19 Marzo. Le restrizioni di viaggio imposte dai governi a causa delle nuove varianti del Covid-19 potrebbero impattare ancora una volta sul cambio degli equipaggi marittimi. Dalle ultime analisi del settore risulta che attualmente sono 200.000 i marittimi colpiti dalla crisi del cambio di equipaggio, una notevole riduzione rispetto al culmine della crisi in cui 400.000 marittimi dovevano essere rimpatriati. Tuttavia il ripristino dei controlli di frontiera e delle restrizioni potrebbe innescare una nuova crisi. Finora, solo 55 paesi e due membri associati dell’IMO hanno dichiarato i marittimi lavoratori chiave e occorre fare di più per garantire che gli equipaggi non siano nuovamente danneggiati dalla pandemia. 

Altra problematica potrebbe essere rappresentata dai piani vaccinali: i passaporti per i vaccini presi in considerazione da alcuni Stati rappresentano un potenziale ostacolo al cambio dell’equipaggio poiché è improbabile che i marittimi dei paesi in via di sviluppo abbiano l’opportunità di ricevere vaccini prima di luglio. 

“La dura realtà è che solo pochi paesi hanno trattato i marittimi con il rispetto che meritano definendo il loro status di lavoratore chiave. A meno che i governi non si muovano dalle posizioni protezionistiche in cui si trovano da oltre 12 mesi, e consentano ai marittimi una vera libertà di movimento e la priorità per le vaccinazioni, purtroppo la situazione potrebbe facilmente sfuggire di nuovo al controllo”, ha affermato Stephen Cotton, Segretario generale dell'ITF. 

In una sentenza storica del dicembre 2020, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha rilevato che i governi non sono riusciti a proteggere i diritti dei marittimi come stabilito dal diritto internazionale ai sensi della Convenzione sul lavoro marittimo del 2006. La stessa agenzia delle Nazioni Unite ha invitato gli stati a riconoscere i marittimi come chiave lavoratori “senza indugio”.