Le mutazioni culturali di lungo periodo e le accelerazioni imposte dalla situazione contingente. Bureau Veritas affronta il presente e si prepara alla “nuova normalità” prossima ventura partendo da un assunto preciso: «la certificazione è un valore aggiunto», e dalla conferma dei tre pilastri su cui aveva basato la sua strategia di sviluppo: «rivoluzione infrastrutturale, sostenibilità, digitalizzazione».

«L’impostazione di base per l’accesso alle risorse del Recovery Fund segue la strada che abbiamo imboccato già da alcuni anni, rafforzando l’indirizzo verso l’ente terzo indipendente, a servizio del mercato, privato e pubblico, a garanzia della trasparenza del sistema».

Diego D’Amato è stato nominato Country Chief Executive di Bureau Veritas Italia, l’ente di certificazione, ispezione e testing presente nella penisola dal 1839 (la capofila nasce nel 1828 come registro navale) poco più di un anno fa, all’inizio della bufera Covid. Una tempesta che è stata affrontata «serrando i ranghi, facendo gioco di squadra tra i circa ottocento dipendenti della società, assorbendo tutti quei nuovi comportamenti e abitudini dettate dall’emergenza ma che, volenti o nolenti, magari modificate in parte, ci accompagneranno nel prossimo futuro».

L’anno scorso ha rappresentato anche una sorta di congelamento per il trend in continua crescita che ha caratterizzato negli ultimi anni il mondo del TIC (Testing Inspection and Certification). Il fatturato complessivo diretto per l’Italia ammontava a oltre 1,5 miliardi per un indotto di circa 4,2 miliardi: secondo uno studio Accredia il valore aggiunto prodotto dal settore negli ultimi cinque anni ha raggiunto i 10 miliardi. Quale posizione occupa BV in questo ecosistema?

«In questo panorama Bureau Veritas gioca un ruolo di primo piano, forte di una presenza storica e capillare che testimonia di un adeguamento costante allo spirito del tempo. Dall’attività originaria di classificazione navale il gruppo si è arricchito di tante altre divisioni, andando a coprire l’intero ambito dei servizi industriali. Dalle ispezioni di seconda e terza parte alle filiere di produzione, dall’attività di marcatura dei prodotti a tutto quanto concerne il mondo della manifattura. Fino alla gestione dei sistemi di certificazione. Di fatto ci configuriamo come un partner in grado di supportare le realtà produttive in ogni aspetto riguardante l’evoluzione dei prodotti e dei processi».

Una graduale metamorfosi rispetto alla missione costitutiva che con la nuova stagione d’investimenti aperta con il Next Generation EU, vedrà l’apertura di nuove possibilità d’intervento, sia rispetto alle attività pubblica sia a quelle private. Quali gli ambiti di maggiore interesse per l’ente?

«In tema di certificazione dei sistemi lo schema di incentivi previsti dal Recovery Fund apre spazi interessanti, in particolare sotto l’aspetto della sostenibilità. Per accedere alle risorse, ad esempio, sarà necessario accertare che le filiere rispettino criteri ambientali minimi. Ma opportunità si apriranno anche per i servizi della nostra divisione per le verifiche infrastrutturali relative al controllo periodico, per prassi manutentiva o obbligo di legge, di mezzi e impianti. Anche in questo caso la situazione contingente ha influito su una direzione che già era stata intrapresa. Dopo la tragedia del ponte Morandi si è registrato un deciso cambio di approccio da parte della Pubblica Amministrazione. Soprattutto riguardo alle nuove costruzioni. Validazioni di progetto e ispezioni sono un importante ambito di attività. Basti pensare al contratto siglato per la sorveglianza delle opere. Per noi rappresenta un passaggio molto significativo, e la manutenzione sarà uno dei temi centrali di questi anni».

La completezza dei servizi candida il BV a costituirsi anche come partner dello Stato per l’aspetto “immateriale”, non meno importante di quello strutturale, del Recovery Fund. L’Europa, oltre alle opere, chiede anche riforme e l’ente può supportare eventuali evoluzioni in termini di deregulation in determinati settori…

«Già in passato, in occasione delle verifiche per la messa a terra previste dalla normativa 462/01, abbiamo ricoperto questo ruolo. Siamo pronti ad affiancare lo Stato in qualsiasi processo che implichi una semplificazione degli iter burocratici. Ovvio, poi, che in questo caso dovremo essere controllati, monitorati e verificati per garantire la massima trasparenza. D’altronde, volendo semplificare: vendiamo fiducia. L’obiettivo, e questo riguarda anche le aziende private, è fornire tutto il supporto possibile per fornire vantaggi in termini di semplificazione dei processi. Sotto questo aspetto il mercato italiano può tranquillamente essere definito come “intelligentemente maturo”. Dove la maturità non riguarda la fase discendente di un ciclo evolutivo ma la capacità di capire quando e come procedere verso un sistema di certificazione che va esibito come garanzia nei confronti del mercato».

La buona predisposizione del mercato italiano, rispetto anche alla media internazionale che ci vede tra i paesi più evoluti, è stata una conquista graduale. Sebbene caratterizzato da una miriade di microimprese nel nostro sistema è passato attraverso un vero e proprio “cambio di mentalità”. 

«All’inizio moltissime realtà produttive consideravano la certificazione come uno scotto da pagare: o perché imposto dal cliente o, semplicemente, perché considerata come un costo e non un investimento. Nel corso degli anni, però, è stata capita la misura della posta in gioco. Oggi, soprattutto, sul versante prodotto la certificazione serve a diversificarsi nel mercato. Non conta la dimensione operativa. Dalla microimpresa al ministero BV è in grado di modulare l’offerta dei servizi. Tra l’altro, e il discorso vale per le realtà più interessate alla internazionalizzazione, essere affiancate da un brand consolidato diventa un valore aggiunto. Il nostro network presente in 140 paesi può aiutare concretamente a districarsi tra le differenti legislazioni. 

Transizione energetica, formazione, digitalizzazione. L’emergenza Covid ha accelerato processi già in atto, arrivando, forse, ad un punto di non ritorno. Con quali strumenti BV affronterà il “new normal”? 

Si tratta di tematiche su cui eravamo già all’erta. Per noi diventa essenziale la conoscenza delle nuove tecnologie per fornire l’aiuto tecnico e normativo alle filiere produttive che seguiamo. Le competenze interne sono in continua evoluzione attraverso un processo di formazione continuo. Si prenda il caso della digitalizzazione, processo che è appena agli inizi. Dall’introduzione dei primi bar-code le soluzioni si stanno moltiplicando in direzione di una semplificazione, automazione e velocizzazione dei rapporti tra fornitori di servizi e i clienti. Il che comporta l’apertura di nuovi fronti di business. Un esempio è la cybersicurezza, tema che nel futuro sarà sempre più centrale. Ci sono poi le soluzioni che rendono più efficienti, a cominciare dal livello di sicurezza per gli operatori, la nostra attività. L’uso dei droni per l’ambito delle verifiche infrastrutturali ha già superato il mero livello della sperimentazione. Mentre il futuro sarà sempre più caratterizzato dalle ricostruzioni “digital twin”: la possibilità, cioè, di replicare in formato digitale una infrastruttura – da una nave a un impianto industriale – per la gestione delle azioni concrete.     

Quali sono le priorità che caratterizzeranno questo 2021, dopo tutti i cambiamenti imposti dalla pandemia sotto l’aspetto del rallentamento del mercato e della riorganizzazione del lavoro?

L’obiettivo è traguardare al meglio gli sforzi sostenuti fino ad ora. L’anno scorso BV Italia è stata premiata quale “Welfare Champion”, tra le aziende che si sono distinte per la valorizzazione del benessere dei collaboratori. Il raggiungimento di un percorso intrapreso negli anni scorsi che dimostra da una parte la coerenza tra l’operato dell’azienda e i suoi ambiti di business, dall’altro la grande professionalità del nostro team. Il lavoro che ci spetta sarà disegnare una normalità differente, dove i concetti che abbiamo estremizzato in questo periodo, un esempio per tutti: lo smart working, dovranno essere riorganizzati nel segno dell’efficacia e dell’efficienza. Senza dimenticare la crescita aziendale. Negli ultimi 5 anni il nostro fatturato è raddoppiato. Vogliamo riprendere il trend, declinandolo sotto l’aspetto della sostenibilità e dello sviluppo.

G.G.