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MARZO 2019 PAG. 25 - L’efficienza logistica europea passa anche dall’Italia


È in quest’ottica che il nostro paese, riconquistata quasi inaspettatamente una centralità geografica, deve lavorare per un riequilibrio complessivo della politica dei trasporti. “Senza sciovinismi, portando avanti una battaglia non contro ma a favore dell’intero continente”. Per Pino Musolino, presidente dell’AdSP del Mar Adriatico Settentrionale, è arrivato il momento di fare un salto di qualità culturale: “lavorare sull’ultimo miglio mentale”.

Il CEF 2 (Connecting Europe Facility) potrebbe rappresentare un primo banco di prova…   
È la grande sfida che l’Ue sta lanciando e che deve vedere protagonista l’Italia. Con 42 miliardi di euro a disposizione, di cui 31 dedicati al settore dei trasporti, possiamo parlare di fatto di una versione europea della BRI. Con la contestuale revisione delle TEN-T, prevista entro il 2023, si delinea il quadro di riferimento della logistica di prossimi decenni. Un palcoscenico dove il sistema Italia può giocare un ruolo di rilievo puntando con le autostrade del mare allo sviluppo dei collegamenti con l’Africa del Nord ma anche con il Mar Nero. L’obiettivo deve essere lo spostamento del baricentro continentale verso il Mediterraneo.

Una nuova concezione dell’Europa a partire dalla logistica? 
La cosa non dovrebbe stupire. Si tratta di una grande leva per la creazione di posti di lavoro e di valorizzazione dei territori. E’ dal recupero di efficienza dei distretti logistici e industriali che si possono creare le condizioni favorevoli per gli investimenti: è quello che stanno già facendo i cinesi e gli americani. Invece, paradossalmente, se oggi volessi sviluppare un’autostrada del mare con la Georgia, togliendo dalle strade il traffico di semirimorchi che da Poti si riversa in Europa, non riuscirei a farlo. Eppure sarebbe un miglioramento della catena logistica generalizzato. È su questi punti che va impostata una dialettica con i paesi del Nord. 

Quale posizione ricoprirebbe Venezia in questa nuova politica intermodale?
Il nuovo collegamento ferroviario tra lo scalo e l’interporto di Duisburg dimostra che stiamo sul pezzo e possiamo giocare carte importanti. Si tratta di un primo passo verso l’integrazione in una catena più ampia: significa che Venezia può garantire collegamenti ferroviari con l’Oriente, il Mar Nero, l’Europa Centrale fino in Scandinavia e l’estremo Nord. Ciò che è da rimarcare è che il servizio nasce da una collaborazione pubblico-privato. Siamo fiduciosi di raggiungere a breve la saturazione dell’offerta per poter rilanciare ulteriormente.

Il collegamento con Duisburg rafforza la presenza dello scalo anche in prospettiva BRI?   
L’intermodalità verso la Cina è coperta sotto tutte le modalità di trasporto. Con il recente accordo raggiunto con il Pireo, che di fatto diventa una sorta di hub di transhipment di Venezia, siamo il punto di arrivo della merce proveniente dal Far East in Adriatico per tutto il territorio del nordest italiano, fino a Milano, e una parte consistente del mercato tedesco verso cui vogliamo aumentare la connettività.

Analisi costi-benefici, una polemica che l’appassiona? 
Come per tutte le cose non è lo strumento ma l’uso che se ne fa ad essere giusto o sbagliato. Utilizzata in modo laico, senza pregiudiziali circa i risultati da ottenere, credo possa rappresentare un buon metodo per scegliere ciò che serve da ciò che potrebbe servire da ciò che, invece, non serve affatto. Al momento sono preoccupato per altre situazioni.

Quali? 
A due anni dall’entrata in vigore della riforma attendiamo ancora il trasferimento delle competenze per il porto di Chioggia. Un ritardo che sta rallentando i traffici e lascia gli imprenditori in uno stato di sospensione che non aiuta lo sviluppo delle attività. Credo che sia arrivato il momento di chiudere la partita della riforma completando definitivamente il disegno previsto il sistema portuale dell’Adriatico del Nord: c’è bisogno, rispetto a tutte le sfide che dobbiamo giocare sul territorio, di un unico centro decisionale in grado di velocizzare i processi superando l’attuale sovrapposizione delle competenze.
Giovanni Grande
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