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AGOSTO 2021 PAG. 45 - Il commercio globale cresce sia per volume che per valore

 


Euler Hermes, società del Gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione del credito, ha reso noto i risultati di una ricerca condotta sul Commercio Globale. Nel 2021 (primo trimestre), è stato registrato un netto miglioramento soprattutto in termini di valore (+8,6%) che in termini di volume (+3,4%). Le previsioni evidenziano che questo trend continuerà fino a registrare una crescita, alla fine del 2021, del +7,7% in termini di volume (contro il -8,0% del 2020) e un tasso ancora più alto, del +15,9%, in termini di valore (contro il -9,9% del 2020). Nel 2022, il Commercio Globale non si arresterà, fino ad un aumento generale del +6,2% (volume) e +8,4% (valore).

Tre i temi che il report evidenzia come fattori che alimenteranno la crescita. “Il riassortimento degli approvvigionamenti spiega circa il 50% dell’aumento del valore dei flussi commerciali di quest’anno, poiché la corsa globale agli acquisti di materie prime sta sostenendo i volumi commerciali e aumentando i prezzi”. Tutto dovrebbe portare a una più ampia adozione del modello di gestione delle scorte “just-in-case”, “che può tradursi in una forma di micro-speculazione in cui le aziende si affrettano ad acquistare per proteggersi da ulteriori aumenti di prezzo”.

“Tale strategia aggiunge affanno allo squilibrio domanda-offerta globale in corso, causato dalle rinnovate restrizioni Covid-19 e dalle carenze di energia in Asia-Pacifico, insieme all’accelerazione della domanda dovuta alla grande riapertura negli Stati Uniti e in Europa. Il risultato è che i volumi commerciali sono sostenuti e i prezzi continuano ad aumentare”. Importante anche l’incidenza dei vincoli di spedizione (causa di un altro 35% circa dell’aumento del valore dei flussi commerciali di quest’anno), “poiché le navi sono attualmente utilizzate quasi al massimo della capacità e gli importatori sono disposti a pagare somme più alte per il trasporto dei loro ordini”. “È improbabile che l’industria navale si normalizzi nel breve termine. Ci sono segnali che i ritardi del trasporto marittimo stanno diminuendo ma la performance complessiva rimane la peggiore che si sia mai registrata in dieci anni di analisi (la quota di navi che non arrivano in tempo è rimasta intorno al 60-65% dall’inizio dell’anno, contro il 25% nel luglio 2020 e circa il 20% in media nel 2019)”. Infine il rapporto tra la domanda e l’offerta globale. Quest’ultima ha determinato “la maggior parte della contrazione annuale del commercio nel 2020, rappresentano solo il 15% circa della crescita media del commercio globale (valore) dall’inizio di quest’anno”. “Più specificamente, le aziende statunitensi ed europee stanno gestendo le loro scorte per rispondere a un forte rimbalzo della domanda locale, che dipende dalle materie prime e dai beni prodotti e spediti dall’Asia”.

In questo contesto l’Europa (in particolare la Germania) è complessivamente in ritardo in termini di stock di materiali, mentre, gli Stati Uniti e alcune economie dell’Asia sembrano avvantaggiarsene. L’Asia è probabilmente meno colpita dalle carenze di scorte, data l’elevata integrazione commerciale regionale e il posizionamento settoriale, che è prioritario per i fornitori. Al contrario, la maggior parte dei Paesi europei sta lottando per rifornire i bassi livelli di scorte. I Paesi Bassi e l’Irlanda rappresentano delle eccezioni, forse grazie al loro status di piattaforma commerciale e alla specializzazione nei settori tecnologico, chimico e farmaceutico. 

Per quanto riguarda l’Italia il Made in Italy riparte con vigore e nel 2021 si stima che registrerà una crescita del 12,5% rispetto all’anno precedente. Questa crescita del Belpaese si traduce in un incremento addizionale dell’export pari a 60 miliardi di Euro, di cui la metà destinati ai Paesi dell’Unione Europea.  

È probabile che le pressioni sui prezzi e sulla capacità produttiva permarranno, anche se dovrebbero raggiungere il picco nel 2021. Tassi tariffari più bassi non compenseranno i cambiamenti strutturali che probabilmente manterranno elevati i costi del commercio. Ci si aspetta che la crescita del commercio globale rimanga sopra la media nel 2022, a +6,2% in termini di volume e +8,4% in termini di valore, mentre, in Italia l’incremento atteso sarà del 6,3% (valore).

La domanda globale continuerà a essere sostenuta nel 2022, grazie al nuovo ciclo di infrastrutture, agli stimoli fiscali, ai risparmi residui (soprattutto nelle economie avanzate) e all’allentamento delle tariffe commerciali. A livello globale, dopo quest’anno, i produttori dovranno affrontare il picco del ciclo della domanda (intorno alla metà del 2022) in un momento in cui le scorte saranno superiori alla media.

Paola Martino

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