Il gap logistico-infrastrutturale dell’Italia viene valutato circa 70 miliardi di Euro. Si tratta di una cifra allarmante per un Paese importatore, trasformatore ed esportatore, che fonda la sua competitività nel contesto globale sulla capacità ed efficienza del sistema logistico.

L’Italia - immersa nel mare, con due grandi isole e numerosi importanti arcipelaghi di piccole isole - sembra a volte aggrappata alle Alpi con le spalle rivolte al mare e non riconosce come priorità assoluta lo sviluppo del sistema logistico e con esso la promozione del trasporto marittimo che, come noto, è la modalità ambientalmente più sostenibile.

In un mondo ove il 90% dell’interscambio e della produzione si muove via mare, dimenticare il mare significa depotenziare la capacità di sviluppo del Paese. Oggi la distanza economica, e non più quella geografica, misura un mondo interconnesso e globale. Per questo, servire Milano e tutto il Nord Italia dal Tirreno o dall’Adriatico, e non più da Rotterdam come accade oggi, è una nostra priorità e deve diventarlo anche per il Paese.

Dobbiamo ridurre il gap infrastrutturale che compromette la competitività della nostra economia e rendere efficiente la logistica, ma non solo quella terrestre. Esistono infatti altre infrastrutture “immateriali”, le rotte marittime, sulle quali opera la nostra flotta, un’industria mobile e “silenziosa” che mette in rete e sviluppa l’economia del Paese e che richiede pari attenzione.
In questo contesto, lo shipping italiano non può prescindere dall’integrità del Registro Internazionale, uno strumento di sviluppo che ha declinato in Italia le linee guida comunitarie per la rinascita delle flotte dell’Unione ed ha consentito l’espansione degli investimenti, il raddoppio e l’ammodernamento della flotta nazionale con navi sempre più green e la leadership mondiale in alcuni dei settori navali più sofisticati.

Non solo. Grazie alla ritrovata competitività assicurata dal Registro Internazionale, la flotta di bandiera italiana oggi è al primo posto in Europa per marittimi comunitari impiegati, per la maggior parte italiani. In vent’anni, l’occupazione marittima italiana e comunitaria sui traffici internazionali e sul grande cabotaggio è aumentata del 140% mentre altre bandiere comunitarie, pur vantando flotte molto più grandi della nostra, occupano un numero di marittimi comunitari nettamente inferiore.
Ma tutto ciò non è più sufficiente. Oggi, se vogliamo davvero continuare a competere, siamo chiamati ad un’ulteriore sfida. Dobbiamo, infatti, incidere sulla burocrazia in quanto, ormai, la scelta della bandiera è determinata dalle condizioni del “Sistema Paese”.

Confitarma è pronta a dare il suo contributo per aiutare l’Amministrazione a districare il labirinto delle procedure e regolamenti che, in molti casi, rappresentano inutili aggravi dei costi e dei tempi operativi delle nostre navi rispetto alla concorrenza comunitaria e internazionale. A tal proposito, come già comunicato dal Presidente Mattioli nel corso dell’ultima Assemblea confederale, è già pronto un pacchetto di misure a costo zero per l’erario che speriamo di poter sottoporre al più presto all’Amministrazione.
                                                                                                                                              Luca Sisto
                                                                                                              Direttore Generale Confitarma