Buona parte dei marittimi italiani rischia di non potersi imbarcare entro la fine dell’anno. Con possibili conseguenze drammatiche per le compagnie di navigazione, impossibilitate ad armare le loro navi. L’emergenza riguarda il rinnovo delle certificazioni obbligatorie STCW, gli attestati obbligatori riconosciuti a livello internazionale, senza i quali è impossibile operare a bordo. E la difficoltà da parte dei centri di formazione a smaltire il grande numero di richieste dovute al rallentamento delle attività a causa della pandemia.

L’ingorgo è alimentato da una serie di fattori coincidenti, il più importante dei quali è la scadenza del “primo ciclo di Manila 2021”, ovvero dei primi attestati quinquennali conseguiti dai marittimi italiani in seguito al recepimento della normativa internazionale in materia. Le misure di contenimento cui è stato sottoposto il settore della formazione a seguito dell’emergenza sanitaria: la sospensione delle attività durante il primo lockdown; la ripresa successiva con limitazione nel numero degli accessi nelle strutture formative; la scadenza delle deroghe concesse ai termini di scadenza degli attestati nel momento più drammatico della crisi, hanno fatto il resto.        

«Avevamo già segnalato un anno e mezzo fa la possibilità che si potesse creare una situazione di crisi e già oggi molte compagnie registrano difficoltà nel programmare la formazione degli equipaggi» spiega Raffaele Formisano, Segretario regionale Fit Cisl. «Il problema riguarda tutti i segmenti del settore marittimo. Se le crociere avessero già ripreso il pieno regime pre-pandemico ci troveremmo già in una fase drammatica. In mancanza dei certificati il marittimo è costretto a rimanere a terra, impossibilitato di fatto a lavorare».

Della questione si sono fatte carico le associazioni armatoriali e le segreterie nazionali dei sindacati di categoria che hanno intessuto un fitto dialogo con il Comando Generale delle Capitanerie di porto per sciogliere il nodo.

«Dal nostro punto di vista – continua Formisano – l’unica soluzione percorribile è quella di una breve deroga alle certificazioni in scadenza per dare la possibilità ai centri di formazione di smaltire le richieste arretrate. Soluzione che le autorità italiane dovrebbero concordare a livello internazionale, considerando la natura di questo tipo di convenzioni».

La problematica, come detto, investe buona parte della forza lavoro impiegata nel comparto marittimo, con particolari conseguenze sotto l’aspetto dell’impatto sociale ed economico per il più grande cluster della penisola, quello campano, che conta circa 23mila persone imbarcate sulle flotte italiane o internazionali.

Un ulteriore elemento di difficoltà per una tipologia di lavoro che sconta tuttora le complicazioni operative innescate dalla pandemia. Considerati dopo un lungo tira e molla tra le istituzioni internazionali “key worker”, e per ciò ritenuti essenziali per garantire il normale funzionamento di processi economici globali, i marittimi hanno dovuto prima affrontare la crisi del turn over degli equipaggi, con turni a bordo che si sono prolungati ben oltre quanto previsto dalle convenzioni sul lavoro, e poi una serie di difficoltà burocratiche per accedere alle corsie preferenziali di diritto durante l’avvio delle campagne vaccinali.     

Non c’è dubbio, rispetto a questa nuova emergenza legata al rinnovo dei certificati, che la soluzione auspicabile sarebbe comunque il ritorno alla piena agibilità delle aule, sulla falsariga di quanto è avvenuto con la ripresa dell’anno scolastico su tutto il territorio italiano. L’evoluzione della crisi sanitaria sta aprendo spiragli sempre più ampi verso un ritorno alla normalità. E l’attivazione degli stringenti protocolli di sicurezza applicati nei centri di formazione con successo finora dimostrano sia la percorribilità dell’ipotesi sia la capacità e la volontà del settore di non abbassare la guardia.