Alla scalabilità tipica del settore industriale fa da contraltare l’unicità richiesta ai servizi logistici quando applicati al “made in Italy” ad alto valore aggiunto. Moda, gioielli, nautica, design richiedono una cura personalizzata. Massima nel comparto artistico: qui l’opera, per definizione unica e irriproducibile, mette in moto competenze e capacità di modulazione dei processi che devono essere accuratamente calibrati. Alla particolare condizione della “logistica del lusso” SFLM21 ha dedicato una sessione specifica, coordinata da Riccardo Fuochi, presidente del Propeller Club di Milano e tra gli operatori più competenti in questo particolare campo.

Alessandro Albertini (ANAMA, Presidente). «Quando si parla di definire i provider per la catena logistica si guarda il prezzo, ma tutto il resto non viene valorizzato. Sarebbe opportuno che anche nei servizi la qualità si pagasse come quando si acquista un prodotto di alto valore. Noi spedizionieri affrontiamo costi per garantire la sicurezza delle merci, non ha senso paragonarle a una consegna Amazon, soprattutto in un periodo di crisi, in cui ci sono più furti e meno garanzia che la merce arrivi a destino». Solo per fare un esempio, quale danno economico avrebbe il cliente se ricevesse un abito stropicciato o bagnato? «Oggi i clienti utilizzano aeroporti internazionali ed europei con costi superiori, ma ritengo che, nel rispetto dei ruoli, sia importante aprire un dialogo con Ita, la nuova Alitalia. All’industria propongo: accordiamoci per il miglior prezzo sul mercato, ma il settore tenga conto del know-how dello spedizioniere. Ai colleghi dico: dobbiamo essere più bravi a evidenziare il nostro valore aggiunto».

Alvise di Canossa (Arteria, Presidente). Ogni anno i circa 4mila musei italiani organizzano almeno una mostra con una media di 100 opere: più o meno 800mila pezzi unici che si muovono. Al conto vanno aggiunte le attività delle gallerie, i prestiti nazionali, le fiere. «Solo per l’Italia si parla di circa 1,5 milioni di movimentazioni che comportano una responsabilità enorme». I soli investimenti in assicurazioni raggiungono i 40 milioni di euro. Ovvio che la rete logistica che gestisce quotidianamente questo capitale debba essere caratterizzate da competenza professionale e capaci tà di adattare i modelli operativi alle caratteristiche della singola opera. «Il comparto richiede skil differenti rispetto alla logistica industriale. Noi rappresentiamo il backstage di un processo economico che è il turismo culturale in Italia: 65 milioni di persone all’anno su un totale di 140 milioni che raggiungono il Paese solo per visitare le sue opere d’arte. l’interruzione del circuito ha rappresentato un danno incalcolabile». Per ripartire servirà investire ancor di più in conoscenza: «la formazione è una costante quotidiana con cui confrontarsi: cambiano i materiali, cambiano le soluzioni, le stesse strutture dei musei».       

Fabrizio Oleari (Snatt logistica, Ceo). Come lavora uno dei partner dei settori tipici del “made in Italy” come la moda? «Siamo una piccola multinazionale, presente in Europa, Far East e Usa, abbiamo 11 magazzini per una superficie di quasi 300 mila mq in pianta che, con aree soppalcate diventano mezzo milione. I nostri immobili sono alti quasi 12 metri. La dimensione media di ogni centro distributivo è medio-alta, seguiamo il trend dei brand della moda che vogliono andare verso grossi hub al servizio di grosse aree geografiche per continente». Snatt logistica movimenta mediamente all’anno 93 milioni di capi (dato 2019) e l’e-commerce ammonta a circa il 10% ma è in crescita. Nel 2020 il calo registrato è del 20%. Quasi il 40% del mercato l’azienda lo ha negli Usa, è in forte crescita in Cina, nel resto Europa, in Giappone e Corea. «Per stare al passo con la clientela occorrono forti competenze nella movimentazione fisica del prodotto». L’unità di misura non è il pallet, perché l’azienda lavora pezzo per pezzo. «Investiamo nel personale stabile, continuativo, molto esperto. Abbiamo competenze nell’automazione, investendo soprattutto nella fase di uscita della merce, in particolare della formazione dell’ordine». L’azienda diventa quindi logistica, tecnologica, addirittura capace di fare sviluppo immobiliare interno, diventando partner privilegiato delle aziende con cui lavorano.