Un porto dall’operatività veloce, flessibile e produttivo. È con queste caratteristiche che Monfalcone ambisce a ritagliarsi un ruolo nell’area dell’Alto Adriatico. Anche come soluzione ottimale per bypassare la congestione che sta caratterizzando via via le attività degli scali limitrofi. Una sfida che è stata raccolta da CPM – Compagnia Portuale di Monfalcone, recentemente entrata nella galassia FHP (F2i Holding Portuale) e guidata da un manager di lungo corso come Giancarlo Russo.

Qual è stato l’andamento dei traffici in questo 2021?

Con una movimentazione di circa 2,3 milioni di tonnellate movimentate a novembre, contiamo di superare i 2,5 milioni, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. Tutto sommato, considerando il contesto di forte criticità dovuto alla pandemia, si può parlare di un anno positivo, trainato in particolare dal settore siderurgico. 

Frutto di una nuova organizzazione del porto…

Lo scalo sta attraversando un momento di profonda trasformazione. Le quattro imprese che insistono su Monfalcone sono in procinto di ricevere la concessione dell’art.18 dopo il lavoro di valutazione dell’AdSP dei rispettivi piani operativi. L’ente portuale ha realizzato un layout per la gestione delle aree in base al quale CPM potrà usufruire di 400 metri lineari di banchina oltre a una parte dell’infrastruttura retroportuale. Sugli esempi positivi di Chioggia e Salerno si opterà per lo strumento dell’ormeggio preferenziale, molto più adatto per una realtà vocata alle merci varie.

Non solo queste, si guarda anche alle crociere…

Per evitare la sovrapposizione operativa con il settore commerciale l’AdSP sta lavorando per la delocalizzazione in radice al molo delle unità da crociere. Come soluzione alla scarsa batimetria sul ciglio di banchina è stata studiato e valutato l’impiego di pontoni larghi una ventina di metri che permettono l’ormeggio in piena sicurezza, laddove il pescaggio diventa sufficiente. In questo modo le unità commerciali non dovranno fare posto spostandosi in rada. 

Quale ruolo per Monfalcone nell’Alto Adriatico?

Intercettare la domanda prodotta dalle attività dell’area, anche in sinergia con i porti maggiori che sono alle prese con problemi di congestione. Sta già accadendo con Marghera, con la movimentazione dei laminati, e Ravenna, con il coils. Abbiamo anche tutte le attrezzature e le professionalità per giocare la nostra partita in un settore di nicchia come il project cargo, al servizio delle grandi realtà del territorio come Cimolai o Mangiarotti.

Gli investimenti di CPM in nuove attrezzature?

Quest’anno è arrivata una gru Lieber da 144 tonnellate, precedentemente noleggiata a Trieste, che accoppiata con un mezzo gemello e ad altri sei mezzi, compreso una Gottwald da 160 tonnellate, ci rendono molto competitivi per le operazioni heavy lift. L’anno prossimo punteremo a rinnovare i mezzi di movimentazione terra, carrelli e mezzi meccanici, adottando un’ottica incentrata su tecnologiche green. Inoltre provvederemo alla riqualificazione della nostra palazzina con l’installazione di cellule fotovoltaiche. 

Quanto sarà importante la capacità di sfruttare l’intermodale?

Si tratta di un elemento di ulteriore competitività che peraltro già sfruttiamo nella movimentazione dei prodotti verso Porto Nogaro. Lo scalo offre sia soluzioni via mare, tramite chiatte, sia terra, con la ferrovia. Regione ed ente portuale stanno intervenendo per ottimizzare le manovre attraverso un gestore comprensoriale unico, in modo da poter contare su un servizio sempre più capillare.

 

G.G.