Anche i commissari piangono. La burocrazia scacciata dalla porta è ben capace di rientrare dalla finestra. Con i soliti effetti paradossali. Ne sa qualcosa Pasqualino Monti, presidente dell’AdSP dell Mare di Sicilia Occidentale, che ha dovuto ricorrere a misure drastiche. “Serviva lanciare un segnale. Ho ritirato un bando per un intervento da milioni di euro per la realizzazione del bacino di carenaggio nel porto di Palermo per venire a capo di un problema tecnico-burocratico che di fatto paralizza l’azione dell’ente”.

Qual è l’intoppo?

Per la realizzazione del bacino di carenaggio da 150mila tonnellate servono finanziamenti per complessivi 120 milioni di euro. 39 erano già nella nostra disponibilità mentre gli altri 81 sono stati autorizzati dal MISE con una quota di ammortamento pari a quindici anni. Per un’opera la cui chiusura è prevista, però, in quattro. A dispetto di tutte gli strumenti di semplificazione che mi sono stati messi a disposizione come commissario del MIMS questo sfasamento temporale impedisce di fatto il proseguimento dell’iter per mettere a gara l’opera.

Da qui il ritiro del bando…

Credo l’unica strada percorribile per sbloccare la situazione. Le AdSP vivono in una condizione di limbo. Non hanno accesso al credito poiché non possono emettere garanzie (queste ultime dovrebbero essere costituite dal demanio, cosa impedita per legge, ndr). Da qui la richiesta di intervento alla struttura tecnica di missione del ministero per un emendamento che preveda la riduzione dell’ammortamento ai quattro anni previsti inizialmente. Solo così potremo rimettere in piedi l’iter per avviare un intervento che ha una portata strategica per il futuro del nostro sistema portuale.

La burocrazia colpisce anche i commissari…

Questo la dice lunga sulla differenza che c’è tra i soldi che vengono impegnati e quelli che sono realmente spesi. Non bastano gli strumenti straordinari messi a disposizione delle strutture commissariali se poi per effetto di regolamenti interni ai ministeri, non adeguati in tempo al cambio delle regole, tutto rischia di saltare.     

Paradossalmente è riuscito a concludere più opere con le misure ordinarie…

Tutto quello che l’ente ha anticipato finora è frutto del lungo lavoro di posizionamento compiuto rispetto al mercato. Dal 2017, anno in cui il flusso finanziario dell’ente ammontava a 7 milioni di euro, abbiamo dimostrato di essere un sistema portuale solido, logisticamente ben collegato, efficiente. Solo così si possono spiegare i 25 milioni contabilizzati nell’anno della pandemia. Se la burocrazia non ci frena riusciremo a mettere a sistema tutta la filiera di competenza: crociere, ro-ro, cabotaggio e cantieristica. Lo dimostra l’inaugurazione della nuova stazione marittima di Trapani. Ho voluto invitare tutte le istituzioni perché capissero che qui non si muovono bottoni ma si mettono a terra opere concrete. 

Come procede il dialogo con il territorio?

È passato il messaggio che i nostri porti possono rappresentare un volano di sviluppo e di qualificazione per le città. Non a caso, a partire dai comuni di Palermo e Trapani, stiamo ragionando sulla possibilità di avere un’unica linea di promozione nelle fiere e negli appuntamenti di settore. D’altronde siamo la porta di ingresso per i territori, giusto muoversi in questa direzione.

La Sicilia dei porti è pronta per le sfide della transizione?

Mi corre l’obbligo della sincerità. Non mi convince l’idea dell’elettrificazione delle banchine. L’evoluzione tecnologica delle navi, dal dual fuel agli scrubber, e le normative internazionali, con l’obbligo del basso tenore di zolfo, hanno già risolto la questione delle emissioni in banchina. Tra l’altro, in mancanza di un obbligo di collegamento alla futura rete elettrica, i costi sono incomparabili. Il rischio è di sprecare risorse e tempo per una soluzione non efficiente. Piuttosto l’isola avrebbe bisogno di infrastrutture per il GNL e lo sviluppo delle nuove tecnologie ad idrogeno. Vanno proprio in questa direzione i nostri progetti per la realizzazione di un hub energetico da sviluppare tra gli scali di Porto Empedocle e di Gela.