La discussione in sede europea per la revisione delle Ten-T ed un uso efficiente delle risorse previste dal Recovery Fund sono le due sfide da affrontare per porre fine ai limiti storici del rapporto tra industria e logistica italiane. Ne è convinta Raffaella Paita, Presidente Commissione Trasporti Camera dei Deputati, che intervenendo a Shipping, Forwarding&Logistic meet Industry, ha messo in fila le priorità da seguire, nel breve termine, per rilanciare il settore logistico. «Scontiamo tre elementi di debolezza strutturale cui è arrivato il momento di porre rimedio: lo sviluppo di un settore industriale che dal dopoguerra ha sempre considerato la logistica come una sorta di “sorella minore”; l’incapacità di cogliere pienamente le opportunità derivanti dall’apertura dei mercati; il ritardo nell’innovazione». Rispetto alle scelte altalenanti sotto l’aspetto della programmazione: «siamo un Paese che ha programmato le infrastrutture con un approccio non lineare» Raffaella Paita invita ad impostare una discussione «con il massimo rigore e visione sul futuro» in merito allo sviluppo della nostra portualità. «Sulle Ten-T va avviato un dialogo forte per capire i nuovi scenari e il ruolo che possono giocare i nostri porti verso l’Africa». La seconda leva su cui fare pressione è una revisione della pianificazione delle risorse del Recovery Plan. «I progetti previsti per i porti nella vecchia versione del PNRR erano pochi e limitati: serviranno investimenti efficaci per la programmazione infrastrutturale puntando anche sul trasporto ferroviario e l’implementazione tecnologica». Critica invece la posizione sul piano vaccini. Un’occasione persa non mettere a frutto gli sforzi fatti da Confetra «per avere in tempi congrui una programmazione che fosse capace di valorizzare le competenze straordinarie del mondo della logistica italiana e che avrebbero potuto offrire e definire un piano capace di risolvere dal punto di vista della sicurezza sanitaria ed essere un modello organizzativo per l’intero Paese». Dubbi anche sulla questione della tassazione portuale: «incredibile che dopo avere annunciato, nel governo precedente, di dar vita ad un ricorso sul tema della tassazione porti, in realtà si sia scoperto che questo ricorso non è stato fatto. Bisogna seguire molto bene questa discussione, il rischio è quello di un ulteriore arretramento del nostro sistema rispetto alla competitività europea e globale». Infine la necessità di accompagnare l’uso delle risorse del Recovery Fund alla riorganizzazione della macchina pubblica. «Nella realizzazione delle opere bisogna andare verso un alleggerimento delle procedure: gli esempi buoni, da Expo al ponte Morandi, ci sono».

Cascetta: “Certificazione di sostenibilità per valorizzare la buona logistica

«Investire in pannelli solari può non essere il miglior modo per aumentare la sostenibilità delle imprese». Troppo spesso si trascura che la produzione di emissioni di una logistica disattenta, caratterizzata da uno sbilanciamento dei trasporti su strada e da veicoli vecchi, impatta in modo maggiore, sotto l’aspetto ambientale, rispetto agli sforzi in atto. «Serve una certificazione di sostenibilità come valorizzazione del sistema logistico». È la proposta fatta da Ennio Cascetta, Professore ordinario di pianificazione dei sistemi di trasporto, Università degli Studi di Napoli Federico II, intervenuto alla prima sessione di SFLMI21. «Le imprese che operano bene dovrebbero avere più titoli per ricevere più attenzione sia da parte dei consumatori sia nella considerazione dello Stato». In tema di sostenibilità Cascetta ha parlato anche del possibile contributo che potrebbe arrivare da mare bonus e ferro bonus, «interventi annuali che però sono portati avanti senza una vera integrazione reciproca». «Il passaggio dal tutto strada all’intermodalità andrebbe favorito attingendo alle risorse del Recovery Fund». Il sistema logistico italiano – ha continuato – sconta una serie di debolezze. «Una bolletta logistica che, a seconda dei calcoli, varia dagli 11 ai 70 miliardi». Per recuperare il tempo perduto bisognerà tener conto dei fattori di accelerazione che il cluster dovrà affrontare nel dopo-pandemia. «Stiamo vivendo la settima rivoluzione tecnologica: veicoli autonomi e connessi, la transizione energetica della trazione comporteranno una profonda trasformazione dei servizi. Il rischio, rispetto al Recovery Fund, è quello di tornare alle shopping list che non tengono conto degli obiettivi strategici». I 300 milioni per la digitalizzazione, ad esempio, sono inefficienti. «Serve una politica industriale orientata alla logistica: che non prescinda da resilienza, competitività ed efficienza». Sfide che per di più dovranno essere affrontate nelle condizioni di stress determinate dalle conseguenze della pandemia. Nel 2020, infatti, import ed export sono calati più del PIL e il costo dei noli per le tratte transoceaniche si è triplicato. «La ripresa post Covid è una grande incertezza, sono tanti i fattori che la influenzeranno. Non sappiamo se sarà una ripresa a U, a V o a L». Molto dipenderà dai nuovi assetti geopolitici «dalla tendenza al reshoring delle imprese, ossia il rientro a casa delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato e, se ci sarà, da una rivisitazione della globalizzazione, solo per fare un paio di esempi».