Il recente arrivo del primo manifesto telematico nel porto di Genova è tra le note positive di un anno altrimenti «faticoso, caratterizzato da dinamiche di mercato che si sono ripercosse in particolare sulla figura dello spedizioniere». Alessandro Pitto, presidente di Spediporto, guarda al verso buono della medaglia, «la professionalità e l’efficienza con cui la categoria ha risposto alle sollecitazioni» e guarda al futuro, «alle cose da fare, che non sono poche».

L’avanzamento della digitalizzazione è tra queste priorità… 

Il manifesto telematico ha rappresentato un passo davvero importante perché arriva dopo tutte le vicissitudini legate al tema della piattaforma nazionale. Si tratta di un primo mattoncino verso la ripresa, dopo la quasi interruzione dovuta alla fase più critica della pandemia, di uno sviluppo strutturale di queste nuove soluzioni tecnologiche. A Genova ci sono altre importanti iniziative in questo ambito che ci vedono tra i protagonisti. Basta pensare allo “svincolo telematico” che consentirà a spedizionieri, agenti, terminalisti e autotrasportatori di svolgere tutte le operazioni in digitale o a quello che viene chiamato comunemente “appuntamento intermodale”, con la possibilità da parte del trasportatore di avvisare in anticipo del suo arrivo. Sono tutti strumenti che aiuteranno a ottimizzare il flusso delle merci e a rendere più competitivo il porto. 

Sul tema della competitività Spediporto è impegnata anche nella promozione delle ZLS…

Aspettiamo la nomina dei commissari, il primo passaggio per avere un interlocutore con cui dialogare e ragionare. Per Genova le facilitazioni previste da questo tipo di strumento possono essere la chiave di volta per un ulteriore rilancio delle attività logistiche. Abbiamo già individuato nella Polcevera l’area retroportuale più adatta per l’insediamento di una serie di servizi logistici a valore aggiunto. Siamo convinti che il porto non debba rivolgersi solo alle navi ma anche alla merce, offrendo strutture ad hoc in cui possa essere manipolata e trattata in regime extradoganale. È quanto avviene già in molti scali a livello internazionale. È arrivato il momento di colmare la lacuna.    

Il 2021 è stato un anno «faticoso». Ha cambiato anche la natura della professione?

La nostra è una figura in continua evoluzione e in questo ultimo biennio per tutta una serie di cause i fattori di cambiamento hanno subito una forte accelerazione. La digitalizzazione, anche a rischio di ripetersi, diventa essenziale per fornire canali più affidabili ed efficienti nel rapporto con il cliente. C’è poi il tema del confronto con i processi di concentrazione nel settore del trasporto e la tentazione di disintermediazione nei vari segmenti della filiera logistica. Questo da un lato ci pone di fronte alla necessità di una crescita dimensionale, pena l’incapacità di dialogare da pari a pari con la controparte trasportistica, dall’altro ad investire di più in formazione e maggiore professionalità.

Come sarà lo spedizioniere del futuro? 

Sempre più orientato alla consulenza. È vero che molte procedure sono standardizzate ma l’ecosistema con cui confrontarsi diventa allo stesso tempo sempre più complesso. Si pensi al fatto che dopo anni di liberalizzazione si va verso rapporti commerciali più normati. La Brexit ne è l’esempio lampante. Questo significa che le aziende orientate all’export avranno sempre più bisogno di professionisti in grado di accompagnarle.    

State già lavorando in questa direzione?

Certo. Con Confetra e Fedespedi è stato compiuto un doppio lavoro per determinare la consapevolezza del grande pubblico verso le figure professionali della logistica e i reali fabbisogni delle sue aziende. Si tratta di una importante mappatura che ci permetterà di delineare le strategie di formazione per le nuove figure professionali e di rendere il settore più attrattivo nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro.     

Cosa si aspetta dal 2022?

A livello di mercato sarà un anno ancora complicato. Ma è anche l’anno in cui bisognerà portare a casa e concretizzare i progetti previsti dal PNRR. Sotto questo aspetto saremo impegnati direttamente come categoria avendo ricevuto da Confetra la delega a interloquire con le istituzioni per gli interventi legati alla digitalizzazione dei processi logistici.

Giovanni Grande