MAGGIO 2020 PAG. 13 - Il Decreto Rilancio non tiene in giusta considerazione i porti






Non soddisfa pienamente l’impostazione del decreto Rilancio. Poco al sistema portuale, troppo, probabilmente, al settore aereo. Eppure gli scali italiani hanno tenuto in piedi il paese nel momento più difficile. Ora si ritrovano a fare i conti con drammatici, per quanto non generalizzati, cali di traffico, scarsa liquidità (per un comparto fortemente esposto dal punto di vista finanziario), inefficienze di processo che rallentano una possibile ripresa. Dai due presidente delle AdSP della Puglia arriva l’elenco delle cose da fare. E riflette le richieste che arrivano da tutti i porti della penisola. L’occasione è il webinar organizzato dal Propeller Club di Taranto per la prima analisi realizzata dall’Osservatorio Covid-19 sui Trasporti Marittimi e la Logistica istituito da SRM.
Ugo Patroni Griffi (AdSP Mar Adriatico Meridionale, Presidente). Tra le sorprese positive dell’emergenza l’uso dello smart working. «L’attività dell’ente è proseguita in remoto. Siamo riusciti a produrre non pochi atti digitali finalizzando importanti gare». Ottimo il rapporto con Comune e Regione. Meno quello con la PA: «Mancano i pareri del Consiglio Nazionale dei lavori Pubblici la cui lentezza pregiudica il completamento di importanti opere». In merito ai traffici bisogna fare distinzioni: «settori come l’agroalimentare sono addirittura cresciuti, ci aspettavamo il rallentamento in altri comparti commerciali e l’azzeramento di quello commerciale». Per il rilancio di sistema vale quanto concordato con Assoporti che sta collaborando quotidianamente con il governo.

Semplificazione e digitalizzazione sono le priorità ma non bastano. «Riduzione dei controlli ed automatizzazione delle procedure servono a rendere efficienti le supply chain, però abbiamo bisogno anche delle infrastrutture. Le nostre non sono adeguate e, quando vengono realizzate, le opere portuali arrivano fuori tempo massimo». Per evitare le stratificazioni burocratiche si sta lavorando per una revisione della riforma per rendere normale quell’efficienza che si ottiene solo esercitando poteri commissariali. Altra questione le ZES. «Finora si tratta di un progetto fallimentare. Non è possibile attrarre gli investitori dall’estero solo con contributi economici, va rivisto tutto il contesto amministrativo. L’asso nella manica del Meridione sono i corridoi intermodali e una procedura chiara per l’istituzione delle zone doganali intercluse. A Taranto il percorso ha funzionato, perché non diventa un modello da estendere a tutta la portualità?».

Sergio Prete (AdSP Mar Ionio, Presidente).  La problematica maggiore da affrontare per la ripresa è quella della liquidità alle aziende così come non va sottovalutata un’attenta analisi delle accelerazioni dei cambiamenti alle catene di distribuzione, fenomeno già avviato prima dello scoppio della pandemia. «La diversificazione dei cali di traffico per settori sta evidenziando che vince il modello in grado di approvvigionarsi attingendo a tutto il mercato. Una conseguenza anche dei cambiamenti dei comportamenti di consumo. I terminalisti già si stanno adeguando: si organizzano verso servizi di trasporto più flessibili e veloci». Altro fenomeno da tenere sott’occhio la polarizzazione del mercato logistico. «Qualora gli effetti della crisi fossero duraturi dobbiamo aspettarci maggiore concentrazione, molti operatori saranno assorbiti da realtà più grandi o usciranno definitivamente di scena». In questo quadro, «l’azione del governo dovrà essere indirizzata verso un supporto adeguato alle imprese, non un contentino economico ma un vero e proprio accompagnamento verso la normalità». Come favorire il processo? «In tema di semplificazioni, ad esempio, nel decreto rilancio è previsto in via temporanea il cambiamento di destinazione d’uso delle aree portuali senza passare per la variante al Piano Regolatore Portuale. Rendere permanente questa opzione risolverebbe un deficit di attrattività per i nostri scali». Infine l’adeguamento infrastrutturale: «È vero che le nostre banchine soffrono di sovraccapacità ma è altrettanto vero che non sono adeguate alle esigenze dei traffici. D’accordo a non costruirne di nuove ma bisognerà intervenire per rifunzionalizzare la dotazione già a disposizione».
                                                                                                                                            Red.Mar.