Il 2020 in Italia e nel mondo è stato l’anno del Supply Chain Finance, diventato strumento fondamentale per assicurare liquidità e supporto alla filiera. L’emergenza ha accelerato lo sviluppo di soluzioni innovative rivolte anche a piccole imprese e ha spinto la crescita di startup che offrono servizi in questo ambito. Lo rivela la nuova ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi al convegno online “Crisi, liquidità e filiere: il vaccino si chiama Supply Chain Finance” che stima in 450 - 490 miliardi di euro il mercato potenziale del credito di filiera nel 2020 in Italia, di cui solo un quarto già servito, per un settore dal grande potenziale di sviluppo.

“Il Supply Chain Finance è oggi sempre più uno strumento manageriale a supporto delle filiere, una leva strategica delle imprese per una migliore gestione del rischio e un aumento della resilienza – afferma Federico Caniato, Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance – Nella gestione della pandemia, è stato applicato spesso oltre il primo livello di fornitura, dimostrandosi strumento importante per supportare la crisi di liquidità, finanziando anche ordini o scorte. E la maggiore consapevolezza è destinata ad ampliarne ulteriormente la rilevanza in futuro. Ma l’introduzione di soluzioni richiede un’attenta gestione del cambiamento in azienda, per le relazioni da gestire e formalizzare con molti attori diversi. Ed è fondamentale migliorare la sinergia con il processo di gestione del rischio, perché è ancora alto il numero di imprese che utilizza il Supply Chain Finance esclusivamente per ottimizzare il capitale circolante”.

“Nel 2020 le soluzioni di Supply Chain Finance hanno giocato un ruolo importante anche per supportare le imprese esportatrici colpite dal Covid – spiega Antonella Moretto, Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance - Hanno superato i confini geografici, ma anche quelli dimensionali e di lontananza nella filiera: durante la pandemia, sono state sviluppate soluzioni Deep-Tier Financing per servire l’intera supply chain, a valle e a monte, portando sollievo finanziario a chi maggiormente ne ha bisogno. A differenza della crisi del 2008, gli operatori hanno immediatamente compreso che nella crisi di liquidità la filiera andava protetta e numerose soluzioni per dare sostegno e liquidità sono state rivolte anche a clienti e distributori. La sfida ora è aumentare il livello di consapevolezza e passare da una gestione della catena a una vera e propria gestione dell’ecosistema”.

Il mercato 2019

Nel 2019, prima dell'emergenza Covid, il mercato potenziale del Supply Chain Finance in Italia era pari a 505 miliardi di euro (+2,4% sul 2018), di cui soltanto il 29% servito, per un totale di 146 miliardi di euro, a conferma di ampi margini di miglioramento. Risultavano in contrazione l'Anticipo fattura, forma di finanziamento che prevede l'anticipo da parte di un operatore finanziario di una o più fatture non ancora riscosse (-3,4%, 65 miliardi di euro)  [1], e il Factoring tradizionale, la cessione di crediti commerciali vantati da un'azienda verso la propria clientela (-1,4%, 60 miliardi di euro).

Mentre erano in crescita tutte le soluzioni innovative come l'Invoice Trading, il "marketplace" per l'anticipo fattura che consente a terzi di investire su fatture con un meccanismo di asta (+100%, 250 milioni di euro), il Dynamic Discounting, il pagamento anticipato da parte del cliente a fronte di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo (+100%, 200 milioni), il Confirming, il debitore autorizza il factor a pagare i propri fornitori e a gestire i debiti commerciali (+40%,700 milioni). Più contenuta ma rilevante, la crescita della Cartolarizzazione (+5,8%, 9 miliardi di euro), del Reverse Factoring (+9,8%, 6,7 miliardi), della Carta di Credito virtuale (+5,5%, 3,2 miliardi), stabile il mercato della Cessione dei Crediti Futuri (1 miliardo). Dei 359 miliardi di euro di Crediti Commerciali non serviti da soluzioni di Supply Chain Finance, il 25% (circa 91 miliardi) erano coperti da Assicurazione del Credito, uno strumento sempre più usato dalle imprese per gestire i rischi derivanti dalle transazioni commerciali, lasciando un mercato di 268 miliardi di euro potenzialmente assicurabile o finanziabile.

Le stime 2020

Per il 2020, l'Osservatorio stima un mercato potenziale del Supply Chain Finance tra 450 e 490 miliardi di euro, con una contrazione di 15 e 55 miliardi di euro rispetto all’anno precedente, coerente con la congiuntura economica (visto il calo complessivo dei fatturati delle imprese italiane fra il 10% e il 12%). Il valore esatto dipenderà dalle performance di incasso e pagamento delle imprese nel 2020. I dati preliminari indicano che il mercato servito da soluzioni di Supply Chain Finance nel 2020 si assesterà intorno ai 120 miliardi di euro, pari al 24%-27% del potenziale, con un’evidente crescita delle soluzioni innovative e un brusco calo di quelle tradizionali.

Nello specifico, si evidenzia un crollo dell’Anticipo Fattura, che nel 2020 perde il primato di soluzione di Supply Chain Finance più utilizzata, scendendo a quota 44 miliardi di euro con calo del 33% rispetto al 2019. Fatica anche il Factoring diretto (55 miliardi, -8% sul 2019), che risente del calo dei volumi transati nei mesi di picco della pandemia e la preferenza verso soluzioni più orientate alla filiera. Crescono le soluzioni innovative come il Reverse Factoring (7,5 miliardi di euro, +13%) e il Confirming, (800 milioni di euro, +7%), ma anche Invoice Trading (300 milioni di euro +20%) e Dynamic Discouting (100 milioni, +500%). Secondo le stime, le soluzioni innovative coprono oggi tra il 4 e il 5% del mercato potenziale del Supply Chain Finance del 2020, in espansione costante negli ultimi anni (rappresentavano meno dell’1% nel 2015).

Le startup

A fine 2020 137 startup compongono l’ecosistema mondiale del Supply Chain Finance, capaci di raccogliere finanziamenti complessivi per 2 miliardi di dollari negli ultimi 5 anni, un risultato importante per un settore considerato una nicchia del mondo fintech. La maggior parte ha sede in Europa (48), Asia (45) e Nord America (28). Metà opera solo nel proprio contesto nazionale (46%), il 24% estende la sua offerta a livello continentale e il 30% a livello globale. Le soluzioni più offerte sono Invoice Trading (29 startup) e Reverse Factoring (28), ma si notano anche numerosi servizi complementari come valutazione del rischio (17), servizi di pianificazione finanziaria e tesoreria (11), di credit collection (9) o di assicurazione del credito (2). La tecnologia digitale più utilizzata è l’Artificial Intelligence (37%), seguita da Application Programming Interfaces (25%) e Blockchain (16%).

L’Export

La vendita a credito negli ultimi anni è diventata uno strumento commerciale fondamentale anche a livello internazionale, i cui rischi possono essere mitigati da apposite soluzioni di Supply Chain Finance. Ma le imprese italiane le conoscono poco: il 54% delle imprese esportatrici italiane non le conosce, il 22% le usa soltanto nel mercato nazionale e solo il 24% le impiega nelle operazioni di export. Le soluzioni di Supply Chain Finance più utilizzate sono quelle tradizionali, come la lettera di credito (50%), l'assicurazione del credito (48%), l'anticipo all'esportazione (44%). Solo il 14% usa spesso il Forfaiting (cessione da un esportare a un istituto finanziario di titoli di credito commerciali ricevuti da un importatore come pagamento di beni strumenti o servizi), l'8% l'Export Factoring (il factoring con l'aggiunta della gestione e copertura del rischio sui crediti da esportazione) e il 4% l'Invoice Trading.

Nonostante questo, le soluzioni di SCF hanno aiutato le imprese esportatrici a diminuire l'impatto negativo della pandemia: per il 25% hanno contribuito a stabilizzare o aumentare il fatturato estero, per il 22% hanno aiutato a riavviare le attività localmente e all'estero. Inoltre, il Supply Chain Finance ha permesso di migliorare la gestione dei processi interni e le relazioni di filiera.