MAGGIO 2018 PAG. 46 - Via della Seta, strategia aperta in continua evoluzione



NordEst: per porti e imprese opportunità e criticità della “Via della seta” 

“Porti e Imprese del Golfo di Venezia nella One Belt One Road: quali opportunità per il nordest?” 
Questo il tema dibattuto dall’International Propeller Club Port of Venice al centro congressi della   Venezia Terminal Passeggeri presenti i rappresentanti dei Club di Ravenna, Mantova, Monfalcone e Trieste. Autorevoli i relatori introdotti dal presidente del Sodalizio Massimo Bernardo che ha ricordato come prioritario ad ogni accordo economico - commerciale tra i 68 Paesi aderenti al Belt and Road Initiative (BRI), cioè alla “via della seta”, dovrebbe essere il dialogo culturale, armonizzazioni legislative, ecc. ecc.

“Mi chiedo infatti – ha esordito Bernardo - se uno dei grandi quesiti della “One Belt One Road” a cui dovremmo necessariamente tutti dover rispondere non sia quello che riguarda l’indispensabile dialogo tra culture diverse, queste sono sì collegate nella stessa “cintura” – la belt – da esclusivi  interessi economico-finanziari, oggi troppo  spesso gestiti a livello ragionieristico – ma ancora  lontano nella “road” – cioè in quella stessa virtuale strada che unirà l’est e l’ovest del mondo - da quell’osmosi culturale che sta alla base della vera crescita economica per raggiungere l’unico vero comune obiettivo, stavolta, rappresentato dal maggiore benessere e, non solo, economico ma  soprattutto sociale, per tutti” - L’iniziativa BRI o Via della Seta è una strategia aperta e in continua evoluzione – ha affermato Riccardo Fuochi presidente dell’Associazione Italia-Hong Kong e del Propeller Port of Milan - In aggiunta ai 6 corridoi proposti da Xijinping nel 2013, si stanno realizzando nuove iniziative anche in Paesi geograficamente collocati al di fuori della “via della seta”. Investimenti in Africa, Sud America, Australia evidenziano la globalità dell’iniziativa. Secondo l’Asian Development Bank, 45 Paesi asiatici dovrebbero investire 26,000 miliardi di dollari entro il 2030 per la realizzazione di infrastrutture soprattutto nel settore energetico e logistico.

C’è’ quindi spazio per le aziende Italiane in ogni settore. Industria, commercio, logistica, costruzioni, turismo, servizi professionali.
L’Italia è tra i soci fondatori dell’AIIB, dotata di un capitale finanziario di oltre 100 miliardi di Usd.  L’AIIB non è una banca cinese e quindi può essere un punto di riferimento per le imprese italiane che operano nelle aree geografiche di riferimento della banca.
In questo contesto i porti del Nord Est, al centro di una delle più importanti zone manifatturiere italiane possono diventare i terminali di riferimento della Nuova Via della Seta. E’ stata poi la volta di Alessandro Panaro Responsabile dell’Ufficio Maritime and Mediterranean Economy – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – il quale ha tra l’altro affermato: “Con i ritmi elevati di traffico che sta segnando il Canale di Suez (+11% nel 2017 sul 2016), l’aumento del traffico navale (+24% dal 2012 al 2016) e il ritrovato slancio di alcuni Paesi dell’Area Mena (Middle East e North Africa) il Mediterraneo sta ritrovando una nuova e più incisiva centralità in ambito marittimo mondiale. La Cina sta quindi insistendo con importanti investimenti in terminal e porti nell’area MED e questo deve lasciar riflettere su come e in che misura possiamo intercettare navi commerciali e intensificare le relazioni con il Dragone così da poter cogliere le grandi opportunità che scaturiranno per i nostri sistemi portuali. Occorrerà però mostrare alla Cina che il nostro sistema logistico e marittimo è efficiente, solido e forte e soprattutto coeso senza individualismi, campanilismi e senza debolezze”. 

Da parte sua il presidente di Confindustria Venezia - Rovigo Vincenzo Marinese rispondendo alla domanda del presidente del club su quali fossero le strategie degli industriali veneti rispetto al B.R.I.  ha testualmente affermato “Il nostro non è un problema di soldi né di mercato né di tessuto industriale che qui è forte .Oggi ci è stato rappresentato uno scenario e sta soltanto a noi coglierlo. Vogliamo metterci a fianco del territorio e dare il nostro contributo”. Ha poi concluso il suo intervento focalizzando l’imprescindibile complementarietà tra i porti di Venezia e quello di Trieste sottolineando l’esigenza di realizzare quanto prima un piano industriale che preveda zone franche, zone economiche speciali con incentivi fiscali, la ricollocazione del manifatturiero e la valorizzazione dell’export”. Da parte sua il segretario generale dell’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico Nord orientale Mario Sommariva ha focalizzato il suo breve intervento sull’esigenza di una più stretta collaborazione tra i porti di Venezia e Trieste investendo sullo sviluppo infrastrutturale e della logistica mentre il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico settentrionale Pino Musolino ha ricordato come tra opportunità e criticità della “Via della seta” non si debba assumere “atteggiamenti remissivi” rispondendo pedissequamente alle richieste cinesi ma rispondere con chiare regole europee, attrezzando i nostri porti, anche rafforzando la collaborazione all’interno del N.A.P.A., con infrastrutture e strutture adeguate a ricevere nuove linee marittime anche per navi di grandi dimensioni. Non solo full container ma anche  per impiantistica e general cargo, traffici questi che vedono il porto di Venezia tra i più quotati scali adriatici.

Paola Martino