L’innovazione tecnologica deve tener conto anche delle condizioni del mercato. L’introduzione di nuove soluzioni operative non può prescindere da un’analisi della domanda effettiva di servizi. Il qui e ora da cui si deve necessariamente partire. Nasce proprio da queste considerazioni il progetto recentemente presentato dal Gruppo Panfido per la sua stazione modulare di servizio galleggiante per le navi alimentate a GNL.

Progettato come un impianto integrato per il bunkering (costo totale circa 40 milioni di euro di cui 9,5 finanziati dall’Ue) si tratta di un sistema che consente di trasportare sotto bordo a una nave che vuole “fare il pieno” più di 4.000 metri cubi di gas e mille metri cubi di fuel oil. Nello specifico è composto da una piattaforma che trasporta due giganteschi serbatoi a temperatura controllata e che è in grado di “incastrare” nella sua parte prodiera la poppa di un rimorchiatore destinato a diventare parte integrante della piattaforma stessa e a muoverla in piena sicurezza.

“Nello scegliere questa soluzione abbiamo tenuto conto dell’evoluzione che dal nostro punto di vista caratterizzerà i servizi dedicati alle navi con propulsione a gas - spiega a PORTO&interporto Davide Calderan, Ad del Gruppo - Un’unità specializzata nel bunkering non sarà presumibilmente impiegata a tempo pieno fino a quando il numero delle navi a GNL non diventerà preponderante. La struttura modulare, chiatta più rimorchiatore, ci permette di diversificare l’impiego a seconda delle esigenze, fornendo anche il servizio di rimorchio d’altura”.   

La realizzazione del modulo, nell’ambito del progetto europeo Poseidon II, è attualmente in via di completamento presso il cantiere Rosetti Marino. La piattaforma, denominata Cargo Unit e il rimorchiatore, destinati a iniziare a operare in Alto Adriatico dalla primavera prossima, sono parte integrante del primo sistema autonomo di approvvigionamento di Gas Naturale Liquido (LNG) dotato della massima flessibilità operativa e in grado di approvvigionarsi da differenti depositi costieri per poi fornire il gas naturale liquido alle navi.

Il sistema SBBT (Semi Ballastable Barge Transporter), sviluppato in collaborazione con l’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Settentrionale, consiste in una piattaforma, abbinata al rimorchiatore, lunga 109 metri per 26,7 di larghezza. Ha un pescaggio variabile fra i 3,7 e i 6 metri. Insieme al rimorchiatore che si incastra di poppa nella struttura formando un tutt’uno e garantendo anche manovre di emergenza, sviluppa una velocità di 7 nodi. I suoi serbatoi possono trasportare 4.000 metri cubi di LNG, oltre a 1000 metri cubi di fuel oil.

Per noi l’impegno in questo settore dai contenuti così innovativi non rappresenta solo una nuova sfida e un nuovo business, ma uno sforzo concreto, frutto di una convinzione reale per entrare non a parole ma con fatti nel mondo della sostenibilità ambientale - continua Calderan - E’ questa, credo, la nuova e più vicina frontiera per il futuro del nostro settore. Certo, la ricerca tecnologica va avanti. Si stanno già avviando ricerche per la funzionalità dei rimorchiatori senza equipaggio. Ma sono sviluppi per cui bisognerà attendere ancora anni. Oggi gli sforzi vanno concentrati nelle attività legate alla transizione energetica”. 

D’altronde per il Gruppo Calderan, che dal 1994 ha rilevato e gestisce la società di rimorchio Panfido operante nel porto di Venezia e Porto Marghera dal 1880, oltre che in interventi in alto mare, la connessione fra rimorchio e piattaforme per il carico è scritta nel codice genetico dell’impresa. Il gruppo veneziano affonda le sue radici oltreoceano, in Venezuela, dove Giovanni Calderan, padre dell’attuale Ceo e azionista di riferimento della società Panfido, era emigrato negli anni sessanta e dove aveva creato una piccola società specializzata nel rimorchio con barche lungo il fiume Orinoco.