In un mondo che abbonda di risposte semplicistiche l’unica soluzione per affrontare la complessità è suscitare le giuste domande. Anche e soprattutto attorno alla propria identità. Ne è convinto Umberto Ruggerone, presidente di Assologistica, che a partire dalla particolare formula della manifestazione di fine anno dedicata ai “logistici dell’anno” è alla ricerca di un nuovo e differente punto di vista per raccontare un settore poco conosciuto anche da chi ci opera dall’interno. 


Segno particolare: logistico…
L’idea è stata quella di raccontare la logistica sfruttando un approccio multidisciplinare. Storia, Diritto, Economia, sono i diversi specchi da cui trarre una visione più ricca di cosa è oggi la nostra attività. C’è poca consapevolezza della multiformità del nostro mondo. Si tratta di un settore ampio ed ognuno tende a viverlo e a raccontarlo dal suo particolare punto di vista. Se ci sono più di una ventina tra associazioni e confederazioni di categoria è chiaro che il punto di vista adottato finora non ha funzionato. Serve un nuovo modo per comunicarci e trovare il riconoscimento che ci compete come protagonisti del nostro tempo. 


Come perseguire un obiettivo così ambizioso?
Una delle strade potrebbe essere la costruzione di un nuovo rapporto con la committenza. Anche in questo caso il momento cruciale è quello della consapevolezza di un nuovo approccio. L’attuale strenua difesa delle singole posizioni associative ha poco senso. Vanno costruiti luoghi in cui le scelte aziendali e settoriali riescano a sposarsi con strategie nazionali e internazionali. Agenzie ministeriali create per la discussione di queste tematiche potrebbero essere una delle risposte operative. Da parte di Assologistica abbiamo già imboccato la strada del dialogo ministeriale aprendoci alla collaborazione con altri segmenti della rappresentanza, come nel caso dell’accordo siglato con Federdistribuzione. Traguardare scelte industriali, logistiche e distributive in progetti unitari significa lavorare concretamente allo sviluppo del Paese. 


Questo significa guardare anche a modelli presi dall’estero?
Senza dubbio. A patto, però, di evitare il copia incolla. L’esperienza di nazioni europee come Germania, Olanda, la stessa Francia, che hanno fatto o stanno facendo della logistica una delle leve della competitività, vanno modellate su una profonda conoscenza dei territori e delle loro dinamiche economiche. Senza partire da assunti sbagliati, come spesso avviene nel nostro dibattito pubblico. 


Ha qualche esempio in mente?    
Il discorso sull’ex-works, ad esempio. Continuare a parlarne come un male da evitare significa prendere il problema dal verso sbagliato. La quasi totalità del nostro tessuto produttivo è fatto di aziende con meno di dieci dipendenti. Come si può immaginare che realtà del genere possano farsi carico anche dei processi di approvvigionamento e distribuzione? Piuttosto, sulla scorta di questa peculiarità, dovrebbe essere il mondo della logistica, di concerto con la rappresentanza produttiva, a mettere a disposizione sistemi per la gestione delle supply chain tagliati per questo tipo di aziende. 


Il che presuppone un elevato livello di competenza, a tutti i livelli…
Quello della formazione è un tema gigantesco per il nostro futuro. Compulsando tutte le ricerche in questo ambito è chiaro come il settore non riuscirà a sostenere la grande crescita prevista per il futuro con figure lavorative adeguate. Assologistica sta investendo molto in cultura e formazione: eroghiamo una trentina di corsi al mese per incrementare la qualità manageriale. Ma anche in questo campo serve attivare più collaborazioni possibili considerando la distanza esistente tra mondo del lavoro e scuola. L’alternativa sarà vedere crescere i costi legati ad un modello incentrato principalmente sulla formazione interna alle aziende.  


Quale priorità per il 2022?
Le accelerazioni degli ultimi 18 mesi hanno ampliato lo scollamento tra mondo del lavoro e le norme che lo governano: dentro ci si può infilare qualsiasi cosa. È necessario trovare strumenti per mettere i nostri manager nelle condizioni di poter firmare serenamente i contratti. Nella capacità di modernizzare il contratto sul lavoro, su cui impegnati con le parti sociali, si misurerà la capacità delle rappresentanze di categoria e di quelle dei lavoratori di comprendere lo spirito dei tempi.

G.G.