«La campagna vaccinale anti-covid costituisce anche una sfida logistica di grandissima portata per tutti gli Stati. Paradossalmente la parte più difficile si è rivelata quella finale, una sorta di ultimo miglio, e non quella non strettamente legata allo stoccaggio e alla distribuzione delle dosi di vaccino come da molti esperti previsto». Così Marco Comelli, Segretario Generale e Direttore Scientifico, OITAf, ha evidenziato a SFLMI21 i punti critici della campagna vaccinale, vista dal punto di vista di una filiera, quella della logistica farmaceutica, che ha dovuto fare i conti, fin dall’emergere della crisi sanitaria, con le specificità e le zone d’ombra del suo modello operativo.

Il settore negli anni ha subito una forte evoluzione che ne ha modificato profondamente la struttura. L’alta presenza di siti produttivi, di depositi e concessionari a livello regionale, insieme alla distribuzione “in house” da parte di alcune aziende e il ricorso a una miriade di vettori da parte di altri, ha visto con l’inasprimento normativo degli anni Novanta una forte riduzione degli attori. I flussi si sono consolidati su pochi centri (Milano e Roma) mentre sul mercato hanno fatto irruzione player logistici multinazionali. I servizi si sono evoluti oltre il consueto scenario di warehousing & shipping. Tuttavia, come rilevato da Alessandro Rossetti, general manager di Columbia Pharma, uno degli attori principali della distribuzione farmaceutica in Italia, «le peculiarità del territorio italiano, a differenza di altri settori merceologici, suggeriscono la conservazione di player logistici nazionali». «Essi si sono evoluti con il mercato e con il quadro normativo».

Il mercato di riferimento, d’altronde, è numericamente rilevante. L’industria farmaceutica italiana conta 70 mila addetti diretti e più di 80 mila nell’indotto (packaging, logistica, ricerca e sviluppo, innovazione). Dal marzo 2018 l’Italia è il primo Paese in Europa per manifatturato farmaceutico con una presenza concentrata in Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, e situazioni importanti anche nelle altre regioni del Nord e del Centro Sud. «Il settore vale 34 miliardi di euro di produzione, il 90% in esportazione», ha sottolineato Pierluigi Petrone, presidente di Assoram.

Un comparto che, sotto l’aspetto logistico, ha dato un contributo importante nella lotta alla pandemia ma ha anche rivelato alcune criticità, in particolare sugli aeroporti e le carenze della capacità cargo in Italia. «Gli aeroporti hanno dimostrato che le competenze tecniche oggi esistono in funzione dell’impegno della logistica privata,» ha evidenziato Fabrizio Iacobacci, presidente di PharmacomItalia. «Cos’è mancato agli aeroporti? Una logica di sistema. Il vettore di bandiera ha la qualifica per la distribuzione aerea del prodotto farmaceutico. L’assetto è funzionale sotto il profilo del processo, ma manca l’infrastruttura».

Sotto questo aspetto pesa l’aspetto normativo, con il mancato recepimento delle regole sulle Good Distribution Practise (Gdp) pensate per garantisce la qualità, la standardizzazione e la formazione all'interno del processo. «La buona notizia è che il mercato le ha recepite, dalle multinazionali alle PMI, perché si è capita la loro importanza - ha affermato Mila de Iure, direttore di Assoram - la cattiva notizia, è che l’Italia non le ha ancora recepite con decreto e ciò impedisce alle aziende di comparire nella banca dati dell’European Medicines Agency”.

È partendo da queste condizioni, attraverso una interlocuzione continua e una più stretta collaborazione, che la filiera logistica sta affrontando la grande sfida del piano vaccinale che, necessariamente, dovrà essere caratterizzata dal passaggio da una gestione emergenziale a una specialistica e consolidata.

Ne sono convinti Vincenzo Salvatore ed Enrico Vergani dello studio BonelliErede. «Siamo di fronte alla più grande campagna vaccinale mai esistita, il nodo oggi riguarda le filiere della distribuzione e della somministrazione, che oggi vanno riadattate alla situazione – ricorda il primo – le sfide sono molteplici: il rispetto della catena del freddo, i fenomeni di edulcorazione e sofisticazione, la cybersecurity, in generale la farmacovigilanza». Vergani ha sottolineato l’importanza della condivisione: «Tutti gli approcci sofisticati che stiamo utilizzando non funzionano, senza piena informazione per tutti gli anelli della catena. La filiera dev’essere unica, definita e mantenere la stessa qualità, attraverso una solidissima base spina dorsale informatica e di cybersecurity. Bisogna passare da una gestione emergenziale a una gestione ragionata e pianificata”.