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MAGGIO 2022 PAG. 41 - Dalla crisi energetica nuova centralità del metano liquido

 


La guerra in Ucraina sta imponendo la necessità di una discussione approfondita sulla strategia energetica del nostro Paese. Le tensioni internazionali evidenziano la necessità di riequilibrare gli approvvigionamenti, in particolare del gas metano, per far fronte alle esigenze di breve termine. Allo stesso tempo va perseguito il percorso, ad oggi solo timidamente accennato, di transizione ecologica verso le fonti non inquinanti. 

In questo contesto quanto mai fluido l’uso del metano liquido GNL (Gas Naturale Liquefatto) riscopre una nuova centralità. Per superare le difficoltà contingenti, alleggerendo così la nostra posizione di dipendenza dalla Russia, ma anche come tecnologia di affiancamento verso il necessario processo di decarbonizzazione delle nostre economie. 

Non è un caso che sia l’Ue, sia il governo italiano si siano mossi recentemente per rilanciare, anche sotto l’aspetto normativo, l’uso del metano liquido come vettore energetico. Il messaggio che arriva da Bruxelles e Roma è chiaro. Si tratti della revisione dei criteri delle TEN–E, ovvero le infrastrutture energetiche ritenute essenziali per assicurare le disponibilità energetiche al Vecchio Continente, o del recentissimo Decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, del governo italiano è ribadito il carattere di “strategicità, pubblica utilità, indifferibilità e urgenza” delle opere finalizzate all’incremento della capacità di rigassificazione. Anche attraverso unità di stoccaggio da allacciare alla rete esistente. Il cambiamento di prospettiva che questa nuova postura comporta rende necessario anche una riflessione sulle scelte di politica territoriale, fin qui tenute in merito ai progetti presentati negli scorsi anni. Le carte in tavola sono cambiate. E servirebbe ridiscutere le impostazioni di fondo in merito alla valorizzazione delle nuove energie in relazione al nuovo quadro internazionale e alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. 

A spiegare la posta in gioco e a fare chiarezza una volta per tutte è l’architetto Luigi Vartuli, che vanta una lunga esperienza nel settore dell’imprenditoria e della progettazione di impianti industriali per la produzione energetica rinnovabile. “Il bio-metano, il GNL, il bio-GNL sono prodotti particolarmente versatili – spiega - Essi possono essere utilizzati, fin da oggi, nel ciclo di alimentazione per i trasporti pesanti e marittimi, così come indicato dalla strategia europea sulla decarbonizzazione. Ma, affiancati a tecniche innovative, possono contribuire alla produzione, senza emissione di CO2, di idrogeno turchese o verde, il vettore principe del settore energetico del futuro senza emissioni di CO2”. 

Ecco allora che il progetto per la realizzazione di un “deposito Small Scale” di GNL nell’area industriale di Crotone, presentato dalla società Ionio Fuel dello stesso Vartuli e in procinto di essere valutata dal Ministero dell’Ambiente attraverso il “documento di scoping”, al fine di dimostrare la compatibilità dell’impianto nell’area ZES del comune pitagorico, dimostra tutte le sue potenzialità. 

In un contesto dove tutta l’Italia è coinvolta nello sforzo di ridefinizione della  politica energetica l’impianto centra tre obiettivi fondamentali: contribuire ad allievare la dipendenza nazionale dal gas russo; diventare centro di riferimento per il Sud Italia e il Mediterraneo per la distribuzione di carburante per trasporto marittimo e pesante rilanciando il porto di Crotone come riferimento dei trasporti navali sia croceristico che commerciale; diventare un deposito di BioGNL e in seguito un deposito di idrogeno verde nell’ottica di un processo di transizione che durerà nella migliore delle ipotesi fino al 2050. 

“Così come progettato l’impianto previsto nella ex zona industriale di Crotone introduce un ciclo virtuoso sul lungo periodo: dal prodotto fossile alla trasformazione in un deposito di BioGNL, dal bio-metano al cosiddetto idrogeno turchese. Entro il 2029, data già indicata dall’Ue nel programma TEN-E, quest’ultimo potrebbe diventare il principale prodotto dell’impianto - sottolinea Vartuli - Senza contare la possibilità, già prevista, di poter stoccare la CO2 e di integrare le risorse energetiche provenienti da altri impianti che produco biometano incentrati sulle rinnovabili”. 

Altro grande vantaggio industriale portato da un impianto del genere, l’integrazione nel costituendo “polo dell’idrogeno” con Taranto. Il territorio pitagorico si ritroverebbe a giocare un ruolo di rilievo nel nuovo sistema energetico che punta a mettere insieme le capacità produttive in questo campo dell’arco jonico calabro-appulo-lucano. 

“È arrivato il momento di fare scelte consapevoli e razionali, nel pieno coinvolgimento della cittadinanza - conclude Vartuli - Ci sono oggi tutte le condizioni per un riportare entro i binari della concretezza la discussione sul destino del progetto Ionio Fuel, opera che potrebbe rappresentare una svolta rispetto alla crisi industriale ed economica che vive Crotone. Bisogna rimboccarsi le mani e decidere come la città vorrà riscattarsi rispetto al futuro energetico e industriale del nostro Paese, che annovera Crotone come un’isola senza un porto.”

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