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FEBBRAIO 2021 PAG. 56 - Porti verdi, la rotta verso uno sviluppo sostenibile


 

Uno studio condotto da Enel X e Legambiente traccia per la prima volta la rotta da seguire per accelerare la decarbonizzazione del settore marittimo.   

Nella lotta alla crisi climatica un importante contributo può arrivare dalla decarbonizzazione del trasporto marittimo, reso possibile grazie ai progressi tecnologici che consentono oggi l’elettrificazione dei consumi navali in porto oltre che della logistica e della attività portuali di terra. Un processo che deve essere accelerato puntando su innovazione tecnologica, digitalizzazione dei sistemi logistici portuali, efficientamento energetico degli scali, integrazione tra porti e rete ferroviaria creando “corridoi green”, progressiva elettrificazione dei consumi attraverso l’utilizzo delle energie rinnovabili e conversione della flotta navale con mezzi aventi un minor impatto ambientale. È questa la rotta da seguire per accelerare il processo di decarbonizzazione per Legambiente ed Enel X, la global business line del Gruppo Enel che progetta e sviluppa soluzioni incentrate sui principi di sostenibilità ed economia circolare. Il report “Porti verdi: la rotta verso uno sviluppo sostenibile”, fa il punto anche sulle best practices di settore, sui vincoli da superare e sulle opportunità di sviluppo che si aprono a partire dal prezioso contributo tecnologico del cold ironing, ovvero la tecnologia per mezzo della quale è possibile ridurre le emissioni navali in porto grazie alla connessione alla rete elettrica su terraferma, fino ad azzerarle se si alimenta il cold ironing con le fonti rinnovabili.


Nel tracciare questa rotta, sono sei le azioni chiave a cui dare priorità nel 2021: 1) finalizzare il processo di definizione di una tariffa elettrica dedicata al cold ironing in modo da renderla competitiva rispetto all’utilizzo dei motori di bordo, 2) introdurre schemi di finanziamento o cofinanziamento pubblico per accelerare la transizione del sistema portuale italiano verso la sostenibilità, 3) identificare gli interventi prioritari sul sistema portuale per avviare il processo di elettrificazione, 4) promuovere la progressiva elettrificazione dei consumi portuali con fonti rinnovabili, 5) sviluppare una roadmap nazionale che preveda l’elettrificazione dell’intero sistema portuale (l’abilitazione al cold ironing dei 39 porti italiani del network TEN-T permetterebbe ogni anno di evitare la combustione di oltre 635mila tonnellate di gasolio marino), 6) sviluppare le infrastrutture ferroviarie nei porti e le interconnessioni con la rete al fine di favorire il trasporto elettrico e su ferro per lunghe e medie distanze. Tali misure, se messe in campo, potrebbero contribuire a rafforzare il sistema portuale italiano e a innovare la gestione nella direzione della sostenibilità. Inoltre queste azioni consentirebbero anche la riduzione dell’inquinamento derivante dal trasporto marittimo che rappresenta una quota importante e crescente di emissioni di gas a effetto serra. Le emissioni associate a questo settore sono stimate in 940 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, pari a circa il 2,5% delle emissioni globali di gas serra. Se non saranno messe in atto rapidamente delle misure di mitigazione, tali emissioni rischiano di aumentare in modo significativo. Infatti, secondo lo studio dell’International Maritime Organization (IMO), mantenendo invariata la situazione attuale, le emissioni del trasporto marittimo potrebbero aumentare tra il 50% e il 250% entro il 2050 e compromettere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.


Prospettive di decarbonizzazione
Focus principale dello studio è il cold ironing, su cui sta crescendo l’attenzione e l’interesse da parte delle amministrazioni portuali che stanno sviluppando progetti di elettrificazione. Nello studio Legambiente ed Enel X ricordano che la decarbonizzazione del settore portuale, del trasporto marittimo e della logistica di terra ad esso associata, è una priorità indicata nella Sustainable and Smart Mobility Strategy europea ed un’emergenza a diverso titolo indicata da operatori ed organizzazioni quali l’Organizzazione Europea dei Porti Marittimi. La stessa Commissione Europea ha stabilito l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni legate al settore dei trasporti entro il 2050 e nell’ambito delle misure Green Deal promuove lo sviluppo di alternative sostenibili ai combustibili fossili. A tal riguardo nello studio si pone l’attenzione anche sui combustibili per la decarbonizzazione del trasporto navale e sulla prospettiva della sua elettrificazione. Sono diverse, nel mondo, le sperimentazioni di traghetti basati sulla propulsione elettrica su distanze brevi, con chiari vantaggi in termini di abbattimento delle emissioni inquinanti e climalteranti. 


Per quanto riguarda il trasporto marittimo a zero emissioni, nel report si analizza quello legato all’idrogeno rinnovabile, l’ammoniaca rinnovabile o le batterie da elettricità verde. La scelta della tecnologia dipenderà anche dalla distanza che le singole navi devono percorrere. L’uso di batterie per alimentare i motori elettrici delle imbarcazioni. Ad esempio l’uso di batterie per alimentare i motori elettrici delle imbarcazioni potrebbe diventare una soluzione diffusa per i trasporti a corto raggio nel breve futuro. Già oggi piccole navi alimentate a batteria eseguono servizi di linea in Cina e Norvegia. Nei trasporti a lungo raggio l’alimentazione elettrica via batteria non sembra una soluzione ancora sostenibile a causa degli elevati costi, dimensioni e peso delle batterie realizzate con le attuali tecnologie. A meno di importanti sviluppi in tal senso, l’idrogeno e l’ammoniaca rinnovabili rappresentano oggi opzioni più concrete, sebbene ancora lontane dall’essere tecnologicamente e commercialmente mature.


Integrazione tra porti e rete ferroviaria
Per costruire una filiera del trasporto merci sostenibile occorre inoltre integrare le infrastrutture portuali con quelle ferroviarie, in modo da rendere competitiva la filiera logistica. Per questo Legambiente ed Enel X sottolineano l’importanza di attivare dei corridoi green. Gran parte dei porti italiani sono dotati di connessione alla rete ferroviaria nazionale e molti di questi collegamenti risultano essere elettrificati, ma per garantire filiere efficienti occorre fare in modo che queste connessioni siano garantite in tutti i porti principali e con efficienti raccordi alla rete, per ridurre i tempi, così come di infrastrutture logistiche di smistamento nei porti o nell’entroterra. In Italia Il porto di Trieste (con linee e operatore ferroviario integrato con Monfalcone e Porto Nogaro), con i nuovi collegamenti ferroviari in via di completamento, ha recentemente raggiunto una capacità di 2 milioni di TEUs/anno, in gran parte orientato verso l’Austria - Nord Europa, la Slovenia - Est Europa e Padova - Milano. Il Porto di Trieste dispone di 6 binari di 750m di lunghezza per la composizione di treni, con un flusso di 200 treni alla settimana, qualificandosi come primo porto italiano per merci extra-UE e per traffico ferroviario.


Buone pratiche dal mondo
Sono diversi i casi di successo in cui il cold ironing si dimostra un’efficace soluzione per la decarbonizzazione dei consumi navali in porto. Si possono citare i casi di Gothenburg in Svezia, Rotterdam nei Paesi Bassi, Los Angeles in USA, Vancouver in Canada, Lübeck in Germania, Bergen in Norvegia, Marsiglia in Francia. Solo per fare un esempio, già nel 1989 il porto di Gothenburg è stato dotato di un sistema cold ironing e oggi l’intera struttura beneficia di sei unità di cold ironing (una ulteriore è in fase di realizzazione). In Francia, nel 2017 al porto di Marsiglia sono stati realizzati tre punti di connessione per navi traghetto e, grazie a un ulteriore piano di investimenti di 22 milioni di euro, il porto ambisce a diventare 100% elettrico entro il 2025. In questo caso, l’installazione del cold ironing Ã¨ stata sostenuta da fondi pubblici forniti dall’UE, oltre che dal governo francese.
Infine, un altro caso studio è rappresentato dal porto di Los Angeles, il principale porto merci dell’emisfero occidentale e uno dei principali protagonisti mondiali del cold ironing. Le prime infrastrutture sono state realizzate già nel 2004 con la California Environmental Protection Agency che ne ha supportato la successiva progressiva espansione, introducendo nel 2007 anche un regolamento per mitigare le emissioni di particolato e ossidi di azoto in porto che hanno reso il cold ironing una virtuosa soluzione per rientrare nei limiti.

Stefania Vergani


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