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SETTEMBRE 2020 PAG. 28 - Mestieri del mare, sempre più necessario “life long learning”


 La crescita dimensionale della unità navali, l’adozione delle nuove tecnologie digitali, l’integrazione dei processi operativi ha modificato negli ultimi anni, e modifica tuttora, l’interazione tra navi e porti. Aumenta la specializzazione dei mezzi, si amplia l’articolazione delle supply chains, gran parte dell’economia internazionale si articola attorno allo shipping. Con conseguenze radicali anche sul lavoro marittimo, chiamato a seguire i ritmi di un cambiamento che non sempre le normative di contesto riescono a ben fotografare. 


Ciò che sta emergendo, anche in questo settore, è l’importanza del “capitale umano”: la necessità sempre più sentita per le realtà armatoriali di poter contare su equipaggi in grado di svolgere in modo adeguato tutte le operazioni di bordo, con le relative specificità. Anche nei mestieri del mare s’impone il paradigma del “life long learning”, di un processo continuo di acquisizione di competenze.
«Il trasporto delle merci via mare è uno dei mezzi di trasporto più sicuri, eppure ogni anno si verificano ancora migliaia di incidenti e la maggior parte di questi è causata da errori umani,» conferma Marcello Pica, Group Marine HR Director di Grimaldi. «Le principali cause che possono influire sul potenziale errore umano sono la formazione iniziale, l’addestramento e le condizioni di lavoro. Per questo motivo, migliore è la formazione ricevuta dai marittimi, maggiore sarà la sicurezza delle spedizioni».


Nasce da questa consapevolezza l’innovativa collaborazione tra il Gruppo Grimaldi e IMAT, il più grande centro di formazione marittimi in Italia, per l’introduzione di un Sistema per la Gestione delle Competenze (CMS), strumento che prevedere una valutazione del profilo di ogni marittimo, l’individuazione di eventuali aree di miglioramento e la attivazione di un preciso percorso formativo.
«Ogni marittimo che lavora sulle nostre navi, ha ricevuto una formazione ed un addestramento specifico ed è certificato da un sistema che garantisce uno standard in linea con la Convenzione STCW, ma siamo fermamente convinti che sia nostro dovere migliorare continuamente l’addestramento e la professionalità dei nostri equipaggi» continua Pica. 


Sotto questo aspetto il CMS messo a punto con IMAT permette di «migliorare le conoscenze e le abilità professionali per le funzioni svolte a bordo; la sicurezza e gli esiti delle ispezioni di terze parti; la gestione delle manutenzioni, riducendo i rischi di eventuali errori umani, infortuni o danni materiali; aiuta nella selezione di marittimi sempre più competenti favorendo i passaggi di grado e il consolidamento delle carriere». «L’obiettivo è concentrare l’addestramento in modo puntuale, nelle aree dove risulta necessario un intervento, massimizzando risorse ed investimenti, migliorando sia il singolo individuo che tutto il team».


Al centro di questa nuova concezione di formazione un ribaltamento che riguarda la figura stessa del marittimo, considerato come un “asset strategico” della compagnia; fulcro di un continuo dialogo tra armatori, enti formativi e istituzioni per la messa a punto di portafogli di competenze in linea con gli sviluppi vorticosi della “blue economy”.  


«Se la sfida risiede nell’aggiornare continuamente il sistema di conoscenze e competenze del lavoratore allora diventa necessario costruire metodologie, strumenti e contenuti adeguati alla bisogna» sottolinea l’amministratore unico di IMAT Fabrizio Monticelli. «È infatti interesse condiviso di tutto il comparto che i marittimi possano contare su un bagaglio di preparazione operativa spendibile su un contesto globale, le compagnie marittime su un sistema di certificazione in grado di interpretare in modo fluido la realtà in trasformazione, i centri di formazione sul riconoscimento di un servizio in linea con i bisogni effettivi e le autorità su strumenti di studio e analisi che favoriscano il dialogo sui tavoli istituzionali nazionali e internazionali».


Una sfida ambiziosa il cui sbocco naturale riguarda la messa a sistema di tutto l’ecosistema dello shipping. La messa a punto di Port Managment Assesment incentrati sulle singole realtà portuali: «strumenti validabili e valutabili, capaci di accrescere la competitività di tutti i segmenti della filiera operativa».   

Giovanni Grande

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