Quanto è connesso il mondo? Il commercio, i capitali e il flusso di informazioni hanno tenuto sorprendentemente bene dopo un netto tracollo all’inizio della pandemia. Male gli investimenti diretti esteri. 


Paesi Bassi, Singapore, Belgio, Emirati Arabi e Irlanda sono i Paesi più globalizzati al mondo. L’Italia è al 26° posto. È quanto emerge dal DHL Global Connectedness Index (GCI) 2020, rapporto sul grado di connettività dei vari Paesi, redatto da Steven A. Altman e Phillip Bastian della New York University Stern School of Business. 


Il DHL Global Connectedness Index, oggi alla sua settima edizione, incrocia più di 3,5 milioni di dati per monitorare la globalizzazione di 169 Paesi nel periodo che va dal 2001 al 2019. Ogni Paese viene analizzato in base ai suoi flussi internazionali rispetto alla sua economia nazionale e in base alla distribuzione globale o più “focalizzata” dei flussi internazionali. 


Le chiusure degli esercizi commerciali e l’impossibilità di viaggiare per frenare la diffusione del virus hanno portato a un crollo senza precedenti dei flussi di persone nel 2020. Secondo le ultime previsioni delle Nazioni Unite, il numero di persone che viaggiano all’estero ha toccato il -70% nel 2020. Il turismo internazionale potrebbe non tornare al suo livello pre-pandemia fino al 2023. Al contrario, il commercio, i capitali e il flusso di informazioni hanno tenuto sorprendentemente bene: dopo un netto tracollo all’inizio della pandemia, il commercio internazionale è rimasto e rimane un nodo vitale per le economie di tutto il mondo. I flussi di capitale sono stati colpiti più duramente con un calo previsto del 30-40% degli investimenti diretti esteri (IDE), il riflesso concreto delle aziende che vogliono comprare, costruire o reinvestire in operazioni all’estero. Le risposte dei governi e delle banche centrali hanno aiutato però a stabilizzare i mercati. 


I dati più recenti mostrano che i Paesi Bassi sono ancora in cima alla classifica del GCI 2020 come il Paese più connesso al mondo. Singapore guida la classifica sui flussi internazionali rispetto all’attività economica interna, ma nessun Paese vanta una distribuzione dei flussi più globale di quella del Regno Unito. L’Europa è il continente più globalizzato in termini di flussi commerciali e di persone, con 8 delle 10 nazioni in testa alla classifica situate all’interno del territorio. Per quanto riguarda il flusso di informazioni e di capitali, il Nord America guida l’indice 2020. 


L’Italia si aggiudica il 26° posto nel DHL Global Connectedness Index del 2020, stando ai dati 2019: il suo punto di forza è la distribuzione globale e variegata dei flussi internazionali, soprattutto per quanto riguarda l’informazione – basata specialmente sulla ricerca scientifica – e i flussi di persone: 6° posto su 138 grazie agli afflussi di studenti stranieri, immigrati e turisti da tutto il mondo. 


Affinché un Paese possa definirsi globalmente connesso deve avere da una parte grandi flussi internazionali rispetto alla dimensione della sua economia interna (quello che viene definito profondità), dall’altra flussi internazionali distribuiti a livello globale piuttosto che focalizzati in modo ristretto (d’ora in avanti definito con il termine ampiezza). In termini di “profondità” l’Italia è al 54° posto su 169, con un miglioramento di 6 punti classifica rispetto al 2017. Sebbene la profondità commerciale dell’Italia sia relativamente bassa (111° su 169), i suoi flussi di capitale hanno un’elevata profondità e posizionano il nostro Paese al 18° posto (su 99). In termini di ampiezza, l’Italia si colloca al 15° posto su 169, con un’ampiezza dei flussi di informazioni particolarmente elevata (2° su 163).
DHL Global Forwarding mette in luce alcuni aspetti emersi dal rapporto come il commercio e i flussi di capitale che hanno iniziato a riprendersi o l’aumento dei flussi di dati a livello internazionale: sono aumentati notevolmente il traffico internet e l’eCommerce. 


Dopo essersi mantenuto stabile nel 2019, gli esperti hanno previsto un abbassamento significativo dell’indice di globalizzazione nel 2020, a causa degli effetti dell’emergenza sanitaria: le frontiere chiuse e i divieti di spostamento sono solo le due cause più ovvie di questa contrazione. Nonostante la situazione critica dei mesi scorsi, l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale e sta vivendo oggi una fase di ripresa.

Francesco S. Salieri