ESPO, l’organizzazione europea dei porti ha presentato il suo rapporto ambientale annuale (ESPO Environmental 2021) nell’ambito della sua iniziativa EcoPorts. Giunto alla sesta edizione il report si basa sui dati di 99 scali europei di 21 paesi. 


Per il 2021, lo studio mostra una serie di tendenze positive tra gli indicatori chiave dopo la fase di stagnazione registrata nell’anno precedente a causa dell’emergenza pandemica. Un numero crescente di autorità portuali, ad esempio, sta fornendo programmi di formazione e addestramento ambientale mentre quasi il 40% degli scali ha ottenuto la certificazione EcoPorts PERS, l’unica specificatamente riconosciuta per il settore. 


“Le sfide ambientali che l’economia e la società stanno affrontando al giorno d’oggi richiedono un eccezionale impegno e coinvolgimento di tutte le parti interessate nell’ecosistema portuale” ha sottolineato Isabelle Ryckbost, segretario generale dell’associazione. “Più che mai, il monitoraggio, la trasparenza e la certificazione sono elementi essenziali per progredire sulla strada del greening”.  
Invariate rispetto all’anno precedente le prime cinque priorità ambientali riconosciute dal cluster. La qualità dell’aria continua a rappresentare un tema discriminante, considerando la particolare configurazione urbanistica dei porti europei, la maggior parte dei quali vive a stretto contatto con le città. Il 71% degli enti risulta impegnato in programmi di controllo e monitoraggio con una crescita del 19% delle iniziative rispetto al 2013.  


Segue l’attenzione per i cambiamenti climatici a causa delle sfide operative che questo fenomeno impone alle attività. Sotto questo aspetto il report registra un crescente proliferare di azioni bottom-up che vedono in primo piano obiettivi come la decarbonizzazione da perseguire in collaborazione con la controparte industriale. Tra gli sforzi compiuti ESPO evidenzia l’adozione delle sue linee guida verdi che stabiliscono misure di mitigazione superiori a quelle previste dalla legge. 


La terza priorità è l’efficienza energetica, fondamentale sia per tenere sotto controllo le emissioni inquinanti sia per ottimizzare i consumi in un’ottica di maggiore competitività sul mercato. Molte realtà fanno affidamento su una combinazione di ottimizzazione della pianificazione dell’arrivo delle navi e delle operazioni portuali, e sull’uso di tecnologie innovative. Tra queste cresce l’impiego di mezzi elettrificati e di distribuzione smart. 


Direttamente legata alla prossimità con le città è la quarta priorità: il rumore. “Le discussioni sugli impatti negativi del rumore hanno guadagnato importanza negli ultimi anni, poiché questo elemento può disturbare i residenti che vivono vicino ai porti, accanto alla fauna selvatica nel porto o negli habitat circostanti,” evidenzia il report. Anche in questo caso le autorità si stanno attivando con compagne di monitoraggio che coinvolgono quasi di due terzi della realtà europea (64%), in crescita di 10 punti percentuali rispetto all’anno scorso.  


A chiudere la top five i rapporti, non sempre idilliaci, con le comunità locali. La stragrande maggioranza dei porti europei si trova in un’area urbana o in prossimità e sono percepiti dalla cittadinanza come i primi rappresentanti di un settore industriale ben più ampio come quello logistico. “Ciò significa che bisogna affrontare in modo diretto le preoccupazioni generali dei cittadini e impegnarsi costantemente a dare un’immagine positiva”. Essenziale sotto questo aspetto risulteranno “una buona comunicazione e la trasparenza delle pratiche”. 


A completare la lista delle dieci priorità ambientali della portualità europea, infine, la qualità delle acque, i rifiuti prodotti dalle navi e dalle attività sulle banchine, i dragaggi e i piani di sviluppo degli scali. 


Tra i focus del report anche l’attuale capacità di bunkeraggio di GNL sul vecchio continente, con 31 scali che garantiscono ad oggi il servizio. Considerando la tendenza alla diffusione di questo tipo di carburante negli ultimi anni, si registra una situazione di sostanziale stabilità, in particolare al capitolo infrastrutture. Quasi tutti i porti che offrono GNL possono fornirlo tramite camion (94%). La quota che si affida alle chiatte o a installazioni fisse (o ad entrambi) è rispettivamente del 45% e del 26%.
“Il 22% dei porti intervistati ha progetti di infrastrutture di bunkeraggio di GNL in corso, e il 26% sta pianificando di installare il bunkeraggio di GNL nei prossimi due anni”.