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MAGGIO 2022 PAG. 30 - Investire nelle infrastrutture per rilanciare il Sud e l’Italia

 


È nel Mediterraneo allargato che si giocheranno le sfide strategiche del futuro. E in questa regione il Sud Italia può giocare un ruolo di snodo e connessione a favore di tutta l’Europa purché si doti di una visione e di un’agenda di sviluppo coerente. “Essere cerniera tra Europa e Mediterraneo Allargato, contribuendo costantemente a disegnare, interpretare e realizzare il piano di un’Europa protagonista dei grandi cambiamenti geopolitici, economici e sociali che influenzano la costruzione di una società mediterranea vasta più forte, giusta e coesa”. Così recita il Libro Bianco presentato alla prima edizione del Forum “Verso Sud” (La strategia europea per una nuova stagione geopolitica, economica e socio-culturale del Mediterraneo), evento tenutosi a Sorrento (Villa Zagaria) e realizzato dal Ministro per il Sud e la Coesione territoriale e The European House - Ambrosetti con la collaborazione dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, con il sostegno del Gruppo FS Italiane, Intesa Sanpaolo, Gruppo MSC, Gruppo Adler, Mediocredito Centrale.

Con l’obiettivo di inquadrare il Sud Italia nella regione di riferimento del Mediterraneo e valutarne la performance in termini di attrattività e competitività, The European House – Ambrosetti ha realizzato, attraverso il volume, un’analisi socioeconomica dell’area per comparare, in chiave innovativa, il Sud Italia con i Paesi del Mediterraneo e tre aree benchmark (media della sponda Nord del Mediterraneo, della Sponda Sud e del Mediterraneo Allargato) lungo 4 domini di analisi: economico, sociale, energetico e dell’innovazione. 

L’analisi ha studiato 22 Key Performance Indicator (KPI) per 42 Paesi e 20 Regioni su un orizzonte di 10 anni per un totale di oltre 13.600 informazioni censite. Ne è nato un indice sintetico per ciascun dominio di analisi che posiziona l’Italia meridionale nella Top10 per ciascuna delle 4 dimensioni: sesta su 20 Paesi nel dominio economico con un punteggio di 0,39, contro una media di 0,34 per il Mediterraneo; settima su 21 nel dominio sociale con un punteggio di 0,56, contro una media di 0,51 per il Mediterraneo; terza su 22 Paesi nel dominio energetico con un punteggio di 0,61, contro una media di 0,49 per il Mediterraneo e nona su 20 Paesi nel dominio innovazione con un punteggio di 0,39, contro una media di 0,38 per il Mediterraneo.

Nello specifico il Sud Italia si posiziona nelle ultime 6 posizioni in un solo KPI (investimenti sul PIL), mentre nelle prime 6 posizioni in sette KPI (natalità delle imprese, energia rinnovabile, produzione di gas e petrolio, import di energia elettrica, variazione dei consumi energetici, export high-tech, medici per 1.000 abitanti).

Nel complesso, la classifica restituisce un’immagine significativamente più approfondita ed attrattiva dell’area di quella generalmente conosciuta e diffusa, proprio in virtù del cambio di paradigma che considera questo territorio con riferimento all’area del Mediterraneo e del Mediterraneo Allargato, anziché compararlo all’UE o considerare le singole Regioni che lo compongono in un quadro nazionale.

Sono 6 le aree identificate nel Libro Bianco per il rilancio del Meridione e passano tutte da un ruolo baricentrico all’interno del Mare Nostrum: i nuovi corridoi energetici e la sfida della green transition come cardini del Mediterraneo del futuro; gli investimenti infrastrutturali e il nuovo modello di valutazione per dispiegarne gli effetti positivi; lo sviluppo del settore turistico a beneficio dei territori, per un Sud più attrattivo nel Mediterraneo; le specializzazioni produttive nelle nuove catene globali del valore; il Sud Italia come centro di competenze per le Università dell’area del Mediterraneo.

A queste si aggiungono 2 ambiti trasversali, cruciali per il nuovo ruolo a cui l’area può candidarsi nel quadro macroeconomico dei prossimi anni: la comunicazione della nuova visione e del nuovo ruolo del Mezzogiorno e la governance necessaria per realizzare la nuova visione e massimizzarne i benefici.

Spicca negli ambiti di eccellenza dell’Italia meridionale il macro-settore dell’Economia del Mare che incide sul Valore Aggiunto della regione per il 4,4% contro il 3% a livello nazionale e registra un moltiplicatore economico pari a 1,8; inoltre i porti del Sud rappresentano il 46% del totale traffico merci via mare italiano. 

Tra le proposte inserite nel Libro Bianco per rendere i porti vere e proprie piattaforme per lo sviluppo dei territori in chiave industriale e produttiva ci sono il rafforzamento del ruolo delle AdSP nello sviluppo e attuazione di strategie di marketing territoriale, governance, attrazione di investimenti e coordinamento; l’avvio di partnership tra le autorità portuali e le università per creare sinergie e ospitare campus e attività di formazione; la preferenza per progettualità che ricolleghino i porti alle città che li ospitano in chiave sostenibile e dotando la cittadinanza di spazi necessari, sviluppando anche attrattori per il turismo (landmark territoriali); la creazione di poli dell’innovazione e incubatori di startup nei porti del Sud, sfruttando gli spazi a disposizione dei retroporti. Autonomia finanziaria per gli enti portuali, semplificazioni procedurali per gli adeguamenti infrastrutturali sulle banchine e la creazione di un’Academy formativa nella cantieristica e nei servizi navali completano, tra le altre, il carnet delle richieste.  

Di visione progettuale “già incardinata e sostenuta da colossali investimenti europei, che da qui a cinque anni cambierà radicalmente il Mezzogiorno italiano” ha parlato Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale. “Forse non tutti se ne sono ancora resi conto ma, il PNRR è il più grande strumento di politica industriale attivato negli ultimi decenni. Mette a valore le potenzialità ben descritte dal Libro Bianco e avvia il processo per qualificare l’Italia e il suo Sud nella direzione che indichiamo: polo della trasformazione e distribuzione dell’agroalimentare; hub logistico e energetico del Mediterraneo, centro di innovazione tecnologica e scientifica, luogo attrattore di turismo e nuovi residenti, ponte necessario tra l’Europa e il continente più giovane e promettente, l’Africa”.

“Nell’attuale contesto di rinnovata centralità del Mediterraneo, il nostro Paese può giocare un ruolo fondamentale nella ricostruzione del proprio ruolo di forza geopolitica, economica e socio-culturale trainante in questa macro-regione” ha aggiunto Valerio De Molli, Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti. “Considerato il perimetro esteso, il Mediterraneo Allargato conta 45 Paesi che generano oltre 12 trilioni di dollari di PIL e accolgono al loro interno 1,2 miliardi di abitanti, pari rispettivamente al 14,5% e al 15,5% del totale mondiale. È in questa cornice che riteniamo che il Sud Italia - grazie ai suoi asset e al suo posizionamento - possa giocare una sfida di protagonismo, offrendo soluzioni e proposte all’Europa nel suo complesso”.

Uno dei campi da gioco di questa nuova visione del Sud Italia potrebbe essere quello dell’energia, settore alle prese con la transizione verde e lo sviluppo di nuove rotte nel quadro Euro-Mediterraneo: già oggi l’area rappresenta il “serbatoio” di rinnovabili del Paese, producendo il 52,3% della quota nazionale di eolico, solare e bioenergie, offrendo così un eccellente contributo al raggiungimento dei target di decarbonizzazione. 

Una delle proposte presenti nel Libro Bianco è quella di promuovere lo sviluppo delle tecnologie energetiche di frontiera (come l’energia da moto ondoso) in una prospettiva di collaborazione e Open Innovation con gli altri Paesi del Mediterraneo.

Ma per realizzare appieno gli obiettivi sarà necessario affrontare il nodo critico delle infrastrutture. Tra i porti del Sud, solo 7 su 34 sono collegati alla rete ferroviaria nazionale (pari al 21% del totale, contro una media del 37% in Italia e del 71% nel Centro Nord); inoltre sono presenti solo 5 interporti contro i 16 del Nord Italia. Anche a livello di infrastrutturazione digitale, il Sud Italia ospita solo 10 Data Center, pari al 13% nazionale e 4 Regioni ne sono totalmente sprovviste (Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna). “Ripensare i modelli di valutazione degli investimenti infrastrutturali, in modo da riconoscerne il contributo alla competitività territoriale, alla coesione e al benessere sociale,” è la strategia suggerita dal Libro Bianco.

Il Sud, inoltre, attrae meno turisti stranieri rispetto al resto del Paese: il 18,5% del totale nazionale. L’incidenza di stranieri sul totale dei turisti si ferma poi al 37,7% nel Sud Italia contro il 49,5% a livello nazionale. Questo nonostante una dotazione naturale e un patrimonio culturale unici che includono, tra gli altri, 16 dei 24 Parchi nazionali, 22 dei 58 siti tutelati dall’UNESCO, 5.805 chilometri di costa (il 73,4% del totale nazionale). Sul fronte del turismo tra le proposte c’è quella di creare un’Academy di eccellenza per le professioni turistiche (Alta Scuola Mediterranea sul Turismo).

Il Sud ospita un ecosistema di poli industriali e imprese di grandi dimensioni, leader in Italia e nel mondo, con specializzazioni industriali rilevanti in settori quali aerospazio, automotive, abbigliamento-moda, agroalimentare e farmaceutico. Nel manifatturiero, 100 euro investiti nel Sud Italia generano una ricaduta aggiuntiva di 58 Euro nel resto del Paese (Centro-Nord). “Per valorizzare il ruolo come hub manifatturiero nazionale ed internazionale si propone di lanciare un partenariato sulla sicurezza alimentare tra i Paesi dell’area mediterranea, identificando alcune produzioni-pilota per cui avviare lo sviluppo di una vera e propria filiera agricola euromediterranea, con catene del valore e di trasformazione comuni”.

Gli attuali trend demografici pongono inoltre sfide chiave per il futuro del Mediterraneo. Tra il 2020 e il 2050 l’UE vedrà un calo di 21,5 milioni di abitanti, di cui 5,5 in Italia, di cui 3,5 nel Sud Italia. Nello stesso periodo, il Sud Italia rischia di passare dall’essere l’area più giovane del Paese alla più anziana. Un ruolo chiave può essere giocato dall’ecosistema della formazione e della ricerca del Sud, a partire dal rilancio degli Atenei e dalla loro valorizzazione in reti.

Con riferimento alla comunicazione, il Sud Italia (e l’Italia in generale) continuano ad essere descritti principalmente attraverso stereotipi distorti che evidenziano solamente ciò che non funziona a detrimento delle tante eccellenze e potenzialità espresse ma inspiegabilmente represse nella narrazione. Riconoscendo come la promozione del sistema - Sud debba integrarsi in un percorso di comunicazione del Paese complessivo, si suggerisce di lanciare una campagna di comunicazione internazionale #SudIsDifferent che evidenzi gli elementi qualificanti del Sud Italia, sia in termini di unicità e distintività, sia con riferimento all’alterità della regione rispetto agli stereotipi comunemente diffusi in Italia e all’estero.

“È grazie agli scambi marittimi che le città del Sud sono state per secoli un motore dell’economia, della cultura, della storia d’Europa,” ha sostenuto il presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo intervento. “La vicinanza del Sud al cosiddetto ‘Grande Mare’ è un vantaggio strategico da cogliere, un’opportunità da sfruttare. Per farlo, c’è bisogno di adeguate politiche di investimento nazionali ed europee, che si integrino con le idee e il dinamismo delle realtà produttive locali.”

“Il Mezzogiorno è, come diceva Don Luigi Sturzo, il ponte gettato dalla natura fra il continente europeo e le coste dell’Africa e dell’Asia, un punto nazionale di scambi e di commerci - ha continuato - In passato, le politiche di sviluppo del Mezzogiorno non hanno valorizzato abbastanza questa caratteristica. Oggi l’area mediterranea ha un livello di integrazione inferiore alle sue potenzialità. 

Circa il 90% del commercio nel Mediterraneo avviene tra Paesi dell’Unione Europea. Appena il 9% sono scambi tra l’Europa e la sponda Sud del Mediterraneo. Solo l’1% sono scambi tra i paesi della sponda Sud. Per invertire la rotta, investiamo innanzitutto nelle infrastrutture”.


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