La grande Cina serve quasi un miliardo e mezzo di persone attraverso 14.000 chilometri di costa, l’Italia con soli 60 milioni di abitanti ha una coast line di oltre 8.000 chilometri e la complicata orografia del nostro bellissimo territorio ha fatto nascere le città italiane quasi tutte sul mare ed in prossimità dei porti: le uniche grandi città non portuali sono Milano, Torino e Bologna ma collocate nella pianura padana, quindi senza montagne troppo vicine ad ostacolarne i commerci e lo sviluppo.

Il Professore Enrico Musso ha svolto tempo fa un interessante studio sulla “desiderabilità del porto” relativamente al rapporto Porto-Città e questa ricerca rappresenta plasticamente un problema tuttora irrisolto. Forse proprio Genova è la città che meglio convive con il suo porto, i genovesi lo accettano perché storicamente, culturalmente e socialmente il porto è stato sempre parte della Città. Quasi tutti gli altri grandi porti italiani (tranne Gioia Tauro e Ravenna) costeggiano le città storiche ed il dibattito tra le esigenze della Città e lo sviluppo dei porti è un grande problema che non siamo ancora riusciti ad affrontare in modo positivo.

Negli ultimi anni però ho visto crescere l’attenzione delle Città ai propri porti e si sono sempre più abbattute quelle barriere fisiche e psicologiche che in passato vedevano una contrapposizione anche forte tra il Porto (che non voleva cedere nessuna area, anche quelle non utilizzate) e la Città che spesso vedeva nel porto non già le opportunità legate al commercio e ai traffici marittimi ma un ostacolo per l’accesso al mare.

Credo che lo spartiacque di un nuovo modo di ragionare tra Città e Porto possiamo trovarlo nel primo porto italiano, Genova, che quasi 30 anni fa, sfruttando anche la grande occasioni delle Colombiadi, ha rivoluzionato parte del proprio waterfront: vado a Genova da 40 anni e ricordo lo stato di abbandono di quella parte del porto che oggi è invece il centro pulsante di attività del tempo libero, di alberghi e ristoranti, di marine con grandi yacht, di grandi attrattori turistici come l’Acquario ed il Museo del Mare.

Quanto fatto a Genova trent’anni fa potrebbe costituire anche un esempio positivo per altre Città-Porto. Vengo direttamente alla Città dove vivo, la bellissima Napoli, invece ancora in ritardo sulla realizzazione di un waterfront adeguato: tante le cause, ma non dobbiamo arrenderci.

Agli inizi degli anni 2000, Presidente del Porto Francesco Nerli, viene lanciato un grande concorso per la realizzazione di un progetto di waterfront nella parte occidentale del porto, quasi 4 km di banchine tra la settecentesca Immacolatella Vecchia (edificio da cui partivano gli emigranti a inizio ‘900) ed il Faro sul Molo San Vincenzo: partecipano alla gara numerosi studi di architettura nazionali ed internazionali, se lo aggiudica lo studio di architettura guidato dal francese Michel Euvè con un progetto molto moderno che coniuga le esigenze dei traffici passeggeri esistenti in questa area con la necessità di aprire questi grandi spazi del porto alla Città.

Purtroppo anche a Napoli, come spesso accade nel nostro paese, per svariate ragioni (ricorsi di altri architetti, commissariamenti continui del Porto, ritardi vari) il progetto inizia a veder la luce solo negli ultimi anni quando il Presidente Spirito avvia finalmente, d’accordo con il Comune di Napoli, i lavori di completo rifacimento della Stazione Marittima del Molo Beverello dove si movimentano in condizioni caotiche oltre 3 milioni di passeggeri sui mezzi veloci con le isole del Golfo di Napoli.

Negli ultimi anni si è però sviluppato a Napoli, così come anche in altre Città Porto, un rapporto positivo tra le associazioni culturali del porto ed il mondo della ricerca e dell’Università: mondi apparentemente lontani si sono avvicinati, hanno parlato tra loro ed hanno costruito insieme idee e progetti per una felice convivenza tra Città e Porto. Il Propeller costituisce un elemento fondamentale di questa discussione in molti porti italiani e le interrelazioni con istituti di ricerca come il CNR e le Università sono in costante, positiva crescita: contribuiscono a questo sia convegni come quelli delle Shipping Weeks che azioni comuni promosse localmente.

Proprio tornando a Napoli una battaglia comune del Propeller, allargata al CNR, alle Università e poi a tante altre associazioni (siamo ora in totale più di 10) è quella per la restituzione del Molo San Vincenzo alla fruizione del Porto che vi prevede l’attracco dei mega yacht e della Città. Si tratta della parte occidentale finale del nostro porto, sconosciuta alla maggior parte della popolazione perché interclusa dalla base della Marina Militare in radice alla darsena Acton: è un posto storico spettacolare, alla cui estremità corrispondente all’ingresso delle navi in porto è collocata la antica statua di San Gennaro.

Dopo tanti anni di discussioni, di passi avanti e passi indietro siamo forse al momento decisivo: il Comune di Napoli e l’Autorità di Sistema Portuale hanno dato mandato a CDP Immobiliare di presentare un progetto per l’utilizzo del Molo San Vincenzo, progetto che sarà presentato in autunno e che terrà ovviamente conto anche delle esigenze della Marina Militare.

Altro progetto di cui il Propeller Napoli, insieme ad altre 30 associazioni e società, si è fatto promotore è la realizzazione di un grande Museo del Mare e delle Migrazioni: Napoli e la sua provincia sono la patria dello shipping nazionale, innumerevoli sono le collezioni ed i reperti navali sparsi sul territorio, da ultimo le navi romane ritrovate negli scavi della metropolitana a Piazza Municipio. La casa naturale del Museo può essere l’enorme edificio abbandonato degli ex Magazzini Generali collocato al centro del waterfront di Napoli.

La tempistica potrà favorire una accelerazione di questi importanti progetti perché proprio ad ottobre si insedierà a Palazzo San Giacomo il Sindaco eletto dai napoletani: il Propeller si batterà perché i candidati Sindaci prendano l’impegno concreto di considerare il Molo San Vincenzo ed il Museo del Mare e delle Migrazioni una priorità per la Città di Napoli.

Umberto Masucci