Sul tema delle semplificazioni Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti, si assegna senza indugi il ruolo del “rompiscatole”. Consapevole che «alla straordinarietà dei tempi corrisponda una straordinarietà dei mezzi da mettere in campo» è convinto della battaglia da ingaggiare per assicurare un futuro di sviluppo alla portualità italiana. La posta in gioco, d’altro canto, è alta. «L’uscita dalla pandemia coincide con il grande tema della transizione. Con l’opportunità, attraverso le risorse messe a disposizione del PNRR, di allineare il sistema per renderlo all’altezza delle sfide da affrontare». E per farlo «serviranno coraggio e senso di responsabilità».

Il 2021 è stato senz’altro un anno complicato. Come ne escono i porti italiani?   

Quello in procinto di chiudersi era l’anno della ripartenza, dopo gli eventi inattesi e imprevedibili del 2020. La pandemia ha imposto una nuova visione della sicurezza sanitaria, con tutte le misure rese necessarie per garantire la piena operatività delle attività portuali. Il test è stato superato. Dal punto di vista delle merci i traffici sono ripresi in modo sostenuto mentre permangono le criticità legate al settore passeggeri, in particolar modo alle crociere. Eppure proprio da questo segmento è arrivato un segnale più che incoraggiante. Il comparto, dopo essere stato praticamente azzerato nell’anno precedente, è riuscito a ripartire proprio dall’Italia. Le regole concertate tra i grandi player e i porti rappresentano un grande atto di responsabilità e professionalità. Un modello anche per le realtà estere.  

Assoporti, intanto, sembra aver svoltato pagina…

La scelta di un presidente “esterno”, concentrato a tempo pieno sull’attività associativa, nasce da una volontà precisa, dal desiderio di inaugurare una nuova stagione. Siamo così riusciti, in prima battuta, a compattare tutte le AdSP, sia in termini di rapporti sia di condivisione strategica degli obiettivi. Gli sforzi continueranno ad andare verso la ripresa e il consolidamento del dialogo con il cluster marittimo, le parti sociali e il ministero. Il confronto rispetto alle grandi trasformazioni che siamo chiamati ad interpretare è un punto essenziale per far funzionare la macchina. I porti sono i luoghi di interfaccia tra le attività economiche dei territori e le norme che le devono regolare: ci siamo posti il compito di facilitare la filiera decisionale, evitare la formazione dei colli di bottiglia. Per arrivare al traguardo serve semplificare il quadro. 

Un discorso che vale a maggior ragione per gli interventi previsti dal PNRR…  

Non voglio sembrare banale ma l’opportunità che abbiamo avanti è unica. Ne va del rafforzamento info e infra-strutturale del nostro sistema. Devo sottolineare con soddisfazione che il governo si sta impegnando fattivamente in questa direzione. Semplificare significa avere consapevolezza della straordinarietà dei compiti da affrontare. Il 2026 è dietro l’angolo e serve un supplemento di responsabilità in tutti i ruoli e a qualsiasi livello. In questa partita vinciamo tutti o perdiamo tutti.

È preoccupato del prossimo pronunciamento europeo sulle prerogative delle AdSP?

Tutti gli enti portuali italiani, supportati da Assoporti, hanno fatto ricorso contro l’impostazione portata avanti dalla Commissione europea. Abbiamo fatto la nostra parte. Dopo la sentenza, attesa per la prossima estate, tutti gli eventuali impatti sulla missione e la struttura delle AdSP passeranno in mano alla legittima sovranità della politica che dovrà intervenire per delineare le opportune risposte. Ciò che non è in discussione è il ruolo preponderante dell’interesse pubblico. La portualità è e rimane parte integrante di qualsiasi strategia nazionale. Anche per questo bisognerà prepararsi a qualsiasi tipo di scenario. 

I temi su cui sarà impegnata Assoporti nel 2022?

Senza dubbio il rapporto tra scali e città. È una questione centrale per la sostenibilità di cui tanto si parla. La conformazione del nostro sistema portuale rende necessario un continuo dialogo con la comunità locale. Dopo l’11 settembre del 2001 si è creata una vera e propria frattura tra i due ambiti. La sicurezza ha determinato divisioni nette. Riconquistare gli spazi portuali non operativi alle città potrebbe essere un modo per riequilibrare questa situazione di cesura. Fondamentale, inoltre, sarà l’attenzione all’evoluzione del mondo del lavoro. Le banchine sono il cuore della logistica moderna ed è lì che attraverso opportune politiche di formazione possono emergere nuove e inaspettate opportunità. Il nuovo lavoro qualificato è la leva principale anche per favorire la parità di genere. La nuova portualità che immaginiamo è anche e soprattutto inclusiva.

Red.Mar.