GENNAIO 2019 PAG. 6 - NEWS DAL MONDO


Decarbonizzazione del trasporto stradale, la proposta dell’ITF
Il trasporto merci su strada consuma circa la metà di tutto il diesel prodotto. L’80% dell’aumento netto di gasolio, a partire dal 2000, arriva da tale settore, la cui attività è destinata a più che raddoppiare dal 2015 al 2050. Proviene dai Tir la domanda di petrolio in più rapida crescita, con una previsione del 40% al 2050 e un aumento del 15% delle emissioni globali di CO2. “Stando così le cose, nonostante gli sforzi in altri settori, si registrerà un aumento complessivo delle emissioni”. È l’allarme lanciato dall’International Transport Forum, organo intergovernativo dell’OCSE, che denuncia la bassa priorità assegnata a livello internazionale alla decarbonizzazione di un settore considerato uno dei principali agenti del cambiamento climatico. “Nell’Unione europea – sottolinea un report dell’ITF – le emissioni totali di CO2 sono diminuite del 20% dal 1990 al 2016, mentre quelle derivanti da trasporti sono aumentate del 27%. In questo settore specifico, la pressione politica sulla modalità merci stradale è stata inferiore a quella esercitata, ad esempio, sulle autovetture”. In un panorama globale in cui solo quattro Paesi – Canada, Giappone, Cina, USA – prevedono norme specifiche ITF evidenzia la mancanza di una soluzione univoca. “Allo stato attuale della ricerca e della distribuzione commerciale è difficile ipotizzare una diffusione a breve e medio termine di carburanti a emissioni zero”. Stesso discorso per le “autostrade elettriche”, che potranno risultare efficienti solo su determinate tratte, o l’uso di idrogeno, batterie o biocarburanti. Piuttosto suggerisce l’ITF, bisognerebbe concentrarsi sullo sfruttamento integrato di tutte le soluzioni disponibili. Puntando all’integrazione dei dati prodotti dalla digitalizzazione delle attività logistiche per calibrare al meglio le politiche di decarbonizzazione sulle esigenze specifiche dei servizi. “L’accesso a tali informazioni a fini di politica pubblica è fondamentale. Si possono trovare modi per utilizzarli senza violare la privacy e gli interessi commerciali per creare nuovi modelli decisionali”.

Nuovo aeroporto cargo per la capitale dell’Uzbekistan
In via di realizzazione il nuovo aeroporto di Taskhent. L’intervento, sull’area di una precedente pista di atterraggio militare, sarà portato a termine entro il 2020 dalle ferrovie uzbeke e prevede la realizzazione di due terminal passeggeri ed un terminal per il trasporto cargo. La nuova struttura sarà dotata di due piste di decollo-atterraggio di 4000 metri per potere accogliere e servire le diverse tipologie di velivoli, incluso l’Airbus 380. Prevista anche l’installazione di sistemi di illuminazione della pista per rispondere agli standard internazionali III ICAO e consentire le operazioni di decollo ed atterraggio in condizioni climatiche non favorevoli.

Turchia, servizio intermodale con Rotterdam e Zeebrugge
P&O Ferrymasters del gruppo Dubai World ha attivato un nuovo collegamento intermodale, via Trieste, tra i porti di Penkik, Ambarli e Mersina con il porto olandese di Rotterdam e quello belga di Zeebrugge. Il servizio ha una frequenza di sei rotazioni alla settimana con un transit time in una direzione inferiore ai sette giorni.

DP World sperimenta il rack per container
DP World e il gruppo SMS stanno lavorando per presentare in occasione della fiera mondiale Dubai Expo 2020, al Jebel Ali Terminal 4, un rivoluzionario sistema di stoccaggio per la gestione dei container. Sviluppato originariamente dalla controllata del gruppo SMS AMOVA per la movimentazione h24 di bobine metalliche (fino a 50 tonnellate) in rack alti 50 metri, il sistema High Bay Storage sarà adattato alle caratteristiche dell’industria portuale. In pratica, un’enorme scaffalatura metallica di undici piani permetterà di alloggiare ogni container in un singolo scomparto aumentando, a detta delle due società, del 200% la capacità di un terminal convenzionale o permettendo la stessa capacità di stoccaggio in meno di un terzo dello spazio. La particolare struttura del rack renderà possibile accedere ad ogni container senza doverne spostare altri. In questo modo aumenteranno velocità, efficienza energetica, sicurezza e costi delle operazioni portuali.

Una piattaforma per il riciclaggio responsabile delle navi
Un’iniziativa per la trasparenza nel riciclaggio delle navi. È stata realizzata dagli armatori The China Navigation Company, Hapag-Lloyd AG, A.P. Moeller-Maersk, NORDEN, Stolt Tankers e Wallenius Wilhelmsen; gli stakeholder finanziari GES, Nykredit e Standard Chartered Bank; la società di classificazione Lloyd’s Register e l’organizzazione no-profit Sustainable Shipping Initiative. Consiste nella piattaforma online SRTI (Ship Recycling Transparency Initiative) e ha l’obiettivo di rendere noto l’operato dei soggetti coinvolti in tema di riciclaggio responsabile delle unità dismesse. “SRTI non è né uno standard né uno strumento di valutazione” spiegano i partecipanti all’iniziativa. “Si tratta di uno strumento che le compagnie di navigazione possono utilizzare per divulgare informazioni rilevanti sul riciclaggio delle navi. Una maggiore trasparenza delle politiche e delle pratiche delle compagnie di navigazione in materia consentirà alle parti interessate del settore di prendere decisioni più responsabili”.  Nel 2017 sono state riciclate 835 navi di una flotta mondiale di circa 50mila unità. Nonostante i rischi noti associati alla pratica, con gravi conseguenze per l’ambiente e la salute delle persone nel sud est asiatico, non esiste attualmente una regolamentazione globale in vigore.

Drewry individua i principali trend del 2019
Il 2019 non vedrà un aumento significativo delle dimensioni massime delle navi portacontainer. Ad ogni modo l’effetto a cascata, la sostituzione delle unità più piccole con navi da 10mila-13mila TEU, continuerà su tutte le rotte commerciali, aumentando la pressione sulle infrastrutture portuali. È uno dei trend principali individuati da Drewry per il 2019, anno in cui la società di ricerca anglosassone prevede comunque un aumento complessivo per tutto il settore di oltre 25 milioni di TEU, per una spesa di 7,5 miliardi di dollari. “Assisteremo – spiega il report – a un indebolimento del tasso di crescita della domanda globale dei porti container, che passerà dal 4,7% stimato nel 2018 a poco più del 4% nel 2019 (anche se il 4% è ancora molto positivo e aggiunge oltre 30 milioni di TEU al totale mondiale)”. Tra le tendenze più importanti anche lo sviluppo tecnologico –  la grande sfida rimane su quali soluzioni puntare nel novero delle tecnologie digitali – e la tendenza dei grandi operatori a partecipare alle attività che riguardano tutta la catena logistica. “Nonostante tutto – le conclusioni – l’industria globale dei terminal container rimarrà un’attività molto solida e redditizia. La produzione industriale del 2019 di oltre 800 milioni di TEU dovrebbe generare un EBITDA superiore a 25 miliardi di dollari”.

Hong Kong sperimenta l’alleanza tra terminalisti
Con l’Hong Kong Seaport Joint Operating Alliance (HKSPA) Agreement quattro delle cinque società terminaliste che gestiscono complessivamente otto container terminal nello scalo della provincia speciale cinese si sono alleati con l’obiettivo di incrementare l’efficienza delle operazioni sulle 23 banchine su cui operano. I firmatari – Cosco - Hit Terminal, Asia Container Terminal, Hong Kong International Terminal e Modern Terminals Limited – puntano ad aumentare la propria capacità rispetto alle richieste delle grandi alleanze attraverso la cooperazione nella gestione degli accosti e delle aree di stoccaggio

Blockchain per la certificazione degli equipaggi
Applicare la tecnologia blockchain per implementare i sistemi di certificazione della gente di mare. E’ l’obiettivo del consorzio costituito da Maritime Blockchain Labs (Copenhagen) e Lloyd’s Register Foundation. Il progetto mira a snellire e rendere più veloci i processi di verifica della documentazione di sicurezza, ottimizzando alcuni degli aspetti – gestione dei certificati cartacei, mancanza di accesso ai dati di formazione dei marittimi – che rallentano la lunga catena che unisce agenzie di lavoro, operatori navali, autorità di regolamentazione e portuali, assicurazioni. Tra le sperimentazioni del consorzio la messa a punto di un sistema di certificazione e convalida digitale per l’emissione dei titoli STCW e della relativa documentazione di supporto. Incentrato sui dati dell’archivio per la documentazione dell’equipaggio, i registri di formazione e il sistema di approvazione la soluzione consentirebbe di gestire: ai singoli marittimi, il deposito dei certificati a partire dal rilascio originale; alle amministrazioni marittime, il rinnovo e la convalida in tutte le giurisdizioni; alle società di lavoro, la composizione degli equipaggi; agli armatori, la panoramica dei certificati e convalide dell’equipaggio. Tra i partecipanti alla sperimentazione Maersk, Heidmar, PTC Holdings, C-LOG.

Serbia, piano finanziario per le vie navigabili interne
La BEI – Banca Europea per gli Investimenti ha concesso un prestito di 100 milioni di euro per il miglioramento del sistema di trasporto sulle vie navigabili interne lungo il Danubio e il fiume Sava, che fanno parte della rete transeuropea di trasporto, ossia del progetto prioritario Reno/Mosella-Meno-Danubio. Secondo il piano del finanziamento, a partire dal 2019, verranno investiti complessivamente più di 200 milioni di euro per vari progetti in tale settore. Ciò include la costruzione di un terminal di carico generale e di merci alla rinfusa nel porto di Smederevo, una rete di stazioni idrometeorologiche lungo il fiume Sava e il Danubio, la riabilitazione delle chiuse, come anche la rimozione dei relitti della Seconda guerra mondiale dal Danubio nei pressi del porto di Prahovo. A partire dal 2010, il traffico fluviale in Serbia ha registrato un aumento dell’11% annuo.

A Valencia primi mezzi portuali a idrogeno
Valencia sarà il primo scalo europeo ad utilizzare mezzi di movimentazione alimentati da batterie ad idrogeno. I macchinari saranno introdotti nell’ambito del progetto pilota H2Ports e prevedono l’utilizzo di un trattore portuale per la movimentazione di rotabili e di una reach stacker per la movimentazione di contenitori presso il Valencia Terminal Europa del gruppo armatoriale napoletano Grimaldi e il container terminal MSC Terminal Valencia del gruppo armatoriale elvetico Mediterranean Shipping Company (MSC). H2Ports, con una dotazione di 4 milioni di euro, è stato finanziato dal partenariato pubblico - privato Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking (FCHJU) che promuove l’idrogeno come combustibile alternativo a basse emissioni.