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GIUGNO 2021 PAG. 22 - Silvia Moretto: gli spedizionieri protagonisti del cambiamento

 

 

«In questi mesi difficili il ruolo della logistica è emerso prepotentemente anche al di fuori dei discorsi specialistici. Le filiere del trasporto sono state descritte nella loro resilienza ed essenzialità per la vita di tutti i giorni. Di fronte a questa strategicità emerge l’altro lato della medaglia. La riprese dell’economia, la crescita di domanda di trasporto, contribuiranno a far crescere le emissioni. Anzi, il settore potrebbe contribuire a vanificare tutti i progetti di decarbonizzazione su cui si è discusso finora». La contraddizione messa in evidenza da Silvia Moretto, presidente di Fedespedi, dimostra ancora una volta come sostenibilità e digitalizzazione non possono essere derubricate a semplici slogan. «Sono realtà con cui fare i conti. E lo sforzo dovrà coinvolgere non le singole categorie ma tutti noi perché il tempo è scarso e stiamo avvicinandoci pericolosamente al punto di non ritorno. Le risorse per costruire nuovi modelli ci sono, ognuno è chiamato a fare la propria parte».

Su questo punto ha recentemente parlato degli spedizionieri come “protagonisti del cambiamento”…  

Nella nostra veste di “ingegneri” delle supply chain abbiamo promosso, nell’ambito della discussione sul PNRR, la necessità di un “upgrade digitale” della categoria, ottenuto sotto forma di interventi sistemici e di supporto alle singole aziende che decidono di intraprendere questa strada. Le nuove tecnologie possono contribuire ad una maggiore sostenibilità delle attività. Fermo restando che ogni impresa è fatta di persone e, al di là degli strumenti a disposizione, servono sempre più competenze specifiche e formazione.

Quali iniziative ha intrapreso Fedespedi su questo punto?     

Era necessario fare il punto della situazione, mappare lo stato dell’arte della nostra categoria. Nasce da qui la decisione di effettuare tramite specialisti del settore un’analisi strategica delle dinamiche in atto. Ne emergerà uno studio condotto su base scientifica che potrà dare indicazioni sull’evoluzione futura del comparto. Riteniamo che in un momento di cambiamenti repentini sia arrivato il momento di fornire alle imprese che rappresentiamo uno strumento aggiornato e innovativo per aiutare a individuare le soluzioni più efficaci sia nella gestione operativa sia in quella delle risorse umane.

Cosa sarà evidenziato dallo studio?

L’obiettivo è quello di indicare la direzione verso cui evolverà l’organizzazione aziendale: ruoli, aspettative, gap da colmare. La pandemia sotto l’aspetto dell’organizzazione del lavoro ha fatto emergere esigenze inedite. Dovremo imparare anche a rendere più attrattiva la nostra attività per coinvolgere i nuovi talenti.  

Il che significa creare nuovi collegamenti con il mondo accademico…

Non possiamo correre il rischio di perdere la capacità di immaginare il futuro che è tipica dei giovani. La pandemia ha garantito grande visibilità al settore della logistica. C’è una nuova percezione della sua importanza che va valorizzata attraverso nuove alleanza con il mondo della formazione. Mettere insieme ricerca, didattica, competenze professionali per poter interpretare al meglio le sfide del futuro.

Il settore produttivo, intanto, continua a preferire i contratti ex-works…

Questo è un problema che sul lungo termine rischia di avere contraccolpi negativi sulla competitività del nostro sistema economico. Uno dei primi passi da compiere è quello di sensibilizzare le aziende sui rischi di mancato controllo della propria supply chain. Le semplificazioni che chiediamo potrebbero aiutare le imprese a scegliere altre forme contrattuali. Il franco fabbrica spesso è scelto come scorciatoia, scaricando sulle spalle di terzi le barriere burocratiche e le incertezze dei tempi di un sistema inefficiente. Ma non è la soluzione che può metterti al sicuro dagli imprevisti. La produzione di una merce è una fase altrettanto importante della sua collocazione sul mercato.  

Su quali strumenti si potrebbe puntare?  

Oltre a quelli su cui ci battiamo da tempo: sudoco, crm, sfoltimento della burocrazia, servirebbe una razionalizzazione delle norme del Codice Civile che riguardano il contrato di spedizione. Anche, perché no?, qualche forma di incentivo alle aziende che decidono di rivolgersi verso altre forme contrattuali. In un momento di grandi tensioni sulle supply chain potrebbe sortire effetti positivi.

G.G.

 

 

  

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