Le emissioni globali di CO2 sono calate dell’1% l’anno scorso a causa delle conseguenze della pandemia da Coronavirus. Complessivamente i principali settori merci – petroliere, bulker e container – hanno registrato un aumento delle emissioni pari all’1,2% (con un -2,4% dei container compensato dalla crescita di bulker e tanker). Gli altri comparti – traghetti, ro-ro, crociere (con una contrazione del 45%) – hanno contribuito, con il calo della domanda e la rarefazione delle attività, alla flessione delle emissioni dell’industria dello shipping. 

È quanto calcolato dal data provider marittimo Marine Benchmark, con sede a Goteborg (Svezia), attraverso l’analisi del consumo di carburante effettuata, a partire dalle informazioni AIS (i sistemi di identificazione automatica resi obbligatori dall’IMO per le unità superiori alle 300 tonnellate), con algoritmi proprietari che hanno tenuto conto dei fattori che determinano il consumo effettivo di una nave (scafo, design del motore e dell’elica, dislocamento, velocità, fouling, condizioni idrologiche e meteorologiche). 

"La pandemia ha avuto un effetto variegato sul trasporto marittimo”, sottolinea Torbjorn Rydbergh, CEO di Marine Benchmark. “Anche se il risultato complessivo è una diminuzione delle emissioni di carbonio per l'anno scorso, l'effetto potrebbe essere temporaneo in quanto l'attuale ripresa della domanda economica globale punta a un'attività di navigazione più sostenuta nel 2021".