3 Marzo. Le attività di fusione e acquisizione nel settore portuale sono in crescita. Al pari delle compagnie di navigazione anche i grandi terminalisti stanno esplorando il campo della integrazione verticale alla ricerca di un modello di business che permetta una gamma di offerta più completa e diversificata (in termini di integrazione e prossimità al cliente). Una risposta al progressivo rafforzamento contrattuale dei vettori, le cui alleanze hanno determinato maggior competizione per un minor numero di linee di servizio e la necessità di mettere a disposizione infrastrutture in grado di ospitare navi sempre più grandi. 

A mettere in fila le principali operazioni di M&A dell’ultimo biennio un’analisi effettuata da Drewry che intravvede il consolidarsi di una tendenza a livello globale, favorita dall’attivismo degli investitori finanziari. 

Nel 2019 COSCO Shipping Ports ha annunciato la firma di un accordo di fusione con Tianjin Port Holdings e China Merchants International Terminals, consolidando una serie di importanti strutture terminalistiche. L’obiettivo dell’operazione è favorire la regionalizzazione degli scali cinesi per razionalizzare la pianificazione della capacità e ridurre la concorrenza interna. Stessa strategia seguita anche in occasione dell’acquisizione nel luglio 2020 del porto di Yingkou da parte della Liaoning Port Company (precedentemente nota come Dalian Port Company) per bilanciare i traffici interregionali nell’area di accesso al nord – est del Paese. 

In un’altra operazione asiatica, Adani Ports and Special Economic Zones (APSEZ) ha acquisito una quota di controllo del 75% in Krishnapatnam Ports Company Ltd (KPCL), terminal multi-cargo situato nella parte meridionale dell’Andhra Pradesh indiano. “L’acquisizione dovrebbe portare alla gestione entro il 2025 di 500 milioni di tonnellate all’anno di merce e rappresentare un ulteriore passo nel piano del gruppo di raggiungere la parità di carico tra la costa occidentale e quella orientale dell’India, rafforzando con gli investimenti a Ennore e Katupalli la sua posizione di mercato”. 

Delle ultime settimane sono invece le notizie circa la fusione in un’unica Autorità portuale dei porti Anversa e Bruges, rispettivamente il secondo più grande d’Europa e uno degli scali leader nel settore ro-ro e per la distribuzione del gas naturale. L’operazione è soggetta all’autorizzazione da parte delle autorità del Belgio ma se portata a termine “avrà implicazioni positive sui costi”, oltre a posizionare un vero e proprio gigante in prossimità di Rotterdam. 

Ma le operazione di M&A non riguardano solo le infrastrutture. I maggiori gruppi terminalistici internazionali si stanno muovendo alla conquista delle “value chain”. 

DP World ha annunciato dal 2018 più di dieci acquisizioni, principalmente nella logistica e nei servizi marittimi. Recentemente, ha integrato le operazioni di “Unifeeder Group” (che gestisce un feeder di container e una rete di shortsea in Europa, Mediterraneo, Mar Nero, Nord Africa e Medio Oriente) e “Feedertech Group” (che fornisce servizi di feeder di shortsea nel sud-est asiatico, nell’Asia meridionale e nel Medio Oriente). “Ciò ha permesso agli spedizionieri e ai destinatari di tutto il mondo di spedire le merci attraverso i principali porti del gruppo verso le sue destinazioni finali in Medio Oriente, Asia meridionale, Europa e Africa”. 

Sulla stessa linea Abu Dhabi ports ha acquisito MICCO Logistics, primo fornitore dell’Emirato di soluzioni logistiche end-to-end e ha recentemente firmato un accordo con Allianz Marine & Logistics Services (AMLS) per lanciare una nuova società di servizi logistici marittimi integrati - Offshore Support and Logistics Services Company (OFCO - Offshore International). 

A favorire il fenomeno, secondo l’analisi di Drewry, soprattutto la maggiore facilità di accesso al capitale finanziario. “L’abbondanza di liquidità ha abbassato il costo del finanziamento, che a sua volta ha aumentato la capacità di rischio delle aziende. Nel 2020, nonostante i crescenti timori di recessione, le compagnie portuali hanno continuato ad accedere ai mercati dei capitali per rifinanziare il loro debito esistente”. 

 Molti gruppi, infatti, prevedono di utilizzare i fondi “per estendere la scadenza del debito, il che ridurrà il rischio di rifinanziamenti a breve termine”.