MAGGIO 2018 PAG 10 - 3,5 mld di investimenti esteri nello shipping e porti italiani



Sono quasi sessanta le società del settore portuale, marittimo e logistico italiano (e fra queste  alcune tra le più prestigiose e radicate sul territorio) che negli ultimi dieci anni sono state parzialmente o totalmente acquisite, oppure partecipate in modo significativo da gruppi internazionali, sia del settore finanziario, sia operativi nello stesso comparto marittimo e trasportistico per un investimento complessivo in Italia che è stato stimato possa sfiorare i 3,5 miliardi di euro. Il settore dei trasporti marittimi dei porti e della logistica del trasporto si colloca quindi al primo posto in Italia fra i comparti oggetto non di invasione e cannibalizzazione bensì di un apporto positivo di investitori internazionali.

Il dato scaturisce da un’analisi che il Presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci, ha presentato in anteprima all’assemblea annuale della Federazione Agenti Marittimi a Porto Cervo.
Fra merger e acquisition, ingresso di fondi di investimento internazionali, offerte pubbliche di acquisto, alcuni fra i maggiori brand dello shipping, della portualità, delle attività spedizionieristiche e della logistica italiana, sono riusciti ad attrarre investitori internazionali che, nella maggior parte dei casi, hanno radicato in Italia le loro attività producendo valore aggiunto nel nostro paese.
“È in particolare - ha sottolineato Gian Enzo Duci - il risultato di questi interventi a dissipare il sospetto che si tratti solo di una massiccia operazione di colonizzazione: nei tre anni successivi all’intervento di investitori esteri, l’Ebitda dei gruppi oggetto dell’intervento, e di cui si sono potuti reperire i dati, ha registrato un incremento medio del 70%, per poi attestarsi negli anni a seguire su tassi di crescita annui del 5%”.

Certo il processo di globalizzazione non è stato e non è indolore. Nell’analisi presentata da Federagenti è stato evidenziato come, in particolare nel settore shipping e quindi delle attività armatoriali, il vento della crisi abbia soffiato impetuoso, rendendo indispensabile per più di 30 gruppi il ricorso a misure straordinarie di rinegoziazione del debito, e come, in taluni casi, il tracollo finanziario sia sfociato nel fallimento.

Anche nel mondo delle agenzie marittime l’effetto concentrazione che ha rivoluzionato il settore container, polarizzandolo su un numero limitato, non più di 9, di protagonisti raggruppati in tre alleanze e in grado di spartirsi più dell’80% dell’interscambio mondiale trasportato in container, ha causato un vero e proprio cambio di identità delle grandi agenzie marittime, che sono diventate o di proprietà diretta o joint venture fra i gruppi armatoriali e gli operatori italiani in precedenza autonomi. Un processo, questo, che potrebbe subire un’ulteriore accelerazione se – come molti esperti prevedono – il gruppo dei grandi player container subirà ulteriori fusioni e integrazioni.
Dall’analisi però emerge chiaramente come gli investimenti stranieri nel nostro Paese abbiano creato valore quando l’intervento ha riguardato non solo asset fisici, ma anche il capitale umano presente all’interno di aziende che, per quanto riguarda i comparti porto e servizi, non presentano il rischio di delocalizzazione.
L’assemblea di Porto Cervo ha visto anche un confronto serrato fra mondo della finanza e mondo dello shipping attraverso le testimonianze di alcuni fra i più importanti players del settore direttamente coinvolti nei processi di sinergia in atto.

La nuova finanza sale a bordo
Uscita di scena delle banche e ingresso massiccio di fondi di investimento; nelle acque inquiete dello shipping e della logistica italiana, la finanza sta assumendo un ruolo sempre più importante, ma anche un identikit profondamente differente da quello bancario che è stato praticamente esclusivo per anni. Alla progressiva “ritirata” degli istituti bancari che hanno dovuto “archiviare” perdite pesanti derivanti dai loro interventi nel settore delle attività marittime, sta corrispondendo la nascita di uno scenario in evoluzione e molto diversificato: a Fondi speculativi, che stanno cogliendo l’opportunità di interventi “mordi e fuggi” nel settore marittimo sfruttando la fragilità delle imprese di shipping, si stanno affiancando soggetti finanziari, sia Fondi sia players in grado di creare architetture finanziarie articolate, e di accompagnare sia i processi di ristrutturazione del debito e quindi di risanamento dei gruppi in difficoltà, sia il rafforzamento della capitalizzazione dei gruppi, in funzione di processi di crescita, acquisizioni e sviluppo sui mercati internazionali.

L’Assemblea annuale di Federagenti ha acceso i riflettori su questi scenari, registrando sia il punto di vista di analisti del mercato, quali Deloitte e SRM, sia di Fondi (Pillarstone) sia di operatori che hanno sperimentato sul campo le criticità, ma specialmente i benefici, derivanti da nuove formule di collaborazione con la finanza o anche dall’investimento nelle loro realtà aziendali in Italia, attuati da grandi gruppi operativi internazionali. Gli esempi emersi nel corso dell’assemblea di Federagenti sono profondamente diversi, ma legati da un fil rouge che è rappresentato da una capacità di intraprendere che è ancora uno dei patrimoni autentici del settore marittimo italiano. Premuda, una delle società storiche dello shipping italiano, risanata grazie al convinto intervento del Fondo Pillarstone (rappresentata dal partner Gaudenzio Bonaldo Gregori) che per altro ha riportato in Italia l’intero controllo delle attività; Rimorchiatori Mediterranei - come sottolineato da Giacomo Gavarone - protagonista di una campagna di acquisizioni internazionali a Malta, in Colombia, Norvegia e Grecia oltre che in differenti porti italiani grazie a una ricapitalizzazione virtuosa resa possibile dall’ingresso di Deutsche Bank; Vte antesignano - come ricordato dall’amministratore delegato Gilberto Danesi - dell’ingresso di grandi player sul mercato portuale italiano (Psa di Singapore) nella gestione del più importante terminal container italiano, quello di Genova Voltri e quello Vecon di Venezia; e infine il gruppo Onorato-Moby che ha sperimentato con successo, per finanziare crescita e acquisizioni, per tre volte l’ingresso e la successiva uscita con reciproca soddisfazione - ha sottolineato Achille Onorato - di fondi di investimento e che ora sta sviluppando ulteriormente l’attività grazie a un bond quotato.

Santa alleanza contro le isole di plastica
Isole di plastica: il pericolo dietro l’angolo. Con un Mediterraneo che si è scoperto improvvisamente vulnerabile, con rischi concreti che incombono sulle perle turistiche che sul Mediterraneo si affacciano, Federagenti ha deciso di rompere gli indugi lanciando una vera e propria alleanza trasversale per fronteggiare e anticipare questa emergenza.
Dal Forum del lusso possibile giunto alla sua quarta edizione, Federagenti, attraverso la sua Sezione yacht, guidata da Giovanni Gasparini, ha proposto ai principali protagonisti delle rotte mediterranee, un patto fra uomini di mare: equipaggi e comandi nave saranno coinvolti in una attività di monitoraggio e segnalazione in tempo reale delle concentrazione di rifiuti plastici; in parallelo società crocieristiche, compagnie di navigazione che svolgono servizi di collegamento ferry con le isole e società di leasing e gestione di flotte di yacht si impegneranno svolgere una attività di sensibilizzazione dei loro passeggeri su una tematica che rischia ogni giorno di più di diventare un’emergenza mediterranea.

Non casualmente nel corso del Forum del lusso possibile, che quest’anno in modo ancora più evidente e percepibile, si è trasformato in un Forum del lusso sostenibile, si è parlato anche dell’ormai cronicizzato problema della navigazione sicura nelle Bocche di Bonifacio. Tema rilanciato con forza e con la richiesta di un coinvolgimento di soggetti pubblici e privati da quello che delle Bocche e della tutela ambientale è ormai un vero e proprio paladino da anni, Francesco Bandiera recentemente eletto alla presidenza di Fedepiloti.

E su tutte queste tematiche di sostenibilità e della difesa dell’ambiente marino, Federagenti, guidata da Gian Enzo Duci, confermato per altri due anni alla presidenza, sembra essersi assunta sul campo un ruolo di guida, sia attraverso la sua presenza territoriale in Sardegna, dove è stato chiamato alla presidenza Giancarlo Acciaro, sia anche un rapporto preferenziale con il Comando generale delle Capitanerie di porto, con il timone l’ammiraglio Giuseppe Pettorino, presente a tutte e due i giorni della kermesse marittima di Porto Cervo.

Giovanni Grande