I tipici hawker di Singapore, veri e propri centri all’aria aperta costituiti da decine di stand fissi, ognuno dedicato ad un tipo di cucina o a una specialità diversa, già riconosciuti come patrimonio dell’Unesco, potrebbero giocare un ruolo di rilievo nella fase di transizione energetica dell’industria marittima. Arriva principalmente da qui, e dalle altre attività di food and beverage della città-stato asiatica, l’olio da cucina esausto (UCO – Used Cooking Oil) impiegato per l’uso di carburanti alternativi marini in grado di ridurre le emissioni di CO2. 

Su impulso della conglomerata Anglo American lo scorso giugno è stato infatti condotto un viaggio sperimentale da Singapore al Sudafrica a bordo della Frontier Jacaranda, nave portarinfuse di proprietà della compagnia giapponese NYK Line, per verificare la stabilità in stoccaggio e le prestazioni dell’innovativa miscela di carburante.  

Il gruppo minerario quotato a Londra e a Johannesburg, alla ricerca di soluzioni per ridurre l’intensità di carbonio delle sue operazioni di trasporto marittimo (compreso l’uso di LNG e la sperimentazione sull’ammoniaca), ha collaborato con la Alpha Biofuels, società che converte l’UCO in biocarburante, per miscelare questo biodiesel sostenibile tramite serbatoi a terra a Singapore, e già coinvolta nel mese di aprile nella prima sperimentazione di questo processo insieme alla società giapponese TTP (Toyota Tsusho Petroleum), come fornitore fisico di bunker che gestisce le chiatte di bunker nel porto asiatico, e la Nanyang Technological University (Maritime Energy & Sustainable Development Centre of Excellence). 

Nello specifico il combustibile miscelato è composto dal 7% di biocarburante e dal 93% di combustibile normale, combinazione che riduce le emissioni di CO2 di circa il 5%, ed è conforme ai requisiti dell’Organizzazione internazionale per i combustibili marini e non richiede modifiche sostanziali al motore.

Peter Whitcutt, responsabile marketing di Anglo American nel commentare la riuscita dell’esperimento ha sottolineato la necessità di avere a disposizione una gamma di “soluzioni complementari”. “Stiamo collaborando con operatori del settore che la pensano come noi per migliorare la nostra comprensione dei fattori che possono avere un impatto sulla futura scalabilità di questa soluzione”.  

Ispirato ai principi dell’economia circolare l’uso dell’UCO non è una novità nel campo marittimo. La società mineraria BHP il mese scorso ha annunciato che, insieme alla compagnia di navigazione tedesca Oldendorff Carriers e al pioniere dei biocarburanti avanzati GoodFuels, ha completato con successo la prima prova di biocarburante sostenibile su una nave d’alto mare in bunkeraggio a Singapore. Mentre dall’altra parte del globo, in Messico, si sta già impiegando la stessa tecnologia per alimentare 10 autobus della Linea 2 di Metrobus che attraversa la capitale del Paese da est ad ovest.   

I dati raccolti dal viaggio della Frontier Jacaranda saranno sfruttati per determinare un miglioramento della miscela di carburante sotto l’aspetto dei costi e di miscele con percentuali più elevate di olio esausto. 

Sotto questo aspetto Alpha Biofuels, la cui prima operazione basata su biocarburanti risale al 2008, ha già preso in considerazione la possibilità di attingere la materia prima presso i vicini mercati della Malesia e dell’Indonesia se sarà necessario un volume maggiore per soddisfare una domanda che plausibilmente potrebbe crescere fino al 2000% entri i prossimi due anni.