Il porto è elemento fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese, snodo strategico di un futuro che, prevedibilmente, sarà sempre di più caratterizzato da scambi ed interazioni a livello globale.

Il motore silenzioso ma costante della globalizzazione è proprio quello delle navi e dei traffici marittimi, dove il porto assume il ruolo di cerniera per la filiera economica nazionale e internazionale. Una realtà che trova nelle infrastrutture e nella tecnologia due fattori determinanti e funzionali alle sue aspettative di crescita. Rispetto ad altri Paesi dell’Europa, l’Italia, oltre a rivendicare una solida tradizione marittima, si distingue per una portualità capillare e di prossimità, dove storicamente ogni città marittima ha nel tempo sviluppato una proiezione verso l’esterno e verso il mondo commerciale utilizzando principalmente il proprio sbocco marittimo, anche in considerazione della nota e particolare conformazione orografica della fascia costiera.

Non va poi dimenticato che il nostro è uno dei paesi con la più alta diversificazione e concentrazione di attività lungo le coste: dalla pesca al diporto, dall’offshore all’industriale, tutte caratterizzate dalla grande qualità dei prodotti e delle tecnologie applicate che ne fanno tra i primi produttori al mondo in termini di fatturato.

Ai tradizionali “8mila chilometri di costa” che da sempre identificano la marittimità nazionale, oggi dobbiamo aggiungere anche i vasti spazi marittimi che caratterizzeranno quella Zona economica esclusiva, recentemente dichiarata dall’Italia, che vede l’Italia protagonista del Mediterraneo centrale e dove il Corpo già da tempo è attivo nella tutela delle risorse ambientali e di quelle ittiche, oltre al monitoraggio del traffico marittimo.

Una vocazione marittima, quella dell’Italia, disciplinata e regolamentata dal Codice della Navigazione, che a breve celebrerà 80 anni dalla sua entrata in vigore. In un contesto fluido ed in rapida evoluzione come quello dei porti e dei trasporti, è indispensabile che anche il Codice si adegui alle esigenze del mondo attuale e della nuova portualità. Un altro passaggio cruciale per lo sviluppo portuale italiano in un quadro internazionale ed europeo sarà il progressivo sviluppo dell’“interfaccia unica marittima europea”, momento centrale nel processo di digitalizzazione delle attività marittime collegate alla nave ed ai porti, dove il Comando Generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera è stato individuato autorità nazionale competente a coordinare i vari soggetti nazionali. Perché l’obiettivo comune è giungere ad una standardizzazione dei processi ed una loro velocizzazione a tutto vantaggio dell’utenza.

Quando osserviamo quante navi entrano ed escono ogni giorno dai nostri porti e le loro dimensioni sempre crescenti, ci accorgiamo del livello di sicurezza acquisito dal trasporto marittimo nel tempo grazie a coloro che quelle navi hanno il compito di accompagnare nei porti, i servizi tecnico nautici, gli Ormeggiatori, i rimorchiatori e i piloti, che con altissima professionalità riescono a gestire la sfida di navi sempre più grandi, sempre sotto la regia, il coordinamento e la responsabilità dei comandanti del porto.

E la sicurezza, fattore spesso dato per scontato, rappresenta, invece, un presupposto centrale dei traffici marittimi, elemento su cui vigilano le Autorità marittime, tanto nel porto di Genova, con i suoi 22 chilometri di banchina, che in quello più piccolo di Monopoli prevalentemente adibito ad un traffico peschereccio, diversi per dimensioni e caratteristiche ma accomunati dal costituire, per i rispettivi territori, anelli importanti dell’”economia del mare”.

Le sfide che attendono i nostri porti sono legate a quella straordinaria opportunità di cambiamento che nasce dalle risorse del PNRR, risorse pensate per tenere insieme lo sviluppo economico con la dimensione di sostenibilità ambientale: interventi sul tema della resilienza dei porti ai cambiamenti climatici, investimenti nell’elettrificazione delle banchine (cold ironing) e nell’efficientamento energetico e gestione dei rifiuti nei porti (green ports).

Una bella realtà, dunque, quella portuale, fatta di tradizioni e modernità, di eccellenze e professionalità che da oltre un secolo e mezzo può avvalersi della presenza e dalla competenza delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, che con impegno forniscono il quotidiano contributo in termini di efficienza e sicurezza al settore marittimo e alla portualità.

La sfida che attende Le Capitanerie sarà quella di mantenere, nel quadro delle funzioni che le leggi gli affidano, una organizzazione costantemente al passo dei tempi e delle esigenze del cittadino, portando il valore aggiunto di un’esperienza e capacità maturata dal Corpo tanto a livello nazionale quanto nei contesti internazionali e delle agenzie europee di settore.

Una sfida non facile per i tanti fronti aperti e per la pluralità delle missioni assegnate, nelle quali profili di carattere amministrativo si fondono e si intrecciano con quelli di tipo operativo, andando a costituire quell’anima duale del Corpo che rappresenta, da sempre, la sua migliore sintesi e la sua preziosa peculiarità.

 

Nicola Carlone

Ammiraglio Ispettore Capo (CP)