Il Sudafrica ha annunciato un piano per il rilancio dei suoi porti attraverso la rimodulazione dei ruoli di gestione all’interno dell’ente statale Transnet che attualmente è responsabile di otto scali del paese. L’obiettivo è giungere ad una netta separazione tra chi gestisce le infrastrutture, la National Ports Authority, e l’operatore dei terminal Transnet Port Terminals. 

La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia del paese, alle prese con le conseguenze del Covid 19 e con una serie di drammatici disordini sociali seguiti all’incarcerazione dell’ex presidente Jacob Zuma, e come reazione ad una serie di performance negative che hanno certificato l’inadeguatezza del sistema portuale. 

Ha suscitato scalpore, ad esempio, il posizionamento (quattro degli ultimi cinque posti) dei principali porti container sudafricani – Durban, Cape Town, Ggeberbha e Ngqura – nell’ultima classifica di settore pubblicata dalla Banca mondiale (su un totale di 351 scali). Così come lo scivolamento verso il basso nell’indice di competitività che classifica il Sud Africa al posto 59 su 63, in calo rispetto al valore, pur basso (56), dell’anno precedente. 

Ha pesato anche l’indagine dello scorso marzo della “Ports Regulator of SA” sulle tasse applicate al transito di container sia dalla Transnet National Port Authority sia dal TPT, operatore che gestisce le 16 principali licenze per terminal container: 166% in più rispetto alla media globale. Un livello che contraddice la vocazione all’export dell’economia nazionale. 

A far precipitare ulteriormente la situazione l’attacco informatico di fine luglio che ha letteralmente azzerato l’attività portuale di Transnet a Cape Town, Port Elizabeth, Ngqura e Durban, il più trafficato dell’Africa subsahariana, per alcuni giorni. Inconveniente che peserà in modo determinante sulla leggera ripresa del PIL (+3,1%) prevista per il 2021 e che, nelle parole di Velile Dube, CEO di TPT, è conseguenza di due decenni di investimenti inefficaci. 

Nasce da questo contesto la decisione di riorganizzare il sistema attraverso una nuova autorità portuale nazionale indipendente. L’ente, consociato e interamente controllato da Transnet, con un proprio consiglio nominato dal Dipartimento delle imprese pubbliche, gestirà le entrate generate dai porti sudafricani per investimenti in infrastrutture e aggiornamento tecnologico. 

“La creazione di una filiale separata consentirà all’autorità portuale di prendere le proprie decisioni di investimento e garantirà che tratti tutti gli operatori dei terminali in modo equo nell’interesse degli utenti del porto” ha spiegato Cyril Ramaphosa, presidente del Sud Africa, durante una conferenza stampa al porto di Cape Town, che si trova su una delle rotte marittime internazionali più trafficate ed è particolarmente importante per l’esportazione di frutta fresca e vino. 

Nella nuova strategia è previsto un ampio spazio per gli investimenti privati. Risorse cui cercherà di attingere TPT nel suo tentativo di integrarsi nella rete globale dei terminal container, attraverso partnership in grado di fornire assistenza sulle modalità operative e tecnologiche. 

Sforzi saranno fatti anche per rendere più efficienti gli altri attori della catena logistica: autorità doganali, sanitarie e portuali, logistica di terra, magazzini e depositi di imballaggio. 

TPT conta così di superare il tetto di investimenti dello scorso anno, circa 122 milioni di euro, in attrezzature e tecnologie per poter operare con navi più grandi al fine di specializzare i suoi scali. Il sogno è quello di rendere Ngqura la “Dubai” dei terminal container, posizionandola come hub di trasbordo, per l’area dell’Africa Subsahariana.