Affrontare le tempeste senza cambiare la filosofia aziendale. Tendendo la barra dritta sulla ricerca continua della qualità, sull’analisi delle tendenze del mercato, sulla professionalità. Si tratti della battuta d’arresto della pandemia o della sua conseguenza peggiore, l’impennata dei noli, Vincenzo Minieri, Ceo di Cargomar, resta fedele allo spartito. Anzi ripropone la ricetta che finora lo ha visto vincente permettendo alla sua azienda di conquistarsi in un mondo di giganti importanti segmenti di mercato nelle spedizioni per l’America centromeridionale, il Nord America, l’Asia e il Medio Oriente. 


Cosa è cambiato nel mondo delle spedizioni in quest’ultimo anno?
La crescita dei noli, la cui origine e già stata ben spiegata, sta contribuendo a cambiare il modo in cui sono interpretati i trasporti. La strategia delle compagnie di navigazione, incentrata sul recupero dei ricavi dopo una lunga stagione di oggettiva stagnazione, si sta ripercuotendo sulla nostra figura professionale. Come intermediari del processo logistico ci troviamo di fronte ad una serie di problematiche. La prima delle quali, derivante dal nostro essere l’anello di congiunzione con il cliente, è quella di dover parare i colpi non solo di servizi dal prezzo sempre più alto ma anche meno efficienti rispetto a prima.  


Sono fattori che incideranno sulla natura della professione?     
Intanto, bisognerà fare i conti con questa situazione anche per gran parte dell’anno prossimo. Sulle conseguenze per le realtà di medie dimensione, come Cargomar, la penso controcorrente. Sebbene il gigantismo stia premiando questa particolare fase del mercato credo che realtà basate sulla filosofia del “tailor made”, del servizio personalizzato, possano gradualmente riconquistare terreno, diventando punto di riferimento per una clientela orientata alla qualità delle risposte. L’obiettivo è sempre quello di rendere il nostro servizio un ingranaggio indispensabile dei processi produttivi. E in un contesto che la pandemia ha reso più complicato è una scelta che alla lunga paga. 


Cosa caratterizza questo particolare tipo di approccio?  
Da parte nostra serve lungimiranza per stare sempre al passo con il particolare momento vissuto dai mercati. In questo le nuove tecnologie diventano una leva strategica di ottimizzazione dei servizi che vanno ampliati anche in ambiti che precedentemente non ci avrebbero interessato. È in questa logica che abbiamo aperto la nostra divisione logistica a Marcianise. Con un deposito di 1.500 mq, attraverso l’impiego di personale specializzato nella attività terrestri offriamo tutta la gamma delle prestazioni richieste alla logistica di terra: trasporto, magazzinaggio, stoccaggio merci, un’area ad hoc per una filiera di nicchia e ad alta specializzazione come i prodotti a certificazione HACCP. Al centro di tutto la formazione del nostro team. 


Come provvedete alla formazione del vostro personale?  
In mancanza di centri terzi, sia strutture scolastiche sia di specializzazione, presso cui rivolgerci puntiamo alla formazione dei giovani sul campo. Proprio in questi giorni abbiamo terminato una serie di percorsi nell’ambito legale, doganale e più strettamente logistico affidati a nostri consulenti di riferimento. Senza contare l’impegno associativo all’interno di ACCSEA, con cui stiamo avviando una serie di iniziative per creare una collaborazione fattiva con il mondo universitario.      


Quali sono le priorità che individua per il prossimo futuro?
Credo che le ZES rappresentino un tema importante, da affrontare in maniera veloce. Possono rappresentare davvero lo strumento per innescare a livello territoriale processi economici di cui può beneficiare non solo la filiera logistica ma tutta la regione. Un altro tema, altrettanto importante, è lo sfruttamento ottimale delle aree retroportuali, considerando le difficili situazioni di congestione che vivono i nostri porti. Un doppio costo, sotto l’aspetto economico e ambientale cui bisognerebbe mettere mano.   


La sua attività è sempre stata caratterizzata da una forte presenza nel sociale…
Credo e continuo a credere che da imprenditori bisogna fare tutto il necessario per la crescita dei territori dando supporto alle iniziative capaci di far crescere il senso della comunità. Nasce da qui il nostro impegno con la Rari Nantes, in uno sport “minore” come la pallanuoto, povero di soldi ma ricco di educazione civica. Purtroppo la pandemia ha bloccato le altre attività benefiche in presenza. Appena sarà possibile, riprenderemo anche sul quel versante.