giocare un ruolo centrale nel Mediterraneo.     

L’ente portuale è stato il primo in Italia a istituire il CUG per le pari opportunità…

È un atto di cui sono particolarmente fiero. Il Comitato Unico di Garanzia risulterà senz’altro utile a creare le condizioni ottimali per valorizzare il talento femminile. Non si tratta di un’iniziativa semplicemente dovuta ma dell’occasione per migliorare ulteriormente la qualità del lavoro che viene quotidianamente svolto dal personale dell’ente.

È vicino l’ingresso del porto di Torre Annunziata nel sistema portuale campano?

Stiamo lavorando per realizzare quest’obiettivo. Sono convinto che per sostenere al meglio le ZES sia necessario mettere a frutto tutte le potenzialità che abbiamo. In logistica, si sa, la specializzazione la determina il mercato. Ma in presenza di scali a poche miglia di distanza e con l’opportuna programmazione potremmo favorire una più razionale divisione del lavoro. Penso, ad esempio, anche a Castellammare di Stabia e alla proficua interlocuzione che stiamo avendo con Regione e Fincantieri per garantire nuovi sbocchi produttivi.