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APRILE 2022 PAG. 45 - Rischio recessione: lockdown su 45 centri di produzione

 



La politica “zero Covid” – con lockdown imposti su intere megalopoli – potrebbe impattare negativamente sull’andamento dell’economia cinese. Le pesanti misure messe in atto da Pechino per contenere la pandemia mettono a rischio le previsioni di crescita. E le circa 700 navi in attesa al porto di Shanghai a fine aprile non fanno dormire sonni tranquilli nemmeno dalla nostra parte del globo. Gli scenari diventano ulteriormente preoccupanti anche per la gestione delle supply chain globali.

Un primo campanello d’allarme è ufficialmente suonato con i dati relativi al primo trimestre del PIL del gigante asiatico, salito del 4,8% annuo nei primi tre mesi del 2022 e dell’1,3% su base congiunturale, meno dell'1,5% rivisto di ottobre-dicembre 2021 e più dello 0,6% della vigilia. Il funzionamento dell’economia “è stato generalmente stabile – ammette l’Ufficio nazionale di statistica – ma i “frequenti focolai” di Covid-19 e uno “scenario internazionale sempre più grave e complesso”, nel mezzo della guerra Ucraina-Russia, hanno creato ulteriori tensioni sull’evoluzione dell’intero anno.

L’economia, pur aumentando più rapidamente del previsto, deve fare i conti con la contrazione delle vendite al dettaglio (-3,5% a marzo su -1,6% atteso, primo calo da luglio 2020, per un magro +3,3% nei primi tre mesi. La produzione industriale ha avuto un rialzo del 5% (da attese del 4,5%), scontando il calo del manifatturiero e ha chiuso il trimestre a +6,5%, tenendo a malapena il passo con il Pil, trainato principalmente da investimenti ed export.

Questi dati, tra l’altro, non includono del tutto gli eventi di Shanghai, che a fine di marzo ha visto il lockdown più grave della Cina dall’emergenza del coronavirus di Wuhan di inizio 2020. Secondo il centro di ricerche di Nomura sono 45 le città, responsabili del 40% del Pil cinese, a subire un blocco completo o parziale, limitando la circolazione a 370 milioni di persone. “Il Paese è a rischio recessione,” la laconica previsione.

Con un Pil previsto per il 2022 del più 5,5%, il più basso in 30 anni, si sta registrando una crescita di investimenti in immobilizzazioni (9,3%, oltre le stime dell'8,5%) e della disoccupazione urbana: 5,8% dal 5,5% di febbraio, ai livelli più alti da due anni.

La difficile congiuntura sta pesando su settori strategici come quello dei semiconduttori e dei circuiti integrati (la produzione di quest’ultimo è scesa del 4,2% nei primi tre mesi dell'anno: è la performance trimestrale peggiore dal -8,7% di inizio 2019). E preoccupa, anche in altri ambiti commerciali e produttivi, anche l’Europa.

“L’attuale lockdown in Cina potrebbe aumentare il rischio di impatti negativi sulla fornitura di prodotti strategici per i quali l’Ue dipende dalla Cina, come alcuni Principi attivi farmaceutici (Api), componenti IT, materie prime e dispositivi di protezione individuale” ha dichiarato un portavoce della Commissione europea.

Non è un caso che Bruxelles stia monitorando attentamente i vari lockdown e il loro potenziale impatto sulle catene di approvvigionamento mentre i produttori cinesi fanno sempre più affidamento sui collegamenti ferroviari con il vecchio continente, attualmente più affidabili, anche se più costosi, di quelli marittimi.

“La Commissione resterà vigile e seguirà da vicino la questione” ha continuato il portavoce. “Il monitoraggio dei rischi di approvvigionamento che incidono su settori strategici può anche contribuire ad anticipare la carenza di prodotti critici. La diversificazione commerciale e la cooperazione con i Paesi terzi sono ugualmente necessarie per garantire gli approvvigionamenti e la crescita economica anche in tempi di crisi. Tuttavia, è anche importante ridurre le dipendenze strategiche in modo che l’economia dell’Ue diventi più resiliente”.


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