Dall’introduzione della propulsione a GNL allo sfruttamento delle aree polari, allo sviluppo dei parchi eolici si sta aprendo un ventaglio di opportunità lavorative sia in Italia sia all’estero per i professionisti del mare. L’evoluzione delle navi comporterà anche un cambiamento radicale nella cultura del personale marittimo chiamato a partecipare ad una rivoluzione profonda nell’ambito delle competenze da conseguire e perfezionare lungo tutto l’arco della propria carriera.

Per cogliere queste occasioni secondo il Cap. Rasorio Trapanese, co-founder di IMAT, il principale centro formativo marittimo italiano, mondo della formazione, armatori ed equipaggi saranno sempre più coinvolti in processi evolutivi di ampia portata.

Intervenuto alla recente manifestazione Blue Economy Summit Trapanese ha sottolineato il cambio di passo necessario per garantire al settore dello shipping professionalità e prestazioni sempre più elevate. Soprattutto, la capacità di tutti i soggetti in campo di allinearsi ad un contesto caratterizzato da cambi di prospettiva repentini.

«Nuove propulsioni ed evoluzione della tecnologia di navigazione saranno i tavoli su cui si giocherà la partita della competitività degli equipaggi. Si pensi a tutto il lavoro di esplorazione nelle aree artiche. Sebbene non direttamente coinvolti come bandiera il personale italiano può già legittimamente ambire a ricoprire un ruolo di rilievo in questi scenari».

Una riconosciuta professionalità in panorami operativi finora insoliti che dovrà contare innanzitutto su risorse formative di alto livello. Sulla consapevolezza, maturata in IMAT sin dalla sua fondazione, che «non basta più solo la preparazione standard di base».

Esempio di scuola i corsi di preparazione per il personale che opera su navi a propulsione GNL, per il quale il centro di Castelvolturno è stato autorizzato ad operare fin dal 2019.       

«Questo tipo di unità comporta esigenze di sicurezza nuove. Il gas agisce in modo diverso rispetto ad altri tipi di carburante e il personale tecnico deve essere pronto ad operare secondo procedure ad hoc. Bisognerà curvare le competenze dei marittimi su questi nuovi bisogni, considerando che, prima dell’avvento dell’idrogeno, che a sua volta porterà allo sviluppo di nuove competenze, almeno per un ventennio il gas naturale liquefatto sarà uno dei carburanti di riferimento».

Ma la “curvatura” delle competenze dovrà convergere anche su applicazioni tecnologiche che sconfineranno dalle applicazioni tradizionali. Anche in questo caso il Cap. Trapanese pone un esempio concreto.

«Nei prossimi anni il Dinamic Positioning, oggi appannaggio delle attività offshore, diventerà sempre più rilevante. In particolar modo per quelle unità passeggeri che solcheranno acque nelle quali non è possibile dare il fondo. Ne consegue la necessità di una maggiore attenzione nei programmi didattici per garantire una professionalità più alta ai tecnici italiani».

Il rischio è quello di perdere posizioni rispetto alla concorrenza internazionale. Situazione, tra l’altro, già riscontrabile nel settore dell’impiantistica offshore dell’eolico.

«Si tratta di un settore, quello dei parchi eolici, molto particolare che richiede navi specializzate e competenze molto alte. Purtroppo c’è una bassissima richiesta in questo campo e la presenza straniera monopolizza di fatto tutte le attività».