Il Gruppo SMET è stato il pioniere della svolta green nel trasporto e ha sviluppato l’intermodalità
marittima e ferroviaria utilizzando già dal 2014 gli ecotruck a trazione alternativa al diesel. Di questi attuali temi ha parlato a PORTO&interporto Domenico De Rosa, AD del gruppo.


Come giudica gli interventi previsti dal PNNR a favore della transizione energetica? 


Alla transizione energetica sono destinati 57 miliardi di euro, circa il 30% dei fondi stanziati dal PNNR. A questi si aggiungono gli oltre 25 miliardi destinati alla realizzazione di una rete infrastrutturale sostenibile, che per il nostro Gruppo e per l’intero settore trasporti è una priorità assoluta. Infrastrutture moderne, estese in egual modo in tutte le aree del Paese, pronte per accogliere le nuove modalità di trasporto sostenibile sono una conditio sine qua non per incoraggiare gli investimenti privati: infatti come lo stesso Presidente Draghi ha più volte ricordato, il PNRR da solo non basta e dovrà essere accompagnato dalla capacità di visione, da un serio programma di riforme e dalla radicale sburocratizzazione del paese, necessaria ad attirare gli investimenti stranieri. Abbiamo infine accolto con soddisfazione la scelta di destinare 630 milioni di euro alle infrastrutture necessarie per collegare le aree ZES (Zone Economiche Speciali) con la rete nazionale dei trasporti e in particolare con i quattro corridoi Ten-T che interessano l’Italia. Le ZES sono infatti una grande opportunità di sviluppo economico per il Paese e un impulso concreto per il trasporto intermodale. 


Il settore dell’autotrasporto è colpito fortemente dal caro carburante, che riguarda anche il gas metano liquido. Quali sono le sue considerazioni su questa impennata di prezzi e quali le misure atte a contrastarla? 


L’impennata registrata dal prezzo del gas metano liquido negli ultimi 12 mesi rischia di compromettere gravemente la transizione energetica. Stiamo parlando infatti di un aumento che supera il 100% e che può quindi mettere a repentaglio lo sviluppo delle nuove tecnologie per l’abbattimento delle emissioni e, in ultima analisi, la decarbonizzazione del trasporto. La corsa al rincaro non si arresterà facilmente, rischia anzi di peggiorare nei prossimi mesi per una serie di contingenze, tra cui problemi di ordine geopolitico, costo della materia prima e speculazioni finanziarie sul mercato del gas metano liquido. Alla luce di questo, ci auguriamo che il Governo intervenga con una stretta vigilanza sull’aumento dei prezzi e con misure “ad hoc” per calmierare i rincari e per defiscalizzare i mezzi Ecotruck. 


Quali sono le altre criticità con le quali si sta confrontando attualmente il settore dei trasporti? 


Il nostro Gruppo si accinge a chiudere l’anno con una crescita del 10%, grazie alla diversificazione del business e all’intuizione dell’intermodalità marittima e ferroviaria, che abbiamo sviluppato nel tempo fino a movimentare oltre 3.000 mezzi a settimana sulle navi dell’armatore Grimaldi e 16 company train, sempre alla settimana. I riflessi negativi, la vera onda lunga del Covid, li vedremo solamente a partire dal 2022, quando dovremo affrontare tutti un lungo periodo caratterizzato da scarsa crescita economica e inflazione molto alta. L’intero sistema dell’autotrasporto rischia in realtà quella che possiamo definire una tempesta perfetta, a cui concorrono più fattori. Oltre al caro carburante, viviamo oggi le criticità della produzione di veicoli, per la mancanza dei componenti necessari e in particolare delle centraline elettroniche. A questo si aggiunge il grave problema della mancanza di autisti, che ha iniziato a manifestarsi 18 mesi fa e che è fenomeno europeo. Oggi in Italia mancano all’appello ben 400.000 autisti.


Nel recente DL infrastrutture, è stata infine permessa la circolazione degli autoarticolati fino a 18 mt. E’ un successo per tutto il settore dell’autotrasporto?


Certamente. Come SMET siamo stati tra i primi a credere nella sperimentazione del Progetto 18, a cui abbiamo aderito con entusiasmo nel 2009. Nel corso di questa fase sperimentale, durata ben 12 anni, abbiamo raccolto evidenze del ruolo strategico di un mezzo più lungo, che consente di ridurre il numero di viaggi effettuati e di conseguenza le emissioni inquinanti e i costi. La liberalizzazione dei veicoli fino a 18 mt è a mio avviso una misura europea, che l’Italia doveva recepire. Abbiamo già iniziato a guardare oltre, verso la possibilità di avviare quanto prima una nuova sperimentazione per veicoli con lunghezza fino a 25,5 mt, che sono già utilizzati in Spagna, nei Paesi Bassi e in Nord Europa e che possono essere impiegati in alcune situazioni particolari, come i collegamenti tra gli interporti nazionali.

Red.Mar.