AGOSTO 2019 PAG. 12 - Ormeggio, non costo imposto ma investimento in sicurezza



“Entro la fine del 2019 provvederemo a adotarci di un regolamento etico. In questo modo chiuderemo il cerchio della trasformazione amministrativa cominciata lo scorso novembre con l’approvazione del nuovo statuto puntando a specializzare sempre di più il nostro ruolo nella catena operativa portuale”. Riconfermato per un terzo mandato triennale alla guida del gruppo Ormeggiatori e Barcaioli del porto di Napoli Società Cooperativa Mario Esposito fa il punto sulla nuova governance subentrata con le modifiche all’art.14 della L.84/94 e tratteggia i prossimi impegni che vedranno protagonisti gli ormeggiatori napoletani.

Quali sono le trasformazioni principali previste dalla nuova normativa? 
Con l’approvazione del nuovo statuto da parte del Comandante del porto così come previsto dal D.lgs 232/17,  è venuta a cadere la dicotomia tra gruppo e cooperativa, tra la figura del capogruppo, così come intesa dal Codice della Navigazione, e quella, più amministrativa ed economica, di presidente della cooperativa. Di fatto la nuova forma organizzativa prevede un maggiore controllo da parte del MIT per tramite delll’Autorità Marittima sulla nostra attività. Si è reso omogeneo in campo nazionale il servizio stesso mettendo in capo la sua obbligatorietà non più al dipartimento marittimo ma allo stesso MIT (D.Lgs. 230/16). Un serie di trasformazioni e adeguamenti legislativi per la nostra figura professionale che non incide in modo profondo con la parte operativa della ma che ci chiama a confrontarci, come prossimo step, con il tema della responsabilità sociale.

In che modo?
Siamo in attesa di una bozza interna che ci avvii all’approvazione anche di un codice etico sulla scorta degli obiettivi 2020 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile e in virtù di quanto previsto dallo stesso regolamento europeo 352/2017 che delinea e individua la figura del cosiddetto “Internal Operator” che ben si adatta per organizzazione, regolamentazione e fini all’ormeggiatore nella funzione istituzionale di un servizio atto a garantire la sicurezza della navigazione e dell’approdo in acque portuali. Il documento, su bozza ministerale e ritagliato a seconda delle differenti esperienze territoriali, riguarderà le operazioni pubbliche, il monitoraggio di banchina, la verifica dei corpi galleggianti, l’assistenza al diporto. Tutte attività gratuite effettuate dalla nostra categoria che contribuiscono alla fruizione ottimale dell’operatività portuale e marittima. In quest’ottica dopo aver ottenuto la certificazione 18001 sulla sicurezza del lavoro (il gruppo è già certificato per la qualità dal 1998) puntiamo a raggiungere anche quella per il rispetto ambientale.

Come si articola il rapporto con il territorio?
Collaboriamo da alcuni anni con l’Università Parthenope e gli Istituti nautici di Bagnoli e Torre del Greco nell’ambito della formazione. I programmi dell’alternanza scuola lavoro, prevedono lezioni in aula che riguardano aspetti normativi e operativi dell’organizzazione del settore ormeggio e, in generale, della portualità. Poi c’è una parte pratica incentrata sulle attività dello scalo di Napoli, con visite sia via mare, sia via terra a terminal commerciali e crocieristici: un modo per osservare da vicino la vita delle banchine. 

Quali attività caratterizzeranno il prossimo futuro del Gruppo napoletano?
Ci stiamo preparando ad un rinnovamento del parco mezzi nautici per la sostituzione di due unità più datate a partire dal 2020. Continua invece l’impegno per la formazione continua del nostro personale. Abbiamo appena concluso il primo anno del secondo ciclo quinquennale di studi su piattaforma e-learning, approvato dal Comando Generale e fortemente voluto da noi, sindacati e stakeholder. In particolare, ci siamo avvalsi di una piattaforma digitale realizzata appositamente per gli ormeggiatori con videolezioni, test e possibilità, attraverso un sofisticato sistema di riconscimento facciale e biometrico, di effettuare gli esami a distanza.

Quali materie deve studiare un ormeggiatore?
Il piano di studi è vario e prevede discipline come arte marinaresca, diritto marittimo, navigazione, meteorologia, macchine e impianti, ambiente, sicurezza portuale. L’obiettivo, in linea con l’impostazione scelta dall’Angopi, è la massima specializzazione: i nostri operatori devono essere in grado di giudicare ogni operazione nella sua complessità. Con la prevista modifica del regolamento al codice della navigazione degli articoli sull’ormeggio si arriverà in futuro all’emissione di un certificato di competenza ad hoc per l’ormeggiatore.     
   
Cosa risponde a chi accusa i servizi tecnico-nautici di avere costi eccessivi?
Le tariffe per l’attività di ormeggio non sono arbitrarie ma sono il frutto di un tavolo di confronto tra tutti i soggetti della filiera. Più che un costo incomprimibile, come piace definirle a qualcuno, andrebbero considerate come un investimento sulla sicurezza. Sotto questo aspetto è la stessa normativa europea a disinnescare qualsiasi tipo di polemica in materia. Il regolamento 352/2017, ad esempio, è il frutto di una evoluzione graduale dell’approccio comunitario. Siamo passati dalla liberalizzazione propugnata alla fine degli anni ’90 al riconoscimento del ruolo come fornitori di un essenziale servizio pubblico, aspetto tra l’altro recepito anche in ambito IMO, con la proposta di affidare agli ormeggiatori il ruolo di monitoraggio dello stato di integrità dei cavi. Non stupisce che una realtà all’avanguardia come il porto di Rotterdam stia guardando con interesse al modello italiano. Per quanto ci riguarda siamo comunque disponibili al confronto su qualsiasi soluzione atta a garantire sicurezza, efficienza, economicità: quando si lavora per fini e secondo principi condivisi le soluzioni sono più facilmente a portata di mano. 

Il rapporto con Angopi?
Il nostro Gruppo è allineato con la strategia seguita dall’associazione nazionale in questi ultimi anni nella creazione di una struttura e di linee guida comune: da Napoli alle Eolie a Genova gli ormeggiatori rispondono tutti allo stesso livello di organizzazione. Questo ci permettere di rispondere in modo efficiente alle esigenze del settore. Angopi mette al centro l’elemento umano che è ancora essenziale nelle attività marittimo-portuali. Una valorizzazione che ha permesso all’associazione di costruirsi una rappresentatività riconosciuta e di giocare un ruolo rilevante nel dibattito pubblico sul futuro delle attività legate all’economia del mare. L’esempio proprio a Napoli, l’anno scorso, quando abbiamo avuto l’onore di ospitare l’assemblea annuale incentrata sulle novità introdotte dal nuovo regolamento europeo e sul rapporto pubblico-privato.

Recentemente è stato rinnovato il contratto di categoria, quali novità? 
Ho seguito personalmente l’iter come coordinatore nazionale per la commissione di riferimento. La chiusura del nuovo contratto nei tempi previsiti ha garantito la piena continuità con gli accordi precedenti. Nel corso dei vari incontri sono state discusse tematiche riguardanti l’evoluzione della nostra operatività, le questoni formative ed altri aspetti legati alle modifiche alla 84/94. Un lavoro che ha portato alla modifica di otto articoli e che soddisfa pienamente tutte le parti in causa. Anche questo un segnale di stabilità per il futuro del comparto e dei circa 950 ormeggiatori che ne fanno parte.

Giovanni Grande