Buona parte degli agenti marittimi della Sardegna non hanno potuto partecipare all’Assemblea Generale di Federagenti. Appiedati dalla cancellazione dei voli per il continente hanno sperimentato sulla loro pelle, per l’ennesima volta, le difficoltà in cui si dibatte l’isola nel garantirsi collegamenti efficienti. L’ennesima prova che il sacrosanto principio della “continuità territoriale” rimane tale solo sulla carta, contribuendo a peggiorare le condizioni materiali di un’economia già in grande difficoltà prima del Covid.

«La pandemia ha rallentato qualsiasi iniziativa. Di fatto sui grandi temi che riguardano il futuro dell’isola stiamo viaggiando con un ulteriore ritardo di tre anni».

Giancarlo Acciaro, past president degli Agenti della Sardegna, è tra chi non ha potuto raggiungere Venezia in occasione della prima riunione in presenza della categoria. E le questioni da affrontare urgentemente le conosce perfettamente per averle ripetutamente denunciate, analizzate, proponendo una continua azione di sensibilizzazione sul territorio.

«Sulla continuità territoriale a livello marittimo, ora che si sono chiuse le gare provvisorie, è il momento di fare un minimo di chiarezza. Se si svolgono procedimenti con ribassi enormi mi sorge il dubbio che le agevolazioni di stato non sono poi così necessarie. Serve un ragionamento di carattere operativo incentrato sulla qualità dei servizi perché il tema della continuità non è solo tariffario ma riguarda la possibilità per i cittadini della Sardegna di poter partire e arrivare per sviluppare le proprie attività. Personalmente credo possa essere utile un tavolo di concertazione tra interessi privati e pubblici su un modello aperto a tutti, in cui sia l’utente a scegliere in base ad un’offerta più ampia possibile».   

Per togliere finalmente alla Sardegna l’epiteto di “terra lontana” vanno affrontati anche i ritardi sulla portualità. L’organizzazione del sistema degli scali isolani sotto l’unico ombrello della AdSP se da una parte semplifica il quadro dall’altro richiede la costruzione, che non può se non graduale, di meccanismi amministrativi, competenze tecniche, capacità di coordinamento in grado di abbracciare le differenti specializzazioni. È ovvio che le esigenze delle banchine di Oristano, votate all’agroalimentare, sono differenti da quelle di Olbia, specializzata in passeggeri, o da Cagliari, con le sue frustrate ambizioni industriali.

Partendo da questo quadro Acciaro è convinto che vadano potenziati i tre assi principali dell’isola, tenendo conto di fattori basilari come il transit-time.

«Ha senso – si chiede – un collegamento traghetti tra Cagliari e Genova? Due giorni di navigazione sono antieconomici, sia per le merci sia per i passeggeri­­». Meglio assecondare la geografia: «il nord dell’isola collegato principalmente con il nord Italia; il centro con Civitavecchia e Cagliari con la Sicilia e Napoli».

Discorso simile anche per i collegamenti aerei. «Non ci si può limitare ai soli collegamenti con Roma e Milano. Serve la connettività con gli altri poli aeroportuali nazionali e italiani. Oggigiorno è più facile collegarsi con la Spagna e Amsterdam piuttosto che con Verona».  

C’è poi la ferita aperta del porto canale. Il sogno svanito di sfruttare la posizione favorevole al centro del Mediterraneo per farne un hub di riferimento per le merci che passano da Suez.   

«Sono anni ormai che il porto viene abbandonato da chi, prima ha sfruttato un bene pubblico e poi ha deciso di trasferirsi altrove, magari dall’altra parte del Mediterraneo. Sul futuro dello scalo, sui possibili insediamenti bisognerà pretendere progetti e programmi lungimiranti».

Anche un altro past president degli agenti della Sardegna, Michele Pons, è preoccupato per la non utilizzazione del porto canale. L’AdSP sta vagliando interessamenti a livello internazionale. In attesa di chiudere il cerchio le banchine sono vuote, con ripercussioni a livello occupazione pesantissime per un’economia già in crisi di suo per il rallentamento delle attività retroportuali.

«Sarebbe opportuno sfruttare le strutture per il bene della collettività. Una proposta potrebbe essere quella di concessioni temporanee per non perdere alcuna occasione offerta dal mercato. Ovviamente con i dovuti paletti, in modo da non creare nessun ostacolo al percorso di assegnazione del terminal. Si potrebbe dare un minimo di sollievo a tutto il cluster dei servizi connessi, da quelli tecnico nautici a quelli alle merci, evitando di perdere denaro e opportunità imprenditoriali che altrimenti preferiranno quei porti che dimostreranno una maggiore flessibilità operativa e amministrativa».

È in questo contesto non certo semplice che Vincenzo Brandi, rappresentante di una agenzia storica, attiva da oltre 130 anni, ha recentemente raccolto il testimone alla guida degli agenti marittimi della Sardegna. Tra auspici di ripresa economica e trasformazioni profonde nell’assetto della professione ha deciso di tenere la barra dritta sulla valorizzazione della categoria.

«Rappresentiamo l’anello di congiunzione tra i porti e chi sulle banchine investe, produce, porta ricchezza. In una situazione di contrazione dei traffici e della produzione in cui il rischio di alimentare una pericolosa e dannosa concorrenza al ribasso sulle tariffe è alto gli sforzi dovranno concentrarsi sull’affidabilità, la credibilità e la capacità di confrontarci schiettamente. Conosciamo ogni aspetto operativo della catena marittima e possiamo giocare un ruolo positivo nella ripresa del nostro territorio».    

Sull’adeguamento della professione Acciaro sta portando da tempo avanti le sue iniziative che prevedono anche l’ingresso in settori non tradizionalmente presidiati, alla ricerca di nuove opportunità economiche. L’agente non più come operatore a bordo banchina ma come promotore del mercato. È il caso ad esempio della proposta di fare della Sardegna un vero e proprio hub mediterraneo dei mega yacth.

«Non dico che la figura dell’agente, così come conosciuto fino ad ora, abbia terminato il suo percorso. Ma è arrivato il momento di tentare strade innovative. Oggi come oggi un mega yatch è una vera e propria nave, con esigenze molto più sofisticate rispetto ad un’unità mercantile. Nessuno meglio di noi può mettere a disposizione un bagaglio di competenze e capacità operative in grado di attrarre questo tipo di attività».

Il sogno sono realtà consolidate come Montecarlo e Barcellona. L’obiettivo: puntare alla destagionalizzazione offrendo tutta la serie di servizi aggiunti e ad alto valore che questo tipo di imbarcazioni richiedono sotto l’aspetto tecnico.

«E’ un’occasione per coinvolgere le nostre maestranze qualificate. Il resto può farlo l’attrattività della nostra terra che non è fatta solo di coste e mare. L’interno della Sardegna significa cultura e scoperta di una terra rara e storicamente importante. Tutti ingredienti che se supportati da un sistema porti - strutture di servizio - infrastrutture può cambiare il destino dell’isola».

Giovanni Grande