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GIUGNO 2021 PAG. 50 - Le ZEE, il Mediterraneo e il nuovo contesto Geopolitico

 

 

Nel lontano dicembre del 1982 venne firmato nella bella cornice giamaicana di Montego Bay la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Una data d’importanza epocale per il diritto internazionale poiché con questa Convenzione il mondo s’era finalmente dotato di un importantissimo trattato con il quale definire oneri e onori, responsabilità e diritti degli Stati nell’utilizzo dei Mari e degli Oceani. Un trattato, passato alla storia con l’acronimo di UNCLOS, che ancora oggi, a quasi quarant’anni dalla sua firma, è fondamentale per regolare e regolamentare i rapporti marini e marittimi tra le nazioni. L’importanza dell’accordo ci viene testimoniato dal foltissimo numero degli stati firmatari ossia ben 167. In pratica potremmo adoperare il 16 novembre 1994, anno in cui il trattato è entrato in vigore, come data indice per il diritto della navigazione e per quello internazionale. Nel cuore della Convenzione, nello specifico la Parte V dall’articolo 55 al 75, viene normata l’istituzione delle ZEE (Zona Economica Esclusiva) che consente agli Stati di sfruttare in modo esclusivo economicamente e non solo, la porzione d’acqua e l’ambiente sottomarino fino e non oltre le 200 miglia dalla costa di appartenenza. Già all’inizio nel nuovo secolo molti studiosi si sono affrettati a sottolineare l’importanza di tale provvedimento che avrebbe di fatto cambiato enormemente le carte nautiche poiché avrebbe ridimensionato di circa un terzo quelle internazionali. Un esempio eccezionalmente chiarificatore lo ritroviamo proprio nel nostro Mediterraneo dove le porzioni di acque internazionali sono praticamente destinate a svanire. Non v’è dubbio che non tutte le nazioni si siano dotate di studi tecnici, geografici, giuridici per meglio affrontare l’istituzione di queste Zone. Certo bisogna affermare che esiste una antica querelle tra Canada, Stati Uniti e Federazione Russa per l’utilizzo, ma sarebbe più opportuno dire la titolarità, dell’uso delle rotte Artiche. È comunque anche vero che tale disputa è antichissima poiché potremmo farla risalire a quando nel lontano marzo del 1867 gli Stati Uniti, grazie all’interessamento del suo Segretario di Stato William H. Seward, comprarono ad un prezzo più che modesto l’Alaska dall’allora amico Impero Russo. Non a caso la capitale russa dell’Alaska prese il nome di Nova-Archangelsk, come la città portuale russa sul Mar Bianco. Certo l’insigne uomo politico americano fu anche colui che cercò per primo nel 1868 di acquistare la Groenlandia dal governo danese per cui si comprende una sorta di deriva nordista della dottrina Monroe. Come detto, al difuori di questo esempio anche gli altri Stati non hanno provveduto nell’immediatezza a proclamare le proprie Zone Economiche Esclusive. Queste per molti anni sono state studiate quasi esclusivamente per meri scopi accademici. Negli ultimi anni, invece, abbiamo assistito ad un’inversione poiché c’è stata una vera e propria corsa da parte di molti Stati a dichiarare la propria ZEE soprattutto nel bacino mediterraneo. Questo repentino cambio di tendenza è stato determinato dai recenti lavori di Suez che hanno rapidamente trasformato il mondo del trasporto marittimo e quindi economico e politico. Infatti con i lavori del 2015 s’è attivata l’ormai famosa Belt and Road Initiative e conseguentemente s’è provveduto ad accelerare sulla realizzazione delle Rotte Artiche, sia quella ad est che ad ovest. Proprio la riproposizione della Nuova Via della Seta ha ridato nuovo slancio all’antico Mediterraneo che è diventato il luogo con il maggior tasso di scambio marittimo del mondo superando anche i più vasti e blasonati oceani come quello Pacifico e Atlantico come si può desumere dalla folta documentazione prodotta da Alessandro Panaro per la SRM (Studi Ricerca per il Mezzogiorno). L’antico Mare Nostrum diviene quindi una porzione d’acqua dove la dimensione economica e geopolitica è ben maggiore rispetto a quella geografica, superando oggi anche quelli che sono i canoni di Mediterraneo Allargato, che probabilmente sarebbe più corretto definirlo oramai Infinito come molto brillantemente suggerito da Giancarlo Poddighe in un bell’articolo su Analisi Difesa del dicembre del 2020. Proprio la centralità economica, politica, geografica e soprattutto geopolitica del Mare tra le Terra ha indotto i paesi mediterranei ad una vera corsa alle ZEE. Naturalmente più volte insigni uomini di mare e studiosi di acclarata fama su molte autorevoli riviste, inclusa la nostra, hanno sottolineato l’utilità e l’urgenza da parte del governo di Roma di dotarsi di quel strumento legislativo necessario per poter finalmente predisporre la realizzazione di una ZEE italiana. Ebbene finalmente il 9 di giugno il Parlamento italiano ha approvato ad ampia maggioranza la proposta di legge dell’on. Di Stasio sulla ZEE italiana. Tale evento è stato giustamente salutato con grande enfasi ed incredibile entusiasmo, ma in realtà, è bene dirlo subito, questo è un punto di partenza e non certo d’arrivo. In pratica è un provvedimento di grandissima importanza ed indispensabile, ma non certamente sufficiente poiché proprio la posizione geografica italiana, la sua centralità la mette in condizione di dover attivare una serie molto complessa di accordi con i tanti paesi rivieraschi al fine di portare allo stato di attuazione la sua proposta di ZEE. Il problema è complesso per cui sarebbe stato opportuno giungere a questa importante data con una vera e propria strategia mediterranea che stentiamo ad organizzare. Le complessità sono molteplici e non tutte di facile risoluzione. In primis è importante sottolineare come tale legge sia stata proposta dai partiti e non dal governo il ché induce a pensare che proprio la dimensione navale e marittima dell’Italia non sia ancora al centro dell’azione governativa. L’Italia è giunta a questo importante traguardo non certo per prima nel bacino mediterraneo, infatti Turchia, Libia, Cipro, Egitto, Algeria e altre hanno già presentato la loro proposta di ZEE alcune anche in modo unilaterale ed altre includendo porzioni di mare spettanti ad altri paesi. Anche la dimensione adriatica può prendere derive complesse per svariate motivazioni come la realizzazione di un corridoio per le acque slovene chiuse tra quelle italiane e croate. È bene tener presente la possibilità di ingerenza di potenze mondiali terze che grazie ai cospicui investimenti in nazioni rivierasche possano in qualche modo incidere sugli accordi. Infondo come ebbe a sostenere Ottone von Bismark chi ha la borsa di una nazione ne possiede il controllo. Anche il caso algerino è ebbro di complessità poiché il governo di Algeri ha istituito la sua ZEE facendola giungere fino alla costa sud occidentale della Sardegna. Anche la ZEE turco-libica presenta nel suo complesso criticità e complessità non facilmente sanabili senza una vera e profonda azione diplomatica e politica. Dulcis in fundo la complicata ed annosa questione con Malta. In sintesi la legge sulla ZEE italiana deve essere accolta con grande giubilo, ma solo nella profonda consapevolezza che questo è un primo passo verso un più complesso e articolato lavoro che potrà portare i suoi frutti solo liberando quelle energie economiche, politiche e di competenza marittima indispensabili per il futuro nazionale. Bisognerà creare un pensiero navale di Sea Power, ampliare il suo apparato militare e mercantile, potenziare i collegamenti tra il nord e il sud della penisola e da e per l’Europa, sviluppare strategie economiche e politiche per il rilancio nazionale non solo in ambito mediterraneo, ma anche internazionale. Questa legge potrebbe dare quella spinta necessaria per una nuova era per la nostra penisola che potrebbe risorgere come araba fenice o risultare l’ennesimo provvedimento legislativo realizzato tanto per fare. Come sostenne Napoleone posso perdere una battaglia, ma non perderò mai un minuto, ebbene e giunto finalmente il momento di non perdere più tempo.

 

Alessandro Mazzetti

 

 

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